venerdì 30 settembre 2016

582 - BOTTIGLIE SVUOTATE

A volte mi viene una strana voglia.
Una voglia di ascoltare un pezzo musicale trucido fracassone, che mi riporti indietro nel tempo...sui bordi degli autoscontri, tra i fumi di libanese al rosmarino, i giubbotti di jeans invernali col pelo bianco sul colletto, con le spillette e le toppe degli Iron Maiden o la lingua degli Stones, i tirapugni e i coltelli a scatto sempre a portata di mano per difendersi dalle proprie paure, le cassette registrate da scambiarsi, poi la tipa che ti piace la vedi passare...ha guardato te..no ha guardato me...ma vada a cagare che se la tira troppo...intanto un cane pastore tedesco randagio si è affezionato e ti segue ovunque, anche se il panino che avevi diviso con lui l'hai finito e ti è rimasta solo la bottiglia di Adelscott da finire di scolare seduto su uno scalino, guardi le giostre accarezzando un cane sconosciuto che ti vuole bene, vedi da lontano la compagnia...ma non vedi che stiamo volando via tutti, ognuno a suo modo e nei corpi fermi in paese ancorati ai doveri della vita rimangono solo i ricordi... nessuno se ne è accorto, tranne il cane randagio, all'improvviso capisce che qualcosa è finito e si allontana sparendo nel nulla, da cui era apparso.
Resti solo nella notte, con la bottiglia di birra vuota in mano.
Davanti hai la scena della compagnia che si sfalda, ognuno torna a casa, dentro la sua vita.
Quel noi che svanisce in tanti io.
Ma cercheremo tutti di rivivere ogni momento di quel periodo, per il resto della vita.


mercoledì 28 settembre 2016

581 - CONTRADDITTORI

Metto le poesie e molti mi dicono che preferiscono i miei racconti, metto i racconti e non se li caga nessuno.
Non avevo pubblicato libri e molti mi rimproveravano di non averne pubblicati perché loro sicuramente li compravano, allora ne ho pubblicati tre diversi, (poesie, racconti autobiografici e racconti di fantasia) ma quasi tutti quelli che mi dicevano di pubblicarli non li hanno presi, mentre li hanno presi e apprezzati altre persone, che magari prima neanche conoscevo.
La cruda realtà è che qui si fanno commenti a vanvera e si cercano principalmente dei giullari, per qualche momento di distrazione. Pochi ti seguono veramente e ancor meno cercano di capire cosa vuoi dire.
Se facessi dei video in cui mi prendo a bottigliate sullo scroto cantando "Bandiera rossa" avrei molto più successo, diverrei il pagliaccio del momento.
Invece mi ostino a scrivere cose che mi piacciono e che mi sembrano pure spesso più interessanti o divertenti della comicità banalotta che piace tanto al popolo del web.
Considerato che l'importante è piacere a se stessi sono a posto così.

mercoledì 21 settembre 2016

580 - ULTRARAZZISMO

Guardo il Tg3 regionale Veneto: ad Abano molti abitanti e albergatori protestano perché devono mettere dei profughi in una vecchia caserma inutilizzata.
Non in lussuosissimi alberghi a una, due o finanche tre stelle contro cui riversa la bile quotidianamente Salvini, ma in una enorme caserma disabitata da anni.
Il problema dicono coloro che protestano è che poi gli immigrati sono vicini al paese e si vedono in giro, solo il vederli farà scappare inorriditi i turisti, si deprezzeranno le case, crollerà l'economia locale, quindi ci saranno disoccupazione diffusa, uragani, cavallette, concerti di cover band degli U2, più tutte le altre peggiori disgrazie possibili e immaginabili.
Ne devono mettere degli altri immigrati però distanti chilometri dal paese, in una frazione, ma anche quelli non vanno bene perché dicono poi possono spostarsi anche di 20 chilometri per andare nel paese più abitato, a terrorizzare la gente con la loro presenza.
Neanche nel Sudafrica dell’apartheid o nell’Alabama più razzista non volevano neppure vederli, vivevano separati ma si potevano almeno far vedere in giro e risiedere in quelle zone.
Qui siamo ancora peggio, non vogliono neppure vederli ,neppure possono risiedere a chilometri di distanza, neanche dentro caserme vuote e inabitate.
Siamo messi male come non lo siamo mai stati, ma non per il problema degli immigrati stranieri, ma per il problema dell’emigrazione dai corpi dei cervelli di certi residenti.
Di questo passo prossimamente le elezioni le vincerà il Ku klux klan, ma gli elettori saranno ugualmente insoddisfatti, perché avrà un programma politico troppo moderato per loro.

N.B.
Il comune è commissariato perché il sindaco di centrodestra rieletto è stato incarcerato con altri per anni di tangenti e appalti truccati, ma quello non è un problema che indigna e fa scappare i turisti.




lunedì 19 settembre 2016

579 - DOMENICA MATTINA

...splatsplatplatsplatsplatsplat...
Driin Driin Driin...
- Buongiorno.
- Cosa volete?
- Il regno di Geova sta venendo!
- Anch'io stavo venendo, se voi non mi rompevate il cazzo.



sabato 17 settembre 2016

578 - MYSTIC MAN

Una volta nella piazza del paese arrivò un "mystic man", come cantava Peter Tosh in quel periodo.
Sembrava appena uscito dalla macchina del tempo.
In pieno periodo tra il punk e la new wave girava vestito come oltre dieci anni prima, da hippie orientaleggiante, era proprietario di un banchetto al mercato di oggettini orientali, profumi e foulard. Era un bel ragazzo sui 25 anni, alto circa 185 centimetri e magro, sbarbato con capelli castani lunghi e lisci, perfetti, parevano freschi di parrucchiera evidenziando una notevole attenzione all'aspetto estetico, dietro a una ricercata apparente trascuratezza.
Camminava con un modo di fare autorevole, pieno di sé e di collane, collanine, braccialetti, emanando anche un forte profumo.
Alcune ragazzine presenti lo guardavano ammirate
Chiese in giro se c'era del fumo, ma non c'era in quel momento chi ce l'aveva. Allora un manovale edile tatuato, basso e grosso gli disse. - Vieni qui che mi è avanzato da ieri sera un pezzetto da fare una canna, ce la fumiamo tutti assieme.-
Il mistico disse: - Grazie, sediamoci sull'erba, facciamo un cerchio per raccogliere le buone energie.-
Andò tra le siepi, a sedersi con le gambe incrociate in mezzo all'erba e alle merde di cane.
Gli altri lo seguirono perplessi, si sedettero ognuno a suo modo, il manovale tatuato restò in piedi e con le spalle appoggiate a un albero rollò la canna, la accese e dopo un paio di tiri, la passò a un suo amico accanto a lui, che fece un altro paio di tiri e la passò al mistico.
Il mistico unì le mani come in preghiera, prese la canna dalla parte dei mignoli e portando la mani davanti alla fronte, puntando la canna in alto, cominciò a lamentarsi con gli altri: - Non sapete fumare, il fumo è sacro, ma voi fumando in questa maniera attirate solo energie negative, in questo momento le percepisco,  invece dobbiamo attirare energie buone, positive, vi insegno io come si fa a fumare bene: intanto chi prepara deve dire quando è tutto pronto "Bambulè" e tutti devono rispondere  "Bambulè",  dopo la accende, fa i suoi tiri e quando la passa dice "Buon Shiva", e così deve fare ognuno quando la passa a un altro, deve sempre dire "Buon Shiva", in modo da scacciare le energie negative ed avere un buon viaggio, poi si deve tirare così...-
Avvicinò con aria solenne la bocca tra il pollice e l'indice delle mani unite e aspirò lentamente, lungamente, poi con gli occhi socchiusi tenne il fumo dentro, dopo diversi secondi, lo espulse fuori con calma, sempre con gli occhi socchiusi, si riavvicinò lentamente le mani alla bocca per dare una seconda tirata...ma non tirò niente...gli strappò via dalle mani giunte la canna il manovale, urlandogli: - Se non la smetti di fare il deficiente ti sfondo di calci, mi finisci la canna perdendo tempo con le tue stronzate, vaffanculo fuori dai coglioni! -
Il mistico tra le risate si alzò e si allontanò.
Poco dopo stava lamentandosi con dei vigli urbani, dicendo che mentre si era allontanato un attimo gli avevano fregato parecchi oggetti dalla bancarella e tutti i  soldi dalla cassa, aveva detto ai vicini di bancarella di dare un'occhiata alla sua roba ma loro avevano da fare, o magari pure a loro il mistico saccente stava sul cazzo.
Però aveva ragione quando diceva che percepiva cattive energie, gli stavano fregando tutto.




domenica 11 settembre 2016

577 - SCARAFAGGI

Ho la casa piena di scarafaggi, poiché sono ecologista non do il veleno ma dopo mezzanotte so che escono, allora vado nei punti strategici e con i miei magici sandali del numero 44 rapidamente li schiaccio. Poi li raccolgo con la paletta raccogli polvere e al mattino seguente li getto nel campo dietro casa, per la gioia degli uccelli insettivori.
Mi sono così inserito nella catena alimentare dell'ecosistema della zona.
Però ieri sera ho schiacciato quello che credo sia stato l'ultimo,
Ora dovrei procurarmi altri scarafaggi per non essere licenziato anche dall'ecosistema.

576 - Rock progressivo, punk, new wave e il problema delle caccole

Quando vedo Roberto Saviano che parla mi distrae, non sta mai fermo, si tocca il naso, si gratta la pelata, si mette le dita in bocca, negli occhi, nelle orecchie, ecc...e facendo così mi ricorda un venditore di elettrodomestici che conoscevo.
Se andavi nel suo negozio e ti spiegava come funziona qualcosa era uguale, solo che era in versione meno soft, lui era molto più hard.
Aveva un aspetto trasandato, sui sessant'anni con barba e capelli lunghi, sembrava un povero disperato senzatetto anche dal modo in cui era vestito, persino i colori dei vestiti sembravano opachi, coperti di polvere, era un allevamento di acari semovente. Aveva il negozio pieno di santini e crocifissi, era un cattolico praticante, ma dedito al culto sozzonista.
Mentre spiegava si toglieva gli occhiali con le lenti fumé marroni e con aria pensierosa alternando i pollici si puliva le croste degli occhi, poi si rimetteva gli occhiali ma poco dopo si infilava la punta del pollice e dell'indice nelle fossette del naso per rovistare le caccole vicine all'uscita nasale, finita la parentesi caccolista passava nelle orecchie scavando con l'unghia appositamente lunga dei mignoli dentro, per estrarre il cerume, poi stringeva le mani a pugno per raccogliere le forze e spartire equamente sulle dita e nella mano il raccolto; a volte tornava indietro, dalle orecchie al naso agli occhi, traslocando le varie secrezioni corporali, per cui una eventuale ispezione poteva trovargli delle caccole del naso nelle orecchie o del cerume nel naso o un mix di tutto attaccato alle ciglia degli occhi.
Quando aveva finito si grattava lungamente con le dita i peli della barba, imboscandoci i residui scovati. Chiudeva la spiegazione pulendosi con pollice e indice destri i lati della bocca e porgendoti immediatamente dopo la sua mano destra.
Io avendo subito notato con altri che mi precedevano questo suo atteggiamento avevo imparato, quando sentivo stava per chiudere il discorso mi allontanavo repentinamente, fingendomi interessato a qualcosa, poi, mostrando una certa fretta, prendevo la direzione dell'uscita ringraziandolo della spiegazione e salutandolo con un cenno della mano, da lontano.
Probabilmente si sarà chiesto perché ero sempre di fretta.
Però una volta mi ha fregato, mi sono voltato per allontanarmi ma dietro aveva spostato le lavatrici chiudendomi la solita via di fuga, non passavo, ero intrappolato!
Mi ha teso la mano... l'ho stretta.
Sono uscito senza mettermela nemmeno in tasca e sono entrato in un bar poco distante, andando dritto al bagno a lavarmela.
Probabilmente sarò un po' troppo schizzinoso, ma non mi entusiasma girare con la mano sporca di caccole e residui corporali vari di un cattolico, e neppure se fossero degli appartenenti ad altri culti religiosi mi entusiasmerebbe la faccenda.
Inoltre alle caccole va giustamente posto un limite, perché hanno una vita propria, si incollano ovunque e viaggiano nello spazio e nel tempo, ho visto con i miei occhi caccole del naso attaccate a banconote, tra la pagine di un libro preso in biblioteca, attaccate sulla tasca destra posteriore dei calzoni bianchi stretti di uno che voleva fare il figo, attaccate a dischi dei Genesis.
Ecco, i Genesis credo siano la rock band preferita dai rovistatori di caccole più accaniti così come il rock progressivo sia il loro genere musicale preferito, con quelle lunghe canzoni sognanti tra il rock, il jazz e la musica classica, che sono l'ideale per abbandonarsi allo scaccolamento senza limiti.
Anche i punk, notoriamente opposti e nemici dei seguaci del rock progressivo, con brani brevi in cui contava più l'energia trasmessa che la tecnica esibita, mentre ascoltavano la musica non avevano molto tempo per scaccolarsi ma nelle pause ne ho visti molti scaccolarsi in pubblico, come per dimostrare un anticonformismo anche alle regole dell'igiene e del buon senso.
Sarà anche per questo che io mi sento new waver più che punk, pur avendo condiviso lo spirito sovversivo del punk degli albori, uno spirito che infatti è traslocato subito nella new wave innovativa e imprevedibile, mentre il punk perdeva questo spirito iniziale uniformandosi a certi canoni e diffondendosi su larga scala.
Quindi è meglio la new wave, anche perché i new waver non si scaccolano mai in pubblico.



venerdì 9 settembre 2016

575 - Da bambino volevo volare via


Abitavo in una casa rosso sangue lungo una strada statale trafficatissima, la più pericolosa d'Italia, prima nella classifica degli incidenti mortali. Migliaia di camion e auto passavano ininterrottamente e fragorosamente giorno e notte a pochi metri dalla porta e dalle finestre sul lato sud della casa.
Mentre dietro casa, sul lato nord, eri immerso in una realtà opposta, un paesaggio che iniziava con un enorme salice piangente alto otto metri che sbatteva con le lunghe fronde contro la casa sporcandola di verde e come un sipario apriva dietro di lui un altro mondo, verde campagna, multicolori fiori di campo, uccellini, animali, insetti ci vivevano gioiosi, abbracciati da un orizzonte fatto di campi di terra coltivati, inframezzati da boschi, case, stalle e sullo sfondo il grande argine del fiume.
Sul lato est c'era, duecento metri dopo casa, una zona industriale, con fabbriche micidiali e vapori tossici, una produceva vernici e ogni tanto ne scartava e le riversava nei fossi, facendoli diventare di ogni sorta di colore; un'altra produceva mangime per pesci sciogliendo col solvente carcasse di animali ed emanando una puzza pestilenziale, una volta un paio di operai sono caduti in una cisterna, uno è morto subito e l'altro con i vapori è impazzito, lo hanno poi portato in un istituto dove è rimasto, incapace di intendere e volere, per decenni, fino alla fine dei suoi giorni.
Subito dopo la zona industriale c'era una vasta discarica intercomunale a cielo aperto di immondizie, con copertoni, plastica e ogni sorta di rifiuti che bruciavano in continuazione.
Sul lato ovest della mia casa invece c'era un paesaggio metropolitano, cominciava con un palazzo di appartamenti dell'edilizia popolare, poi un incrocio con una strada comunale che era diventato il ritrovo della piccola delinquenza della zona, poi negozi, case, la scuola e un viavai continuo di gente indaffarata, operai, agricoltori, impiegati, pescatori, commercianti, delinquenti, assicuratori, prostitute, frati, ritardati mentali e soprattutto casalinghe, infinite casalinghe, una marea di casalinghe di ogni foggia e dimensione. Non esistevano donne che lavoravano o donne single, lì tutte erano casalinghe sposate perennemente indaffarate, forse qualcuna non era sposata ma fingeva di esserlo, perché le rarissime di cui si sapeva non avevano marito venivano guardate male, come delle appestate, avevano qualcosa che non andava, erano considerate in pratica delle merde umane da guardare con compatimento; così come gli uomini non sposati, anche loro erano considerati merde o matti, non a posto con il cervello, comunque dei paria fuori casta.
Nel caotico continuo vociare di questo affollamento umano come degli spot pubblicitari si inserivano, sovrastando le altre, le potenti voci dei venditori ambulanti : "Callegari Amaro, Amaro Callegari" del rappresentate dell'amaro del Cavalier Callegari; "Taio rosso taio romagnolo" del venditore di angurie di qualità romagnola; "Gambari gambari gambari oooooh" del venditore di gamberi che prolungava la frase urlando un oh finale come un tenore per richiamare l'attenzione della gente;  "Maria vola pesce?" di una venditrice di pesce, con una grande bicicletta arrugginita dotata di due enormi portapacchi davanti e dietro pieni di cassettine bianche con dentro il pesce fresco, si fermava davanti alle porte delle case urlando a squarciagola per chiedere alla Maria della casa se voleva del pesce, si chiamavano quasi tutte Maria le donne e pure lei si chiamava Maria, era la "Maria del pesce".
Tra questi multiformi scenari c'ero io, leggevo continuamente libri di favole o avventure e fumetti, spesso mi arrampicavo su qualche albero dove rimanevo anche per ore a leggere o a immaginarmi di essere Tarzan; poi quando scendevo cercavo di costruire delle assurde macchine volanti, che mi facessero volare via, lontano da tutto.
Ma non volavano mai, ancorate a terra, non si sollevavano di un millimetro.
Allora andavo a giocare con i miei amici al nostro parco giochi che era la discarica di rifiuti dopo la zona industriale, avevamo tutti un coltello a scatto e lo tiravamo contro un qualche bersaglio facendo scommesse, o spaccavamo le bottiglie con le pietre, oppure cercavamo tra i rifiuti se c'era qualcosa di interessante, a esempio dei giocattoli rotti che poi aggiustavamo oppure dei fumetti o anche degli oggetti in ferro che raccoglievamo, caricavamo su un carrettino preso al nonno di uno di noi e lo portavamo al ferrivecchi, quindi con i soldi ricavati andavamo in qualche bar a spenderceli tutti in bibite, gelati, jukebox e flipper.



martedì 6 settembre 2016

574 - SMARRENDO L'IMPALPABILE

Una poesia non si vede
non c'è
aleggia nei ricordi
la intuivamo
era dentro
parte di noi
un noi svanito
in due io
senza quella poesia.

Ora dov'è?

Pereppeppè.



domenica 4 settembre 2016

573 - AMIAMO I NOSTRI TORTURATORI

Siamo animali da macello
spiati, schedati, catalogati 
numerati
controllati
in ogni nostra espressione
bloccati
quando usciamo dal consentito
torturati
con sostanze chimiche tossiche
sfruttati
per il profitto di chi comanda.

Ma il sistema di controllo
in questo campo di concentramento 
piace ed è difeso dai prigionieri torturati
poiché impone pensieri e desideri
facendosi chiamare: libertà.


Immagine di Pawel Kuczynski