domenica 28 maggio 2017

638 - DIVERTIMENTO OBBLIGATORIO


L'allegria forzata
dei villaggi vacanze,
degli amici falsi,
dei parenti serpenti,
delle discoteche sceme
e dei compleanni tristi
si sommano agli ahahahahah
scritti sulle tastiere senza ridere
per dare come risultato
un'umanità dispersa
nella sua disperazione
costretta a sorridere
per non rovinare l'atmosfera
di gaio produci e consuma
in una vita per piacere agli specchi
e agli occhi degli altri.

Poi ognuno
quando è solo
ha paura
di specchiarsi in se stesso
senza riconoscersi
così preferisce distrarsi
dimenticarsi
per divertirsi
falsamente.

Un giorno
in una pozzanghera
si vedrà
una persona anziana
annegata da decenni
e la si pesterà con rabbia
mentre la gente penserà
a chi può essere
quella persona anziana
che sola, pazza e disperata
pesta le pozzanghere.

sabato 27 maggio 2017

637 - DISPERSI

C'era un bar che non era un bar.
Era un tabaccaio che teneva aperto la sera e faceva da bar, ma dentro si trovava un ristrettissimo ambiente, era in pratica una piccola camera.
Si entrava da una ripida scalinata, davanti all'ingresso il vecchio bancone, sulla sinistra cinque sedie appoggiate al muro con un tavolo davanti, sul muro opposto un termosifone con a lato la sesta sedia, su cui avevano piazzato una piccola televisione 14 pollici portatile, che prendeva i canali con l'antenna estraibile, così si vedeva malissimo e in aggiunta ognuno che entrava ci passava davanti, facendo perdere il già scadente segnale.
Aveva dei clienti fissi, tre anziani fissati perennemente su tre di quelle sedie e sembrava sempre che avessero appena finito di litigare, con una faccia arrabbiatissima stavano per ore senza mai parlarsi, guardando come se guardassero nel vuoto verso la minuscola televisione sulla parete opposta che trasmetteva suoni confusi e righe tipiche delle frequenze disturbate, non si capiva neanche che programma fosse, arrivavano solo spezzoni di discorsi a caso e pochi secondi di immagini che svanivano subito tra i disturbi.
Anche il barista/tabaccaio aveva una faccia arrabbiata e stanca, pure lui non parlava mai, solo lo stretto necessario.
Una nebbiosa sera di novembre andai a prendermi le sigarette.
Entrai e il barista stava allontanandosi dal bancone con un vassoio, sul vassoio c'erano un pacchetto di cracker e un bicchiere d'acqua, il bicchiere lo appoggiò bruscamente sul tavolo e il pacchetto di cracker lo diede in mano al più grosso degli anziani.  Mi misi a osservare quell’anziano, sembrava un malinconico vecchio gorilla in gabbia allo zoo, con lo sguardo basso apriva il pacchetto di cracker, aveva un giubbotto di pelle nera e un maglione a collo alto rosso scuro, rigonfio sulla pancia come se fosse all'ottavo mese di gravidanza, credo non riuscisse a chiudere la zip del giubbotto con quella pancia prominente, infatti lo avevo sempre visto aperto e pensai che probabilmente era per quello che aveva la nausea e aveva chiesto acqua e cracker, avendo preso un colpo di freddo allo stomaco. Ruminando i cracker guardava tristemente in basso, verso la pancia e il pavimento, mentre gli altri due anziani a lato guardavano la tv, voltai lo sguardo anch'io verso la tv e non si vedeva niente quella sera, righe continue, in mezzo qualche immagine incomprensibile e qualche parola insensata.
Presi le sigarette e prima di uscire mi fermai un attimo, avevo voglia di dire a quello dei cracker: "Mi dispiace che questa sera non puoi divertirti come i tuoi amici."
Mi faceva ridere la battuta, ma ci pensai meglio e cambiai idea, mi trattenni. Immaginai che disperazione di vita dovevano avere a casa per uscire a andare a sedersi lì in silenzio a guardare nel vuoto e rabbrividii, non c’era niente da ridere.
Uscii nella  nebbia, mi accesi una ms.
Non si vedeva niente oltre pochi metri e ci si sentiva soli su un pianeta ostile.
Guardai verso la vetrata del bar, si intravedevano tra la nebbia e i vetri appannati le sagome degli anziani silenti, fermi, immutabili, sospesi nel tempo e nello spazio sul vuoto di una vita non voluta, sbagliata, da dimenticare in disperato silenzio guardando un muro e delle righe che scorrono su un minuscolo schermo.
Io non ero messo meglio, con la mia stupida sigaretta in bocca e l'illusione di una vita migliore della loro, immerso fino al midollo nella nebbia e nel freddo di un paesino disperso nel culo dell'esistenza umana. Salii in auto e mi allontanai dal loro vecchio niente verso il mio nuovo niente.
In fin dei conti siamo dispersi nella vita.



martedì 23 maggio 2017

636 - OGGI VA COSÌ

Oggi mi fa schifo tutto
il sole
il cielo limpido
la gente che mi sorride,
che cazzo ha da ridere,
odio
chi dice di volerti bene
ma scompare quando stai male,
odio
la tv con le sempre stesse parole
la radio con sempre le stesse canzoni
il pc con sempre  gli stessi discorsi
di ieri, di oggi, di sempre, per sempre
odio
me stesso
e la mia inesistenza.

Salvo
il mio vecchio  cane,
il mio vecchio gatto,
gli animali in genere
e qualche idea di persona che mi sono fatto
anche se so che è solo una mia immaginazione.

Tento
di sopportarmi
per un altro giorno
con tutto ciò che mi circonda.


domenica 21 maggio 2017

635 - BARANDO

Non c'era un rigore per la Juve.

Naufragando al bar
in un caffè
aggrappandosi disperatamente
al cucchiaino
che gira e gira
e nel vortice del caffè
per un attimo
sembra di rivedere chi eri
prima di nasconderti con gli altri
a quello che saresti stato.

sabato 13 maggio 2017

634 - PIACERSI

- Sono castana, non ho mai visto una castana di successo, o sono bionde o more o rosse ma a nessuno piacciono le castane, fanno schifo a tutti le castane, non piaccio a nessuno!
- Ma no cara, non dire così, a me piacciono le castane e soprattutto mi piaci tu, mi piaceresti anche se tu fossi con i capelli bianchi.
- Ecco, preferiresti che avessi i capelli bianchi invece che castani, i capelli marroni ricordano la merda e fanno schifo a tutti, così io faccio schifo a tutti.
- Ti ho appena detto che mi piaci, vieni qua che ti bacio e ti lecco perbene, così vedi che mi piaci.
- Lasciami stare che sono nervosa, lo so perché lo fai, è solo perché te la do gratis che ti piaccio, come buco da sfogarti così non fai la fatica di farti le seghe, finché non trovi di meglio, vorrei vedere se venisse una bionda alta e con due tette enormi a dirti che le piaci, se le dici di no e continui a scegliere me, una bassa con le tette piccole e con i capelli color merda.
- Ti dico e ti dimostro che non è vero, a me piaci anche se hai i capelli color mer...castani.
- Visto! Hai detto anche tu che sono colore merda, a chi vuoi che piaccia una bassa, con poche tette e con una merda in testa.
- Mi sono sbagliato, mi ripeti sempre che hai capelli color merda e mi confondo, sono castani e belli.
- Sì, buonanotte, allora quando vedi una cacca per strada va a dirle che è bella e la trovi attraente.
- Ma dai cara, non dire così, sono discorsi che non hanno senso, mi piaci e per me stai bene così.
- Grazie al cazzo, tu trovi attraente anche una cagata.
- A me piaci tu, vuoi capirlo!
- Capirai, mi preferisci a una cagata, c'è proprio da fare i salti mortali dalla gioia a essere preferita a una cagata, lascia perdere, lasciami stare, mi hai stancato anche tu.
- Tu mi hai stancato! Sembra che non te ne freghi niente di me e se ti voglio bene, ti interessa di adeguarti all'immagine di donna che piace di più, non riuscendoci riversi la tua insoddisfazione su di me, fregandotene del bene che ti voglio, neanche ascoltando quello che ti dico, proseguendo a pensare alle tue paranoie.
- Io non ce la faccio più.
- Senti cara, io non voglio perderti, se non sei contenta della tua immagine e ti rende insicura cambiala, ti aiuto io, pago tutto, basta che poi tu stia bene con te stessa e con me. I capelli si possono colorare, le tette si possono rifare, per l'altezza ho letto che si possono allungare le gambe con un'operazione, ti pago tutto, voglio solo che tu stia bene.
- Sì caro, grazie, faresti questo per me, mi vuoi proprio bene, scusa per quello che ho detto prima, ero nervosa, vieni qua e baciamela.
Andò da sola in una clinica privata specializzata negli interventi estetici, dopo mesi di interventi aveva finito la trasformazione, era bionda, con i femori allungati di venti centimetri e una splendida perfetta quarta di seno.
Lui andò a prenderla.
Dal portone della clinica vide uscire una battona da tangenziale, fatta come un uccello trampoliere, con gambe lunghe e culo alto, due tette sproporzionate al corpo, dei capelli troppo gialli e visibilmente colorati, con in più delle insopportabili labbra finte a canotto.
Gli faceva schifo adesso, non sapeva che fare.
Lei si avvicinò al finestrino dell'auto.
- Ciao caro, hai visto che bella sono diventata, sei sbiancato dall'emozione, me ne sono accorta, adesso mi piaccio finalmente, vedo che piaccio a tutti, i dottori e gli infermieri mi fanno la corte da quando sono così. A dirti il vero un dottore mi ha invitato il prossimo fine settimana nella sua baita in montagna, ho intenzione di andarci, non voglio per il momento alcun legame, voglio guardarmi attorno con nuovi occhi per trovare la mia dimensione.
- Non preoccuparti cara, rifletti pure su te stessa, vivi la tua vita, sono contento che tu sia contenta.
- Mi spiace averti fatto spendere tutti quei soldi, ma vedo che mi capisci, ora è come se fossi rinata, devo fare il punto sulla mia vita.
- Non c'è nessun problema, ho riflettuto anch'io adesso e ho capito che mi piacevi veramente come eri, per cui andrò in cerca tra la folla di quello che avevo visto in te e non vedo più, addio.
Partì.
Guardando nello specchietto retrovisore vedeva allontanarsi il volto di lei, deformato secondo i dettami della moda, non sembrava un volto triste, bensì lieto.
Pensò che per quanto lieta fosse non avrebbe mai potuto essere lieta come lui, per essere fuggito a quel nuovo mostro.






mercoledì 10 maggio 2017

633 - CORTESIE

- Buongiorno ragioniere, posso offrirle un caffè!
- Buongiorno geometra carissimo, grazie, un caffè macchiato per me.
- Tutto bene? Anche la famiglia?
- Certo, stiamo tutti bene e lei, tutto bene?
- Sì, grazie, tutto bene, mi lamento solo del lavoro che scarseggia in questi tempi.
- A proposito, volevo costruirmi una casa sul terreno che ho ereditato da mia zia, sono stanco di stare in appartamento, così avrei un giardino per fare giocare i miei figli e potrei prendermi un cane, mi piacerebbe avere un cane, anche i miei figli sono entusiasti dell'idea. Pensavo a lei come progettista.
- Sono lieto, la ringrazio della fiducia.
- Se mi fa un preventivo, con i costi, perchè sa come vanno le cose, con questa crisi devo fare un po' di conti.
- In effetti, questa crisi ci sta rovinando.
- Sì, è un periodo di penuria.
- Caro lei, quando c'era lui si stava meglio!
- Lei e lui chi?
- Lei lei, perché le do del lei, mentre dicendo lui mi riferisco a Ben...
- Benny Hill! Sono d'accordo, quello era un vero comico, piaceva molto anche a me, aveva ripreso le vecchie comiche mute, con lo stesso forsennato ritmo, aggiungendoci del sesso e della malizia, mi ricordo quella scenetta in cui aveva una macchina fotografica col cavalletto e il panno sotto il quale mettere la testa, è arrivato uno scozzese che si è messo a guardare l'inquadratura, così lui è andato per fare la fotografia infilando la testa sotto la gonna dello scozzese, con la faccia attaccata al culo e ai genitali, non si mettono le mutande sotto la gonna gli scozzesi, ahahahah. Quello sì che era un grande comico.
- Ma no, non Benny Hill, mi ha interrotto, stavo per dire Benito...
- Grandissimo, mi scusi se la interrompo nuovamente, ma mi entusiasma sapere che abbiamo gli stessi gusti, Benito Jacovitti piaceva tanto anche a me, che disegnatore divertente, c'erano nelle vignette pezzi di salame ovunque, tazze, un caos. Le risate che mi facevo quando vedevo una sua vignetta, immenso, da quando lui non c'è più non trovo un altro disegnatore così divertente.
- No! Non Benito Jacovitti! Dico lui per dire il Du...
- Il Durán, Roberto Durán detto "Mani di Pietra", sono d'accordissimo, che pugile! Uno dei migliori pugili di tutti i tempi, per me.
- Maledizione, non un pugile, voglio dire Mussolini quando dico lui.
- Ma allora lei si riferiva a lui?
- Certo, lei sarà d'accordo che quando c'era lui si stava meglio.
- Ma quando mai? Ma se lei non era neppure nato, ma che ne sa? Si butti nel cesso fascista di merda, testa di cazzo, imbecille, idiota, senti con che cretino demente ho preso il caffè, mi viene da vomitarglielo in faccia, hanno ammazzato mio nonno i fascisti di merda come lei, vada via prima che le sfondi a pugni quella faccia da scemo. Col cazzo che mi faccio progettare la casa da un geometra fascista, non mi rivolga più la parola!