lunedì 27 giugno 2016

559 - Un sogno di vecchi vestiti


Ricordo impermeabili chiari
verso la fine degli anni 70
giravano le strade
con i libri racchiusi con una cinghia sotto un braccio
jeans e stivali portavano tutto in giro
in equilibri precari tra i sampietrini.

Mi facevano pensare gli impermeabili
presagivano brutti tempi
vagavano
tra un tempo passato e uno futuro
tra vecchie certezze e nuovi punti di domanda
tra bomboloni, caffè, canne e pere
tra sbirri dichiarati e sbirri infiltrati
tra ubriacature ideologiche, cazzate e risate
tra rock divinizzato e cantautori santoni;
mentre io credevo fossero miei
i viottoli nebbiosi
la brina mattutina
le attese nelle stazioni degli autobus
le infinite gauloises fumate in fretta
i preludi e le attese.

Fino a un quando
tutto si ruppe
molto cambiò.

Gli impermeabili girano ancora
quei tempi
nella mente
tra le tradizioni passate,
il futuro che non c'è stato,
e il peggio che non se ne è andato
è rimasto ed è proliferato.

Ma la realizzazione di qualunque sogno
prevarrà sempre
su ogni rassegnazione.



giovedì 23 giugno 2016

558 - FUORIMODA

Quello in cui credi,
quello che ritieni giusto,
quello che ti scalda il petto
quello che ti fa scorrere il sangue nelle vene
quello che ti accende le speranze
è quello che non ti fa spegnere
e non può essere un trend passeggero
anche se il mondo attorno cambia
anche se molti inseguono
i flauti incantatori delle pubblicità
quel qualcosa che hai dentro
non cambia
né cambierà
mai
e sai che è tutto ciò che hai,
lo sai quando tendi la mano al più debole,
lo sai quando sputi in faccia al prepotente,
lo sai come sei
sono gli altri che magari si sono fatti confondere
ma tu ce l'hai dentro
non ti passa
perché non è mai stata una moda
la tua essenza.



mercoledì 22 giugno 2016

557 - ALLEGRE ESTATI

Lavorare chiusi in una camera
tutto l'anno
arrivano finalmente le agognate ferie
l'ora d'aria del lavoratore 2.0
e il massimo del divertimento sarà
state immobili sotto il sole
a bruciarsi la pelle
per ore e ore
fermi come stoccafissi
di stocazzo
che quando li guardo
quasi mi commuovo
nel vedere degli idioti simili
e mi viene l'istinto
di pisciare loro addosso
per provare se sono ancora capaci
di una qualche reazione
o se l'encefalogramma è ormai piatto.

Poi quando tornano
in ufficio, al lavoro
controllano
chi ha la pelle più ustionata dal sole
e lo considerano quello che si è più divertito.

martedì 21 giugno 2016

556 - LE NUOVE LEVE

Un giorno in bici sono passato verso sera davanti a una villa antica dove fanno i ricevimenti e c'era una marea di giovani.
Entravano con vestiiti eleganti da sera, sia gli uomini in molti con folte barbe, sia le donne con tacchi alti, molte con capelli tinti e acconciature da ricevimento importante.
Sembravano tutti tra i 25 e i 30 anni.
C'era il piazzale pieno zeppo di macchine lucide, parcheggiate.
Ho incontrato un mio coetaneo che conosco, stava camminando a piedi, gli ho chiesto se sapeva che ricevimento del cazzo era quello lì.
Mi ha detto che era l'addio all'anno scolastico, erano quindi giovanissimi, di 18/19 anni.
Sono rimasto supefatto, mai visto dei giovani così vecchi in vita mia, lo ha detto pure lui.
Forse al giorno d'oggi invecchiano prima a forza di mangiare merda chimica e di rincoglionirsi con gli smartphone.
Fanno impressione i giovani d'oggi.
Anche quelli di ieri, ma meno.
Pensavo a cosa possono mai contestare tipi simili, sembrano i loro genitori, cuccioli d'adulto che seguono gli ordini ricevuti alla lettera.
Magari mi sbaglio a giudicarli male solo con un'occhiata superficiale, però se mi smentissero con i fatti rivoluzionando qualcosa sarei il più felice di tutti.
Ma non credo succederà.

giovedì 16 giugno 2016

555 - GLI OSCURI

Senza rifugi
nella vita programmata
si rifugge dalle luci
ci si nasconde nelle oscurità
vestendosi dello scuro
mimetizzandosi
tra le ombre delle notti
finché non si diventa
parte d'ombra
rimanendo
in universi paralleli
nascosti per sempre
a chi cerca in noi
solo quello che vuole lui
nell'estranea realtà imposta
dalle masse obbedienti
paurose del buio
perché sanno che mostri
hanno dentro loro
in agguato
pronti a esplodere incontrollati.

Le gente veramente libera
al di fuori dagli schemi usuali
viene vista come una mostruosa minaccia
dai veri mostri
repressi.


martedì 14 giugno 2016

554 - OUTING

Volevo fare outing: sono un guardone di vite.
Adoro guardare inosservato le vite altrui, ma non per farmi i cazzi degli altri, non so neppure come si chiamano in gran parte i miei vicini di casa.
Mi interessa vedere dei momenti di vita, prenderli e portarli via con me.
Ogni tanto quando mi coglie questa passione vado verso l'ora di cena in qualche cittadina con i vicoli, scendo dall'auto e faccio una passeggiata lungo quelle viuzze vecchie e strette, in cui non ci possono passare le auto.
Dalle finestre delle case si vedono le famiglie che mangiano o si stanno preparando da mangiare.
Fotografo mentalmente quei momenti, spiando dentro per un attimo.
Mi piace sentire gli odori della cucina, vedere e immaginare la vita che fanno, mentre annoto mentalmente i programmi che guardano in tv, ogni particolare della stanza, ogni gesto che compiono e ogni dettaglio riesco a percepire in quel momento. Quella che faccio in pratica è una specie di ricerca statistica, con un immagazzinamento mentale dei dati.
C'è l'anziana che sembra mia madre e fa la minestra con lo stesso odore, quell'altra che guarda sempre un televisore vecchio dai colori sbiaditi, un'altra sempre piena di maglioni e scialli in una casa dai muri interni scrostati e ammuffiti che accende alla sera solo la lucina sopra il forno per risparmiare la corrente, c'è il cinquantenne che fa ancora la vita da ragazzino in casa coi genitori e si fuma la sigaretta davanti a casa mentre aspetta che la cena sia pronta.
Anche in bicicletta giro i paesini limitrofi e mi infilo in strade che non avevo mai percorso o in altre che era tanto non ci passavo, così mi affiorano mille ricordi che avevo dimenticato.
Perché col contatto diretto senti gli odori, entrando nell'atmosfera del posto. Mentre se giri in automobile sei chiuso nel tuo recinto sotto forma di scatola metallica, avrai solo impressioni superficiali e veloci; pure in motocicletta passi troppo velocemente e sei impedito dal casco nel captare certi particolari.
Bisogna invece passarci lentamente, con la dovuta calma, percependo così pezzi di vite degli altri che alla fine si riveleranno pezzi tuoi, che credevi perduti.



lunedì 13 giugno 2016

553 - NEL NOSTRO ANONIMATO

Anonimamente noi
rimaniamo
in anonimi sguardi
persi negli anonimi vicoli
dei nostri vincolanti percorsi
tra questa città di ricordi
in cui ci perdiamo
gli attimi migliori
che non ci trovano
fra le previsioni meteo
e le ultime notizie
costellanti
quel gran nulla
eternamente presente
nelle nostre programmate
assenze.

René Magritte - Les pommes masquées


mercoledì 8 giugno 2016

Dana Babei : Pensieri Riflessi”/Gânduri Reflecții

"Finalmente un'opera di poesia leggera, non pretenziosa, ma piacevole e allo stesso tempo profonda."
"Un fulgido esempio di integrazione sociale e culturale della diversità etnica, Dana Babei, brillante signora rumena che scrive poesie in lingua italiana."
I link per avere il libro li trovate quì:
https://filipponiscrittore.blogspot.it/2016/06/you-face-mete-narratori-edizioni-si.html

Pensieri Riflessi”/Gânduri Reflecții è questa raccolta delle poesie di Dana Babei, poetessa di origine rumena che lavora come badante in Italia, con cui l’autrice ci riporta la sua visuale del mondo attraverso le parole da lei scritte.
Dalle poesie si percepiscono i suoi pensieri e le sue idee che viaggiano dalla parola scritta alla mente del lettore, portando una ventata di freschezza e di semplicità, con sentimenti innocenti e puri, attraverso uno sguardo capace di cogliere le piccole meraviglie del quotidiano che avendo la capacità di osservarle tramite l’autrice arricchiscono chi legge le sue parole, facendolo osservare quello che lo circonda in modo più spontaneo e aiutandolo così a vedere le cose oltre i filtri con cui ci obnubila questo sistema sociale, dove l’accumulo di beni inutili offusca le menti rendendoci incapaci di cogliere e assaporare le sfumature delle nostre vite.
Nessuno sente più il gusto dell’acqua fresca, la fragranza del pane appena sfornato, il profumo dei fiori di campo quando ci danno il loro buongiorno al mattino.
Così come nessuno si accorge del sole che accarezza la pelle, delle nuvole che attraversano il cielo in forme inimmaginabili, degli insetti nella primavera che trasportano il polline per tenere vivo questo nostro pianeta e noi. Siamo presi dal fare soldi e dal consumare, sempre di più, pensiamo solo ai nuovi prodotti da acquistare per poi buttarli in un angolo delusi dopo pochi giorni perché ne vogliamo altri, diversi e più nuovi, e sempre così, senza ragionare, continuamente di corsa, ipnotizzati dalle pubblicità, senza più alcun contatto con le cose semplici che sono la base per assaporare lentamente il meglio della vita.
Ecco che Dana Babei riesce a riportarci queste capacità perdute o assopite, con le sue poesie.
Come la luce della luna piena illumina la nostra notte buia, facendo affiorare i ricordi spersi nella mente, che credevamo dimenticati e ci riportano pezzi del nostro passato in cui eravamo più ingenui e più felici.
Questa è la benefica magia della poesia.

(Dalla prefazione di Andreas Finottis)