mercoledì 30 marzo 2016

530 - PEZZI DI ALLORA

In certe cose ci si perde e ci si ritrova
contemporaneamente,
si perde quello che si è diventati
e si ritrova quello che si era.

Sono cose non cose queste.

Sono attimi eterni ma sfuggenti
che restano dentro
durando per tutta la vita
nascosti, poi riappaiono, improvvisamente.

Ogni tanto ne vedo qualcuno
appare, scompare,
evanescente
fantasma della mente
ricordi, sono quel pezzo di tempo
con tutto il contorno
odori, sapori, rumori
sensazioni, pensieri
c'è tutto e mi porta dentro
questa bolla di spazio/tempo
estasiandomi
per sparire all'improvviso
per lasciarmi
deluso
frastornato
nel 2016
cercando
di trovare ancora
quei fantasmi.

Li cerco, nei vecchi bar
tra sentieri di terra battuta verso i boschi
lungo i fossi tra il gracidare delle rane
negli angoli dimenticati dei parchi pubblici
e in ogni luogo in cui vedo un filo
che parte dalla realtà
per allontanarsi verso il sogno.



529 - PREMI

Non ho soldi, ma ho molte berrette e cappelli.
Forse sono il povero con più copricapi esistente.
Ho anche centinaia di poesie già scritte.
Alcune non piacciono neppure a me; ma altre, invece, quando le rileggo mi dico che non ho mai letto una poesia migliore, non c'è di meglio al mondo, in ogni tempo, nell'universo tutto.
Allora con i pochi spiccioli che ho in tasca voglio premiarmi e vado a comprarmi un nuovo copricapo.

martedì 29 marzo 2016

528 - CUCCIOLI

I cuccioli di questa società
ennesimi servi del sistema
vogliono sembrare rivoltosi
senza sapere
neppure cosa significa
esserlo
usano per giustificarsi
le rassegnate tiritere
dei tanto funziona da sempre così,
dei che vuoi farci,
loro pietre tombali
ma purtroppo anche mie,
perché solo se cambiamo in tanti
cambia qualcosa,
se cambiamo in pochi
cambia poca cosa.


527 - La poesia disturba

Pensavo alle televendite, se invece della solita mountan bike con cambio, pedali di plastica e telaio che si arrugginisce dopo un paio di settimane regalassero ai primi 50 fessi che si precipitano al telefono dei libri di poesia vera,
probabilmente non telefonerebbe nessuno.
O se nelle televendite notturne delle chat erotiche le tettone che conducono invece di dire stronzate leggessero poesie di autori poco conosciuti,
probabilmente si ammoscerebbero i piselli in ascolto.
Oppure se nelle discoteche il vocalist rompicazzo invece di urlare cagate leggesse poesie di emergenti al pubbico danzante,
probabilmente smetterebbero tutti di ballare.
Poi penso anche che se i poeti scrausi prima di scrivere una poesia ne leggessero almeno una buona di altri a loro sconosciuta,
probabilmente non scriverebbero più la loro poesia.
La poesia vera disturba la stupidità.

lunedì 28 marzo 2016

526 - L'UTILE POETA

Definirsi poeta a qualcuno può servire
per non sfigurare
quando va a pranzo dalla zia
e quando lo ferma la polizia,
quando trova il compagno di scuola affermato
e si vergogna di dirgli che lui invece è disoccupato,
quando gli viene in mente di scrivere una rima
e se non fosse un poeta si sentirebbe più idiota di prima.

525 - Sono un uomo ragno

Sto rintanato
in un angolo ignorato del mondo
osservando
scrivendo quello che penso.

Non è questo un lavoro,
lo so, un lavoro ti deve far soffrire,
e ti deve opprimere,
deprimere,
comprimere,
sopprimere.

Perciò non comprate i miei libri,
potrei guadagnarmi qualcosa
e non aver bisogno
di fare lo schiavo.

Devo soffrire, come tutti,
la vita deve far schifo,
perché ce l'ha detto
la mamma
la maestra
il sindaco
l'esperto dalla tivu
Dio o
qualcuno a nome suo.

Cerchiamo sempre di star male
per far contenti
tutti quelli che dicono di volerci bene.

Non cambierà mai niente
finché non cambierai tu.

venerdì 25 marzo 2016

524 - FONDAMENTALMENTE

Fondamentalmente siamo gocce di esistenza che cadono ignorate tra la pioggia del tempo, e si illudono di essere eterne solo quando si sentono amate.

mercoledì 23 marzo 2016

523 - DAI CONFINI DELLA REALTÀ

Non mi piace
la gente che piace.

Odio
tutto quello che è prevedibile,
istituzionale,
risaputo,
che strizza l'occhiolino
al lettore/ascoltatore/spettatore.

Hanno il culo comodo loro,
a me, invece,
si formano le trombe d'aria nel cortile,
perciò vivo
e sono
in un'altra dimensione.

Vi lascio l'arte
per le scimmiette ammaestrate.

522 - IL BELGA (racconto)

C'era un belga, lo chamavamo Jimmy The Night, figlio di immigrati era venuto via dal Belgio perché diceva non gli piaceva come posto, pioveva sempre e la gente era triste, così era capitato tra la  provincia di Rovigo e quella di Ferrara, tra la nebbia e l'umidità.
Ma a lui sembrava di stare ai Caraibi, girava in camicia hawaiana e occhiali fumé anche col freddo, aveva una grossa berlina gialla, sembrava sempre fuori di testa, un tipo da Paura e delirio a Las Vegas. Voleva fare successo in radio, ma metteva musica che non apprezzava nessuno, diceva che quando era in Belgio piaceva; parlava anche male in italiano, più che uno speaker radiofonico sembrava un venditore di tappetti da spiaggia quando presentava i dischi, perciò non ebbe nessun successo.
Provò in discoteca ma pure lì metteva quella musica che non piaceva a nessuno, lo cacciavano via ovunque e prendevano altri disc jockey che mettevano musica più apprezzata dal pubblico.
Poi si sposò con una bassa e robusta, sparì.
Dopo molto tempo un giorno caldo d'estate passai in auto per una frazione immersa nelle campagne, una chiesa/un bar/un negozio di generi alimentari, immersi nel nulla, a chilometri dal primo vero centro abitato.
Avevo sete, mi fermai davanti al bar per bere qualcosa, c'erano degli anziani seduti all'ombra del pergolato, entrai.
Il barista mi salutò: "Quanto tempo che non ci vediamo, hai fatto bene a venire a trovarmi!"
Dalla voce lo riconobbi, era Jimmy The Night, invecchiato, ingrassato, vestito come un anziano.
Credeva fossi andato apposta a trovarlo, mi offri da bere, presi un'aranciata.
Andai per berla ma il bicchiere sapeva da schifo, da grasso rancido.
Mi disse che sua moglie aveva trovato quel bar d'occasione e si era trasferito lì, mentre si  allontanò un attimo vuotai il bicchiere al di là del bancone, nel lavello.
Quando tornò vedendo che avevo finito mi disse: "Avevi un bella sete, te ne verso ancora!"
"No, grazie, sono a posto, devo anche andar via, mi ha fatto piacere vederti, la prossima volta vengo con più tempo e mi fermo di più."
"La prossima volta ti faccio assaggiare i miei tramezzini, li faccio con la mia salsa speciale."  Mi indicò nella vetrinetta del bancone un recipiente in cui sembrava ci avessero vomitato dentro, neanche coperto.
Qualche mosca gironzolava allegra sul bancone
Sorrisi a lui e alle mosche, lo ringraziai e salutai.
Avevo una sete tremenda, mi fermai al generi alimentari cinque case dopo il bar a prendermi una lattina d'aranciata.
Passò qualche anno e un giorno ripassai per quella frazione, ma vidi che il bar era stato chiuso e abbandonato.
Pure il generi alimentari aveva chiuso.
Le case attorno molte erano state abbandonate, e avevano variopinti cartelli Vendesi appesi alle recinzioni.
Solo la chiesa era ancora aperta, con i pali di ferro che reggevano le campane nel campanile visibilmente arrugginiti e un'aria trascurata.
Qualche centianaio di metri più avanti vidi il grande magazzino di stoccaggio dei prodotti agricoli in cui lavoravano molti del luogo, era chiuso e abbandonato, con un enorme cartello Vendesi/Affiittasi davanti al cancello.
Quelle località abbandonate come un'onda del mare che trasporta i relitti fanno sovvenire i più lontani ricordi, persone e attimi persi nei meandri della memoria, svaniti tra le pagine svolazzanti dei calendari.
Per attenuare la malinconia accesi l'autoradio, la sintonizzai su una stazione giovanile di musica da discoteca, la lasciai sintonizzata li.
Allcuni giorni dopo mentre in auto stavo ascoltando quella stazione presentarono della nuova musica da discoteca, la techno.
Ascoltandola mi dissi: "Cazzo, ma questa è la musica che metteva anni fa proprio Jimmy The Night!".

lunedì 21 marzo 2016

521 - AZZERATEVI

Se dentro di voi
pensate di essere delle merde
perciò vi comprate
dei vestiti firmati
o delle auto prestigiose
sperando di far bella figura
risulterete solo una merda
con i vestiti firmati
e l'auto prestigiosa.

Invece è molto meglio
se prendete coscienza
di essere una merda umana,
tirate lo sciacquone
azzerando tutto,
dimenticando
le vostre insicurezze,
le vostre invidie,
le vostre gelosie,
le vostre meschine voglie
di apparire
di avere
di possedere persone o cose.

Rinascendo così,
con
nuovi occhi,
nuovi pensieri,
nuove parole.

Allora, probabilmente,
non starete più sul cazzo al prossimo
nonché a voi stessi,
e anche se sarete nudi,
senza possedere niente,
sarete apprezzabili
perché sarete voi stessi
e non qualcosa imposto
dalle convenzioni o dalla pubblicità.

Ma dubito lo farete mai
perché avreste troppa nostalgia
dello schifo
a cui vi siete abituati
ed è diventato
tutta la vostra vita.

Consumati
dal consumismo.

sabato 19 marzo 2016

520 - I NOSTRI COLORI PERSI

Ricordo
quando guardavamo la televisone in bianco e nero
quando leggevamo i fumetti in bianco e nero
coloravamo tutto con la mente
e il mondo era colorato, vivo.

Invece da quando sono arrivati i colori
ovunque
prevedibili
imposti
le menti non colorano più
si sono spente
e il mondo è diventanto un posto peggiore.

Ora le immagini che più ci affascinano
sono in bianco e nero.


giovedì 17 marzo 2016

519 - Nick

Nick Cacace vomita birravinorossowhiskycaffecorrettograppanoccioline dalla portiera aperta della sua Alfa 156 grigia metallizzata.
Cade sulle ginocchia tra i rivoli d'acqua oleosa e rugginosa della zona industriale che confina con la periferia più dimenticata.
Ogni volta che torna dal disastro serale si reca lontano da occhi indiscreti per depressurizzare la sbornia e tornare a casa in condizioni più decenti, i vicini credono che lavori come buttafuori nei locali notturni e lui glielo vuol far credere, si vergogna di essere considerato un disoccupato, pensa che in fondo deve mentire per salvare la sua reputazione sociale, è  una persona con un diploma, un diploma di perito meccanico preso studiando con sacrifici per corrispondenza e possiede un'Alfa 156, l'auto più bella che ci sia, deve cercare di farsi rispettare.
Guarda la pozza di vomito che si amalgama con l'acqua che ristagna contro il bordo del marciapiede, prende un fazzolettino di carta dalla tasca dei jeans e si pulisce la bocca, tira un sospiro di sollievo, si sente meglio, anche per oggi il lavoro è fatto, ha preso la sua dose di stordimento che gli permette di campare.
Sente dei passi in lontananza, che si avvicinano nella sua direzione. Vorrebbe accendere una sigaretta ma il fuoco attirerebbe l'attenzione, quei passi sono veloci e sicuri, di uno che sa il fatto suo, accosta la portiera in modo che si chiuda delicatamente senza far rumore e si sposta dietro l'auto, al riparo per osservare nascosto chi sta arrivando.
Una figura scura che sta portando qualcosa.
Nonostante la sua forza fisica non gli faccia temere nulla questa volta sente una indescrivibile paura, si rende conto ora che è finito nel quartiere in cui si dice che spariscono le persone e sono stati trovati resti umani, probabili leggende metropolitane su bande di criminali che circolano nella periferia abbandonata dagli operai delle fabbriche chiuse dalla crisi. Una zona in cui tutti evitano di passarci, tranne qualche disperato o drogato.
La sua mente ricomincia a parlargli: -Bestione testa da cazzo mezzo scemo, che ci sei venuto a fare qui? Ubriacone fallito merdoso!
Non era gentile la sua mente, ce l'aveva con lui, lo sfotteva sempre, lui le rispondeva a parole, ma questa volta non poteva rispondere, avrebbe attirato l'attenzione dell'inquietante personaggio in arrivo, la mente riprese a parlargli: - Che fai lì nascosto come un cagasotto? Hai paura, merda umana faccia da culo, con quel fisico che hai ti caghi addosso per uno che cammina sul marciapiede, tirati su, se ti vede e solo dice qualcosa lo gonfi di botte, dai vigliaccone coniglione scorreggioso, tirati su, che uomo di cacca sei se ti comporti come una merda di coniglio?
Nick si solleva, alza la testa oltre la sagoma della macchina, vede meglio il tipo che sta arrivando, è di altezza media, con un fisico massiccio, ha degli stivali neri, è vestito completamente di nero con delle macchie rosse, rosso sangue.
Nick si sente gelare il sangue e al contempo sente altri passi, dalla direzione opposta, si volta velocemente.
Un altro uomo alto, magro, sta arrivando, con passo veloce.


- Continua -

martedì 15 marzo 2016

518 - COS'È UN POETESSO?

Mi sento poetesso
non è un'unione tra un poeta e un cesso,
non è un indicare che poeta è un titolo dismesso,
non è una derisione ambosesso di catalogazioni sessuali,
non è un desiderio di far spuntare sorrisi sui visi,
o lo è, tutto ciò lo è, ed è pure di più,
o no, non lo è
ma anche se lo è
l'autore non c'è
non c'è nessun poetesso,
non è, niente
è essere inesistente,
non vivente, incocludente, svanente
apparente tra la gente
in qualche mente
solo con le sue parole
che puoi leggerle, ignorarle,
deriderle, gridarle, apprezzarle,
ma sarà tutto ciò che avrai
dalla resistenza all'esistenza
con la svanenza
del poetesso,
il quale per dirsi veramente tale
quando crea rime baciate deve sentirsi male,
deve sentirsi un vero fesso,
come me, adesso.

sabato 12 marzo 2016

517 - TROVARCI

Bisogna sapere molto per far finta di non sapere.
Bisogna sapere un cazzo per far finta di sapere.
Bisogna essere uno che crede per non capire.
Bisogna essere uno che capisce per non credere.
Bisogna essere o bisogna avere?
Bisogna avere per essere?
O bisogna essere per avere?
Non preoccupatevi
anche se non sapete
si sa
che siete
finti
finiti
Finottis
non esiste
o sono
io
non credo
non cedo.
Buona notte.
Buongiorno.
Codice fiscale o Partita Iva?
Siamo numeri
cifre perse tra le pagine
scritte
o dei calendari.
In ogni giorno ventoso
mi sento meglio
speranzoso
in ogni cellulla che vola via
che sfugge alla stagnazione
alla programmazione
alla catalogazione
alla colazione.
Ricordo le nostre maglie colorate
nella monotonia dell'estate
i capelli arruffati
tra gli sguardi cattivi dei turisti regolari
e le risate
nello spaventarli
con improvvisi fragorosi rutti di birra.
Dove siamo finiti
non so
non so nemmeno se siamo partiti
o mai esistiti
o siamo in una realtà
parallela.
Magari un giorno
ci ritroveremo
con tanti noi stessi
vedremo
capiremo
chi siamo
e finalmente
potremo
riconoscere gli altri
comprendendo
chi è nostro simile.
Per il momento
io mi adatto
riconoscendo i simili
a naso
come fanno i cani
e i personaggi strani.

giovedì 10 marzo 2016

516 - Tumbleweed

Sono 12 giorni che non lavo i piatti.
È un mese che non spazzo il pavimento.
Rotoli di pelo svolazzano sulle piastrelle e stando in letto affascinato li guardo rotolare a ogni mio minimo movimento.
Mi sembrano i tumbleweeds, i rotoli di sterpaglie nel vento dei terreni desertici del west americano, che si seccano, vengono strappati dal vento, rotolano, rotolano, e quando si fermano si attaccano al terreno, sembrano morti ma dentro hanno ancora linfa vitale, così inaspettatamente possono rinascere.
Mi ricordano anche il libro e poi film Furore.
La polvere è utilissima, assume forme di vita inaspettare e stimola ricordi e pensieri.
Un ragno gigante dalle zampe lunghe mi guarda da sopra la lampada, con benevolenza.
Forse gli ricordo Robert Smith dei Cure nel video di Lullaby.
Mi alzo e apro le finestre.
Aria nuova sulla polvere vecchia, e su di me.

mercoledì 9 marzo 2016

515 - UN BAMBINO BISOGNOSO

Piangeva il bambino povero: "Mamma, mamma comprami l'eroina!"
"Non ti compro niente, ti ho già comprato due cartoni di Tavernello stamattina e li hai finiti, non ho più soldi, e poi l'eroina con gli alcolici fa male, lo dicono sempre alla televisone che è pericoloso!"
"Mamma sei una troia impestata, mi fai schifo, sei una rottainculo bocchinara avara e mangiamerde. Tutti i miei amici si fanno d'eroina e io ancora col Tavernello, ieri mi hanno picchiato perché non mi faccio come gli altri. Io non ci vado più a scuola, mi vergogno."
"No dai, non dire così Matteo, stasera vado sulla tangenziale e se riesco a vendere anche il lato b vedrai che domani te la compro."
"Grazie mamma, sei la mamma più buona e brava del mondo, ti voglio tanto bene." La abbracciò con affetto.
Lei si commosse, abbracciò quella tenera creatura che aveva generato, quei momenti ripagavano tutti i sacrifici fatti.
Le scendevano le lacrime, copiosamente, sentendo l'amore di suo figlio ma soprattutto pensando ai dolori che avrebbe patito quella notte il suo ano.

514 - PIL

Sono una brutta bestia;
non sono un uomo
e non voglio esserlo.

Mi fanno schifo gli uomini;
piantano l'asfalto
coltivano il cemento
fruttano i soldi
mangiando questo pianeta.

L'uomo è scientificamente provato
che è una merda umana
perciò non voglio averci a che fare.

Il PIL in continua crescita
soffocherà tutti i bambini
mai nati
tra le feste
degli avvoltoi
per l'arricchimento suicida.

Nei rivoli d'acqua della discarica
tra rifuti e liquami
sono spariti gli ultimi pesci
che nuotavano
nell'aria persa dell'infanzia.

sabato 5 marzo 2016

513 - Caramelle e ricordi

Ho letto che non faranno più le caramelle Rossana, quelle con la carta rossa.
A me non sono mai piaciute, ma mi stimolano i ricordi.
Per esempio una volta da ragazzo erano dei giorni che ero in giro tra treni, bus, autostop e dormire sulla panchine, così non mi lavavo da diversi dì e mi facevo schifo da me.
Incontrai casualmente degli amici che conoscevo, mi invitarono in un bar a bere qualcosa.
Andai a pisciare nel bagno del bar per rinfrescarmi anche un po', ma purtroppo vidi che c'era il lavandino fuori uso, avevo i genitali sudatissimi, allora presi una caramella Rossana che avevo ancora in tasca perché non mi piaceva, la scartai e con la carta rossa presi l'uccello per pisciare, senza così sporcarmi le mani con quel cazzaccio schifosissimo.
Rimasi per un po' a rimirarmi il pene incartato con la carta rossa che pisciava, mi piaceva molto quell'immagine, se avessi avuto una macchina fotografica avrei fatto una foto e sono sicuro che sarebbe stata considerata una vera opera d'arte contemporanea, con quel magnifico gioco di colori e quell'armonia di dimensioni.
Poi ritornai in compagnia.
Ma c'era nel gruppo una che conoscevo già, molto distinta, di quelle che prendono tutto col fazzolettino, sempre profumata e ordinata, stranamente le piacevo più delle altre volte, mi guardava ammiccante, se dicevo una frase qualsiasi rideva esageratamente, cercava di attirare le mia attenzione.
Così andò a finire che si propose lei di darmi un pasaggio, e poco dopo partiti si appartò senza che le dicessi niente nel vialetto sterrato di un boschetto, accanto a un canale.
Iniziò immediatamente a baciarmi.
Ero imbarazzatissimo per le mie condizioni igieniche, rispondevo freddino al slinguazzamento, preoccupato sentivo che me lo stava tirando fuori durante il limonamento.
All'improvviso con mio disappunto si precipitò con la testa in giù a succhiarlo, in un baleno se lo mise in bocca.
Credevo protestasse a sentirne il gusto, invece vidi che proseguiva con maggiore foga ed entusiasmo, con mia sorpresa le piaceva di più così, col gusto lungo e l'aroma intenso.
Mi fece riflettere, spesso quelle più ordinate e maniache della pulizia poi vengono stimolate ormonalmente dall'uomo sozzo ed ecco che si gettano a capofitto su un cazzo che fa schifo persino al suo proprietario.
Questo è un equilibrio naturale, quando si è troppo da una parte la natura ti stimola ad andare verso l'altra, così come a quella bionda piace il moro, alla bassa piace l'alto, all'alta il basso, alla grossa il magro, ecco che alla pulitina piace ciucciarsi il cazzo unto.
Avevo letto anche di un esperimento in cui davano da annusare a delle donne degli indumenti di uomini e notarono che sceglievano quelli col dna più lontano dal loro. La natura nella sua saggezza ci spinge a un equlibrio, stimolandoci ormonalmente verso chi è tanto diverso da noi.
Probabilmente se ero pulito non le avrei stimolato gli ormoni e non avrei combinato niente. Inoltre con la sua foga me lo aveva tirato lustro, così lustro che potevo esibirlo anche in una esposizione universale di cazzi puliti e avrei vinto sicuramente una qualche medaglia.
Un mondo migliore si realizza quando viviamo in equilibrio con la nostra natura, che saggiamente ci guida.

giovedì 3 marzo 2016

512 - L'impiegato nella tempesta

Ho visto un impiegato disperato rimasto senza lavoro che camminava da solo in riva al mare nella bufera, tra vento e pioggia, trascinandosi l'ombrello chiuso che lasciava un solco nella sabbia, vestito da impiegato, ingobbito e triste.
Credevo si buttasse in mare, mentre facevo delle foto dalle dune di sabbia l'ho sorvegliato, c'eravamo solo noi due in circolazione.
Invece dopo un po' si è seduto per terra a giocare con le conchiglie.
Sembrava un bambino malinconico, cinquantenne e pelato.
Gli ho girato al largo, senza disturbarlo.
Ho lasciato che giocasse in pace.
In fondo gli impiegati disoccupati sono nuvole grigie che precipitano tra le onde, nel mare della vita.
Magari lui, giocando in riva al mare con le conchiglie, potrebbe ricostruirsi in nuovi modi di vedere la realtà.