sabato 27 giugno 2015

457 - CHE FARSENE DEI POETI?

Un poeta nell'era digitale
vale come lo sputo di un ubriaco sul marciapiede.

Ma per lui la poesia è tutto
quello che ha e che può dare
è così
e così rimarrà
anche se la folla sulle poesie ci piscia sopra,
anche se la pubblicità ci cancella tutti,
anche se i morti ormai ci fanno ridere,
anche se la sensibilità serve solo negli slogan
per vendere profilattici.

Un poeta resta poeta
per non essere un altro
qualsiasi qualunque.

giovedì 25 giugno 2015

456 - LOGORAZZISMO

D'estate mi metto quasi sempre le magliette polo, quelle di cotone traforato e col colletto. Si sta più freschi che con le magliette di cotone liscio, mi piace la forma che hanno, come mi stanno e poi mi sono abituato così.
Il problema è quel loghetto del cazzo che ci attaccano, se posso lo tolgo, mi prendo le forbicine da unghie e taglio i fili che tengono attaccato il logo; anche da ragazzino facevo così, ricordo una volta che mi avevano regalato una Lacoste col suo coccodrillo e l'ho tolto.
Quella che me l'aveva regalata mi disse: "Ma non ti metti mai la maglietta che ti ho regalato e assomiglia a quella lì."
"Ma è questa qui! Ho solo tolto il coccodrillo perché mi stava sul cazzo."
Tilt mentale, occhi sbalorditi: "Ma come? Perché ti stava sul cazzo il coccodrillo? Ma se gli altri se la prendono apposta per averlo? Proprio non ti capisco, sei strano."
E io: "Anch'io trovo strani e non capisco gli imbecilli che se non girano col marchio in vista stanno male."
Ora ricamano i loghi che se li togli fai il buco nella polo, non si riesce quasi mai a toglierlo, devi girare col tuo marchietto. Ma girando ti accorgi che diventano simboli di appartenenza, servono per catalogarti, per creare caste umane.
Se hai un coccodrillo Lacoste sei visto bene dall'élite di sinistra, va bene per figli di buona famiglia, insegnanti, politici, giornalisti.
Se hai un alloro Fred Perry allora vai bene per l'élite rockettara, che si crede trasgressiva ed ama particolarmente il rock inglese, la birra, e il bancomat.
Se hai il giocatore di polo Ralph Lauren sei ok per sembrare un benestante, un po' filoamericano e anche a destra ti apprezzano.
E così via per i vari marchi che costano molto più della media, perché con i soldi per comprartene una di queste succitate te ne compri due o tre buone, di una marca sportiva meno prestigiosa; o anche 6 o 7 se come me vai a rovistare nel cesto delle offerte nei supermarket e durante le svendite.
Ne ho una col giocatore di polo originale Lauren che era vecchia e non andava più bene a un mio parente più grosso di me, voleva gettarla negli stracci, mi ha chiesto se la voglio, me la sono fatta dare e mi va perfetta, sembra fatta su misura, è di un colore giallino e non si nota che è scolorita.
A volte la metto e mi accorgo che se vado in un ufficio o in banca mi guardano con più benevolenza e stima di quando vado con una che ho preso dai cinesi senza marchio; anche loro impiegati hanno quasi sempre un marchio prestigioso in evidenza sulla camicia, sul maglioncino e sulla polo, pensano di essere più prestigiosi così, invece a me sembrano più stronzi di quel che sono.
In certi ambienti sono proprio maniaci, guardano subito il marchio per classificarti col loro logorazzismo.
Un periodo andavo spesso per lavoro in un ufficio che sotto aveva un negozio di abbigliamento di marche di lusso, aveva i prezzi più alti di ogni altro negozio d''abbigliamento che ci fosse, una camicia costava minimo sui 200 euro, un paio di calzoni idem, le polo erano a 150 euro o più, avevano marchi che manco li conoscevo, Kenzo ricordo, ed era uno di quelli che costavano meno. Pure nell'ufficio di sopra in cui andavo erano maniaci del vestire firmato, tutti marchiati Dolce e Gabbana, Armani, o andavano al negozio di abbigliamento lussuoso sotto a prendersi da vestire.
In quel periodo mi ero preso tre polo per 5 euro cadauna al mercato, erano fatte bene ma avevano scritto una stronzata come marchio, orso profeta c'era scritto, quando andai indossando una di quelle polo in quell'ufficio a portare le carte di lavoro mi guardarono come se mi avessero cagato sul petto, di solito ne sono felice di dare fastidio alla gente ma quella volta provai un senso di imbarazzo, perché piaceva poco pure a me circolare con quella scritta sulla polo.
Qualche giorno dopo vidi mia mamma che stava cucendo dei cerchietti concentrici di colori diversi in cotone grosso per farsi delle presine, sembravano dei piccoli bersagli, mi venne l'idea, le chiesi se mi attaccava un cerchietto sul marchio delle polo che avevo preso, così me li mise a coprire il logo di tutte e tre le polo, che non si vedeva più quella scritta idiota.
Quando tornai in quell'ufficio di fanatici modaioli vidi che guardavano fissandolo il cerchietto variopinto, arrovellandosi il cervello non capendo di che marca fosse la polo, poi quando sono uscito passando davanti al negozio di abbigliamento sottostante c'era il proprietario dentro la vetrina che stava sistemando i nuovi arrivi, mi fermai a guardare per curiosità quello che stava mettendo in vetrina, lui vedendomi si mise a fissarmi con volto perplesso il marchio della polo, non capendo di che marca fosse, "Un nuovo logo che non conosco!" avrà pensato.
Mentre mi allontanavo lo vedevo ancora con il viso a punto di domanda.



455 - LA STORIA DI PENTOLONE

Pentolone, un tipo grande e obeso, col viso sempre rosso e un piumino blu scolorito nonché sformato che toglieva solo in piena estate, rideva e cantava sempre, sembrava fosse ubriaco invece era così di natura.
Lo chiamavano Pentolone perché mangiava in fretta, si riempiva e svuotava velocemente come una pentola, aspirava in un attimo il cibo e girava voce che poi defecava quello che aveva mangiato quasi come era, che si vedeva ancora la forma.
Raccontavano che una volta, anni 80, era andato con amici in una elegante discoteca della zona frequentata da fighetti, mentre era lì gli venne da defecare ma in bagno si accorse che le toilette erano occupate, c'erano solo gli orinatoi a muro liberi, gli scappava, così si tirò giù i calzoni e defecò in un orinatoio, si pulì con le salviette di carta e se ne uscì, subito dopo entrò un tipo curato e vestito di nero dark new wave, pallido, magro, col ciuffo, si avvicinò all'orinatoio senza farci caso, quando all'improvviso vide la massa di spaghetti e merda cagati dentro l'orinatoio indietreggiò inorridito...e svenne, cadendo di schiena sul pavimento del cesso, dovettero venire i buttafuori e portarlo fuori a riprendersi dallo shock.
Ivan, un criminale della malavita locale sempre vestito elegante e di marca. cocainomane, fanatico di palestra e cattivo come una merda, sapendo che Pentolone viveva con gli anziani genitori che avevano da parte un certo gruzzoletto, dopo una vita di lavoro, riuscì a convincerlo a fare una società con lui, così con la società a Pentolone intestava le cambiali e Ivan si intestava gli assegni, Pentolone doveva scaricare i camion e l'altro stava in ufficio a fare un cazzo o trombarsi qualche malcapitata segretaria.
Ogni tanto Pentolone si lamentava per questo, allora Ivan gli dava una ripassata di botte, aiutandosi anche con una spranga di ferro, a volte lo fece finire in ospedale, una volta pisciava sangue dai calci che si era preso nella schiena.
Diceva al pronto soccorso che era caduto dal camion o che si era fatto male lavorando, altrimenti ne prendeva ancora di più o finiva seppellito.
Poi la società cominciò ad andare male, Ivan si tolse imboscandosi i soldi e lasciò fallire Pentolone; come liquidazione per le sue lamentele gli diede una scarica di botte megagalattica, lo ritrovarono alla sera incapace di muoversi e col viso fracassato i suoi anziani genitori, che vennero a cercarlo preoccupati perché non era tornato a cena. Non volle denunciarlo per paura che finisse peggio.
Pentolone fallì con la società.
Ivan a forza di farsi cominciò a delirare, vedeva poliziotti dappertutto, aveva paranoie che lo volessero uccidere, lo ricoverarono, finì in una comunità mezzo rincoglionito.
Pentolone finì in miseria, viveva mantenuto dalla pensione dei genitori, ma incontrò una biondina timida e a lei Pentolone piaceva, diceva che non le importava se fosse brutto, ma lo apprezzava perché era buono e simpatico, si fidanzarono, lei era piena di soldi e lui trovò lavoro nella ditta di suo suocero, fecero famiglia, ebbero dei figli.
Ora Pentolone sta bene, e dicono che mangia più lentamente, così non defeca più le sue orripilanti merde scioccanti.




martedì 16 giugno 2015

454 - GENERAZIONE WEB

Moriremo di miseria e fame,
ci ritroveranno dopo mesi o anni
con un sorriso ebete stampato in faccia
mentre stavamo cercando
post divertenti in facebook
necessari per dimenticarci
la povertà e le rate da pagare
dello smartphone e del computer
necessari per collegarci
al web,
che commosso dalla notizia
ci commemorerà
con quaranta mi piace
una ventina di RIP
e ci scorderà
dopo una decina di minuti.



martedì 9 giugno 2015

453 - SOTTO LE PIETRE

Da bambino mi affascinava spostare le grosse pietre dal terreno.
Sotto c'era un imprevedibile mondo nascosto.
Vermi e insetti vari con gallerie scavate,
ragnatele,
bozzoli,
formicai,
grandi bruchi bianchi
e altre strane creature.
Io li osservavo lungamente, fino al punto che mi sembrava di entrarci e far parte di quell'universo.
Poi rimettevo la pietra dov'era.
Andavo via contento, convinto di aver vissuto qualcosa che nessun altro aveva mai visto.
Ma qualcosa mi era rimasta dentro.
Me ne accorsi quando tutti dicevano o facevano e io avevo l'istinto di dire o fare l'opposto.
Mi resi conto che ero attratto dal diverso dalla norma, dall'inusuale, da ciò che non è banale.
Sotto le pietre avevo scoperto me stesso.
Adesso ancora
quando trovo qualche persona che mi interessa
cerco di sollevare la pietra che lo nasconde
per capire
il suo vero intimo essere.