venerdì 25 dicembre 2015

502 - SCOMPARENDO

Onde grigie dalle oscurità
vagano lungo le strade deserte
tenendomi a galla
chiuso dentro i miei pensieri
deluso da ogni addio servito
tra i bicchieri di cristallo
tra i sorrisi di circostanza
vorrei diventare invisibile
dove lo sono
sono a mio agio
fra gli oceani delle solitudini
nelle città vuote
nelle vie desolate
nelle case abbandonate
nelle menti svuotate.

Essendo abituato
a ricevere calci dalla nascita
non voglio essere notato,
ricercato
o amato.

Cerco di evitare gli sguardi
mimetizzandomi
per vivere inosservato
tra questo nulla
in compagnia
solo
di me stesso.



giovedì 24 dicembre 2015

502 - LA SACRA FAMIGLIA

La famiglia
secerne sostanze tossiconocive
schiavizza corpi e menti
per perpetrare la specie
ma la specie è un nulla e uccide
perciò io non voglio
perpetrare nessun nulla che uccide.

Stando solo
seduto sullo scalino davanti a casa
l'alba sulla faccia
una birra come compagna
comprendo
non mi serve nessuna famiglia
se ho la vita.

Avrò una famiglia
se morirò.



501 - LA POESIA NON È UN SOGNO

La poesia oggi è
tante belle parole
per dire
un bel niente.

Mentre per me
la vera poesia è
non fare
il poeta.

Quando uno è pieno
di merda mentale
non dovrebbe espellerla
e meno si esprime meglio è
dovrebbe solo leggere, ascoltare, imparare;
invece spesso oggigiorno diventa poeta
sui social network
e comincia con la farsa
insieme ad altre scimmiette ammaestrate
pone regole, mette paletti, organizza recite
esclude quelli fuori dalle regole,
premia la scimmietta meglio addestrata
e amenità simili.

Così
piccolezze piccolo borghesi
diventano similpoesia
tra amori e angeli
rugiade, rose rosse, labbra frementi
banalità da romanzo rosa
per sognare
dormendo in piedi.


mercoledì 23 dicembre 2015

500 - UN BUON LIBRO

Salotti letterari che parlano di buoni libri,
tra eleganti tazze da tè e deliziosi pasticcini.
Ma un buon libro non va mai accompagnato con tè e pasticcini.
Un buon libro nella bella tazza da tè ci piscia.
Sui deliziosi pasticcini ci scorreggia.
Vi rovescia a calci i tavoli un buon libro.
Niente sarà più come prima dopo il passaggio di un buon libro.
Il resto è solo intrattenimento per scimmiette ammaestrate.



martedì 8 dicembre 2015

499 - "FANTASMAGORIA DI RACCONTI PUNK"


"FANTASMAGORIA DI RACCONTI PUNK" di Andreas Finottis è un'imprevedibile e divertente raccolta di racconti, tutta da scoprire, per sorprendersi, ridere, riflettere pagina dopo pagina.

Per potere avere l'ebook o il libro di carta cliccate qui:  http://www.amazon.it/finottis

Per la versione ebook in formato per kobo qui: kobobooks.

Altri libri dell'autore:
- "Come fare per essere ammirati e rispettati" il primo libro di racconti.
- "antimerda poetica" il libro di poesie devastanti
Disponibili tutti in versione ebook o su carta, i link per ulteriori informazioni e per poterli avere li trovate cliccando qui: per avere i libri






domenica 29 novembre 2015

498 - PRESEPI E TRADIZIONI

Una volta il prete del paese fece un presepe gigantesco, bellissimo, con giochi di luci mai visti.
Aveva chiamato una ditta specializzata spendendo parecchi soldi, il risultato era notevole: c'era il sole che levava e tramontava, dopo il tramonto veniva la notte, le stelle luminose si accendevano nel cielo,  pure i rossi fuochi dei pastori si accendevano nelle grotte; mentre l'acqua dei ruscelli nel presepe scorreva perpetuamente, gli angioletti volavano nel cielo sopra la grotta della  natività e in sottofondo si sentivano canti natalizi provenienti dalle montagne.
Noi bambini andavamo in chiesa solo per guardarlo, meravigliati attendevamo le varie fasi del cielo, ci pareva di vedere la vita dal di fuori, con le giornate che in pochi minuti scorrevano, succedendosi davanti ai nostri occhi spalancati.
Però il prete un pomeriggio sul viale che conduceva alla sacra grotta del presepe, fatto col ghiaino bianco, notò un inquietante oggetto misterioso.
Si avvicinò e scoprì con orrore che era un grosso stronzo, cagato da un folle sacrilego proprio dentro al presepe.
Smontò immediatamente tutto e da quell'anno non fece più il presepe grande; lo fece sempre da allora piccolo e semplice.
Il cagatore non venne  mai smascherato, si vociferava fosse stato un alcolizzato che era andato a chiedere l'elemosina al prete ma il prete lo aveva scacciato dicendo che aveva speso tutti i soldi per il presepe, così per vendicarsi glielo aveva mollato proprio sul viale nel presepe.
Questo episodio ci deve far riflettere: a volte basta uno stronzo per cancellare le tradizioni o forse sono le tradizioni che stimolano gli stronzi.


giovedì 26 novembre 2015

497 - FULMINI E ARCOBALENI

Tuonano questi tempi
ci filmano fulmini
ci fermano le menti
per chiuderci gli orizzonti.

Mi respiro in umana convinzione
alle offerte di lugubri avvenire
mi ribello
inseguendo gli arcobaleni
sfondando ogni scena imposta
ti tendo la mano
cogliendoti straniero
facendo umanamente parte
di un futuro noi.

Padroni
di acciai e petroli
si vogliono far dimenticare
distraendo i servi
facendoli lottare tra di loro
per racimolare le briciole
per mangiarsi tutto
sempre più, senza limiti.

Il nemico
è sempre chi ci manovra.











lunedì 9 novembre 2015

496 - Libro : COME FARE PER ESSERE AMMIRATI E RISPETTATI

Ho pubblicato in ebook kindle il fantasmagorico "Come fare per essere ammirati e rispettati"
http://www.amazon.it/COME-FARE-ESSERE-AMMIRATI-RISPETTATI

"Se è vero che l'ironia ha il potere di rendere la vita più leggera e accettabile, questa raccolta di racconti che ci accompagna nella vita dell'autore è una vera e propria cura per lo stress e le delusioni della realtà.
Si ride leggendo, si ride con una leggerezza meravigliosa anche quando ci sarebbe ben poco da ridere, ma forse è proprio questo il segreto della vita, riuscire a restare a galla con stile prendendosi un po' in giro e l'autore in questo è un maestro.
La scrittura immediata e realista ci rende partecipi in ogni racconto, ricordandoci che anche noi ci siamo sentiti così e finiamo per ridere anche di noi stessi. E se l'autoironia è cura, l'autore è un geniaccio da cui abbiamo solo da imparare questa serenità leggera, questa semplicità disarmante da non dimenticare mai, leggendo e rileggendo i suoi racconti."

Ty Elle, scrittrice


sabato 7 novembre 2015

495 - COMUNQUE

Che fare?

Obbedire, non pensare
e lavorare?

Oppure
disoccupare
le case dagli incubi.

Pensare, creare.

Ricreandosi,
perdendosi,
ritrovandosi.

O così così.

Un po' qua e un po' la.

Contestando
il proprio capitale
per non stare bene
per non stare male
ma per stare con gli altri.

Mi dico:
"Amico mio, annota:
se vuoi essere te stesso
non nasconderti
né dietro qualcuno
né dietro qualcosa."

Solo col vento in faccia
e le mani in tasca
sbatterò fra i giorni
battendomi con la vita mia,
come la chiglia frangente onde
schivante scogli
poi arenata,
poi disincagliata,
poi fracassata.

Essendo me comunque
e non merda, una qualunque.







lunedì 26 ottobre 2015

494 - DIRITTI E DOVERI

Vivere è un diritto
invece
ci hanno fatto credere
che non ci spetta
che ce lo dobbiamo conquistare
soffrendo e pagando
perciò
nostra massima aspirazione
deve essere
lavorare
soffrire per guadagnare
soldi
per pagare al sistema
che ci sfrutta
la possibilità di vivere
in schiavitù.


venerdì 23 ottobre 2015

493 - La gallina fuggitiva

Ieri c'era una gallina a fianco della statale nella zona industriale, scappata da un allevamento situato lì vicino.
Razzolava felice lungo il fosso a fianco della strada, mentre auto e tir le sfrecciavano velocemente a pochi metri, agitandole le piume rossicce come se ci fosse un forte vento.
Pensavo al fatto che aveva vissuto sempre in gabbia, era riuscita a fuggire e vedeva tutto un nuovo universo all'improvviso, erba, terra, cielo, libera di andare dove voleva, non più costretta in una gabbia al chiuso dentro un capannone, senza il sole o le stelle, in attesa della morte.
Pensavo anche che finisse schiacciata dopo poco, assaporando qualche attimo di felicità, prima d'essere sbudellata da un tir.
Invece tornando l'ho vista ancora viva, era andata lungo il bordo del fosso, allontanandosi dalla strada e dai capannoni della zona industriale, verso i campi arati.
Spero si salvi.


domenica 18 ottobre 2015

492 - STECCATI

Oggi pomeriggio camminando ho notato dietro lo steccato di un posteggio delle biciclette che avevano fatto un percorso nuovo lungo la laguna, ho passato il steccato, sono andato dentro e una ventina di metri dopo mi sono trovato in un paesaggio incredibile, mai visto, con ponti in legno su ruscelli, laghetti circondati dalla vegetazione in infinite tonalità di verde, giallo, rossiccio, marrone.
Era incantevole, sembrava di essere entrati in una illustrazione di un vecchio libro di favole.
Dietro gli steccati ci sono delle meraviglie.
Non fatevi mai recintare.


491 - Gli scrittori da social network

Siamo scrittori da social network, considerati come schifosissimi paria dagli scrittori affermati. Qualche volta ho fatto una domanda a qualche scrittore o artista famoso e manco mi ha risposto, altri più "democratici" mi hanno risposto a monosillabi.
Qualcuno di noi vorrebbe diventare uno scrittore affermato come loro, io no.
Tra l'altro leggendoli non sono i fenomeni che credono d'essere, anzi mi è capitato di leggere molti dilettanti meglio dei cosiddetti professionisti.
A ogni modo non ho mai neanche sperato di arricchirmi scrivendo.
L'unico mio desiderio sarebbe riuscire a campare modestamente facendo quello che mi piace, anche se non fosse scrivere, se mi pagassero per fare altre cose che mi piacciono sarei ugualmente contento, ma a me piace andare in bicicletta, camminare in riva al mare, ascoltare musica rock, fare sesso con le tipe piacevoli, leggere libri, cazzeggiare, ..però non ho ancora trovato nessuno che mi paga per fare ciò.
Non avrei grandi esigenze, non voglio la villa con piscina, non voglio fare i weekend a Formentera, non voglio tuffarmi dalle scogliere di Acapulco, non voglio girare con la Maserati GT e neanche con l'Harley Davidson Nighthawk, non voglio pipparmi mezza Colombia, non voglio sodomizzare le veline, ecc.
Mi accontento di poco, mi basterebbe vivere come voglio.


sabato 17 ottobre 2015

490 - PROPAGANDE

Siamo stranieri e strani,
anche chi fa avanti e indietro
nel ghiaino bianco
dei vialetti di casa
tra il negozio del panettiere
e la poltrona davanti alla televisione.

Strani stranieri
di chiunque altro
siamo tutti.

Abbandoniamoci
a noi stessi,
non perdiamoci
tra gli slogan
della propaganda
elettorale.

La cosa più bella
delle elezioni
sono i cazzi,
disegnati sulla bocca
dei candidati sui manifesti,
disegnati in segreto
sulle schede elettorali.

Restando umani
siamo sempre oltre
ogni infame.

sabato 10 ottobre 2015

489 - FASCINO

Voglio diventare anch'io un poeta di mezza età piacione:
mi farò degli eleganti biglietti da visita su cui dopo il mio nome mi farò scrivere poeta e scrittore;
mi terrò il pizzetto e poi mentre parlo col pollice mi accarezzerò il labbro inferiore per sottolineare la mia bocca sensuale da esperto leccatope;
mi taglierò a zero i capelli per non far vedere che si sono ingrigiti sembrando così più macho e giovanile;
mi farò tatuare qualche tribale e qualche scritta a cazzo per avere un aspetto più grintoso;
mi metterò solo camicie strette scure e le terrò sbottonate per essere più sexy;
mi metterò solo calzoni attillati per sottolineare la mie forme sensuali;
mi metterò solo stivaletti dai tacchi alti per sembrare più alto perché ho sentito dire che altezza è mezza bellezza;
mi metterò collanine e braccialetti esotici per farmi immaginare gran viaggiatore e interessante uomo vissuto anche se il posto più lontano ed esotico che ho visitato è San Marino;
mi procurerò un prestigioso orologio rolex da un gioielliere ambulante senegalese con 30 euro per avere un'aura di ricchezza;
mi comprerò un'Audi, una Bmw o una Mercedes che abbiano oltre 300mila km di decima mano scampate all'autodemolizione e girerò stimandomi come un gran signore;
mi piazzerò dal mattino un sorriso in faccia e farò continuamente battute per sembrare simpatico e spiritoso come un animatore turistico.
Poi posterò sui social solo romantiche frasi d'amore di una banalità sconcertante spacciandole per perle di geniale saggezza.
Poi andrò alle serate di ballo latinoamericano col cotone nelle mutande per aumentare e visibilizzare il pacco.
Poi ogni conquista la racconterò nei minimi particolari agli amici, esagerando per vantarmi.
Voglio essere un idiota completo.
Avrò meno stress e più soddisfazioni.
L'unico inconveniente sarà dover pulire continuamente tutti gli specchi a cui passerò davanti, perché vedendomi così non riuscirò a resistere alla tentazione di sputarmi in faccia.



lunedì 28 settembre 2015

487 - SOGNI PERSI

Da bambino sognavo:

di fare il ferroviere che guida un treno rosso,

di fare il battelliere che guida un battello del Mississipi con la ruota dietro,

di fare il pilota di un idrovolante che vola sui fiumi in Amazzonia,

di fare il vigile del fuoco che salva persone e animali dagli incendi,

di fare l'acrobata del circo al trapezio che tutti lo guardano a bocca aperta col fiato sospeso.

Invece sono diventato un disoccupato del cazzo.



venerdì 25 settembre 2015

486 - ATMOSFERE

Ho nostalgia del periodo quando ero ventenne e non solo per i vent'anni,
ma anche
per l'atmosfera elettrica che c'era nell'aria,
per il futuro che ci sembrava d'avere in mano,
per le speranze che ci coloravano le giornate,
per l'ingenuità e lo stupore bambinesco nello scoprire il mondo,
per il tempo che sembrava dilatarsi e diventare eterno con le giornate che si tatuavano dentro di noi,
per il vivere e lo stare insieme essendo parte di un grande noi invece di tanti piccoli egoistici e sparpagliati io.

giovedì 24 settembre 2015

485 - L'INCHIOSTRO DEI TRAMONTI

Sono in una penna a sfera,
vecchia, mordicchiata
spando molto inchiostro
se qualcosa mi pare importante
la riesco faticosamente a scrivere
su pezzi di carta
probabilmente voleranno via dispersi
un giorno
con ciò che pensavo
l'inchiostro finirà
io verrò agitato e sbattacchiato
per vedere se posso scrivere ancora
altrimenti
rimarrò in una penna che non scrive più
gettato nei rifiuti
o
se qualcuno si ricorderà qualche mia parola
sarò nei pensieri
scritti
da una nuova penna a sfera.


domenica 20 settembre 2015

484 - ESSERE COOL

Se morivo a 27 anni intossicato
sarei un ribelle maledetto,
sarei ricordato bene,
sarei cool.

Invece ne ho il doppio e sono ancora qui
sui coglioni della popolazione attiva,
disadattato
vivo da solo,
bevo acqua naturale a temperatura ambiente,
mangio verdure e pasta integrale,
mi faccio un paio di trombate all'anno
o tre quando va bene,
mi addormento sul divano ascoltando la radio
e faccio schifo pure a me stesso.

Sopravvivere non è mai stato cool.



483 - SERATE DIVERTENTI

I tipi trendy preferiscono
passare le serate
ridendo forzatamente
per convincersi di divertirsi
ingurgitando alcolici colorati
fino a star male
passando la nottata
abbracciati
alla tazza del bagno
vomitandoci dentro
anche la loro esistenza.

Il giorno dopo
con l'alito da culo
e con il mal di testa
non si ricorderanno
niente
della serata passata.

Ma continueranno
a ritenerle divertenti
quelle serate
e a preferirle
ad altre
o magari
al leggere un libro.

Hanno il terrore di pensare
perché sanno già
che capendo di più
potrebbero accorgersi
di quanto sono stronzi
persi
e deprimersi,
è istinto di sopravvivenza il loro.

giovedì 17 settembre 2015

482 - MOLTITUDINI

Molti parlano,
nessuno ascolta.

Molti scrivono,
nessuno legge.

Vogliono essere guardati,
senza guardarti.

Vogliono attenzioni.

Vogliono essere amati.

Vogliono te
per sé.

Ma sono solo buchi neri.

martedì 15 settembre 2015

481 - FACCE

Mi piacciono le facce oneste
su cui sbatte la vita
lasciando sfregi come pallottole
con rughe,
cicatrici,
imperfezioni.

Invece le sorridenti facce del benessere,
lucidate e tirate,
di chi l'ha sempre sfangata
con la raccomandazione giusta
mi fan venire voglia.
tanta voglia,
di pisciarci sopra.

480 - VACANZE E GITE (racconto)

Da bambino quelle volte che mi portavano per qualche settimana in vacanza durante tutto il tempo mi annoiavo e non vedevo l'ora di tornare a casa; poi di solito il pomeriggio dell'ultimo giorno mi ambientavo facendo amicizia con gli altri ragazzini e mi divertivo, così mi dispiaceva ritornare.
Ogni volta era così.
Sono sempre andato fuori tempo a cantare, suonare, vivere.
In più fin da piccolo dicevo una sacco di parolacce, ma mio padre non voleva e s'arrabbiava, in genere mi prendeva per un braccio come se mi arrestasse e mi chiudeva a chiave in bagno; una volta mi sono stancato e chiuso in bagno ho cominciato a urlare che non ne posso più, che mi butto dalla finestra, ho aperto la finestra sbattendo e facendo rumore, per poi nascondermi dietro la porta, lui è arrivato, ha aperto la porta e non vedendomi è corso subito alla finestra a guardare giù, io nel frattempo sono uscito e ho chiuso a chiave lui in bagno, scappando via con  la chiave.
Dava dei pugni sulla porta che si sentivano fin fuori casa; aveva un fisico massiccio mio padre, con dei polsi che erano una volta e mezza i miei da adulto, e non sono mingherlino.
Dopo diversi minuti, con la mediazione di mia madre e la promessa che non mi avrebbe picchiato, restituii la chiave e lo liberarono.
Da quella volta non mi rinchiuse più in bagno.
In un'altra occasione dovevamo andare a Roma per una gita aziendale fantozziana in cui i lavoratori potevano portare le famiglie. Dovevamo prendere il treno a Rovigo.
Mio padre aveva che odiava le città, si innervosiva a passarci in macchina, diceva che non sopportava il traffico, però chiamava città anche paesi di 40 mila abitanti come Rovigo o Chioggia.
Entrammo di sera in macchina a Rovigo, lui imprecava nervosissimo perché c'era traffico quella sera, ci disse: "Guardate bene in giro anche voi che con questo caos c'è pericolo."
Io vedendo che c'erano dei cartelli pubblicitari, tra cui uno con un bambino sul vaso da notte, gli dissi: "Ho visto un pericolo: c'è un culo che caga della merda!"
E giù a ridere, io e mio fratello.
Mio padre cominciò a imprecare e a dirmi di non fare lo scemo.
Ma imitando la voce dal megafono dei venditori ambulanti mi  misi a urlare alla gente che passeggiava dalla fessura del finestrino posteriore: "Attenzione gente ai culi sporchi di merda!"
Mio padre s'infuriò, bloccò la macchina, scese e mi tirò giù dicendomi che non mi voleva più. Ripartirono senza di me.
Credevo frenasse e facesse retromarcia, invece sparirono dalla mia vista.
Mi convinsi che non sarebbero più tornati, non sapevo cosa fare, vidi che la gente andava tutta verso una festa, era la Festa dell'Unità, così entrai anch'io.
Pensavo a come fare ora che ero solo, avevo fame e sete ma avevo pochi soldi in tasca, riuscii a comprarmi un panino e un bicchiere d'aranciata; mi sedetti su una sedia a pensare cosa fare ora che ero solo, intanto guardavo quelli che stavano ballando il liscio romagnolo.
Dopo un po' di tempo arrivò mia mamma trafelata, con dei dirigenti della festa e un vigile urbano: "Non ti trovavamo, credevamo ti avessero rapito, abbiamo posteggiato la macchina e siamo tornati a prenderti ma non c'eri più, abbiamo chiesto ai vigili, stavamo per andare dalla polizia a denunciare la tua scomparsa!"
Replicai che erano stati loro che mi avevano abbandonato, mio papà m'aveva aveva buttato giù dalla macchina dicendomi che non mi voleva più, allora si vergognarono in mezzo alla gente e non mi rimproverarono troppo.
Andammo a prendere il treno per Roma.
Salendo tutti spingevano come dementi per accaparrarsi i posti, così noi restammo in piedi senza posto per dormire, ci sedemmo su dei seggiolini nel corridoio.
Arrivò un controllore e vedendoci lì ci fece andare in prima classe, così noi facemmo il viaggio in prima classe comodi, con un bel reparto letto riservato solo per noi, mentre gli altri furbastri se lo fecero in seconda classe, ammassati in sei in ogni reparto letto; il mattino dopo molti dissero che non erano riusciti a dormire.
Arrivati a Roma ci portarono in un prestigioso albergo di lusso col quale avevano fatto una convenzione aziendale, era accanto a Piazza di Spagna, nella strada dietro la scalinata di Trinità dei Monti.
C'era un ambasciatore e gente simile nella hall, ci guardarono in maniera strana quando arrivammo noi famiglie fantozziane.
Al banco della reception c'era un tipo con un'aria sostenuta, moro magro abbronzato, con una giacca rossa.
Notammo che con i pezzi grossi si sperticava in moine e ringraziamenti, accompagnati da piegamenti della testa che per poco non sbatteva la fronte sul banco, mentre a noi poveracci della comitiva ci trattava con un certo cortese distacco, perciò mi fu subito antipatico, inoltre era venuto pochi mesi prima a fare uno spettacolo per le scuole un circo in cui c'era il fachiro che gli assomigliava, dissi a mio fratello: "Guarda quello, assomiglia al fachiro del circo, gli manca solo che si metta una spada in bocca e gli esca la punta dal culo o su per il culo e gli esca la punta dalla bocca".
Ci mettemmo a ridere, ma mio padre a distanza percepì "culo...culo", venne e mi strinse un braccio sussurrandomi ferocemente: "Guarda di comportarti bene e non dire parolacce altrimenti ci buttano fuori!"
Ci diedero delle camere bellissime con letti lussuosi, c'era un impianto di filodiffusione nei comodini, telefono, tanti bottoni per ventilatori, aria condizionata, luci varie...tutta roba che noi bambini non avevamo mai visto,  misero me e mio fratello in una camera e i miei genitori in un'altra.
Andai in bagno e vidi che l'acqua della tazza era alta, non era bassa come da noi a casa, allora mi misi a dire che c'era il cesso intasato, il fachiro si dava un sacco d'importanza ma non teneva neanche in ordine i bagni, presi il telefono premetti il numero della reception e urlai: "Fachiro vieni a sturare il cesso!" Appesi, mi coricai sul letto a ridere, poi pensai che sul cuscino ci aveva dormito tutta la gente, allora presi un fazzoletto da naso grande pulito dalla valigia e lo misi sul cuscino, ne diedi uno a mio fratello più piccolo dicendogli di fare altrettanto e di chiudere la porta a chiave, che non venisse mentre dormivamo quel muso da ladro del fachiro a rubarci la valigia o a protestare perché al telefono lo avevo chiamato fachiro.
Ci addormentammo subito.
Ci svegliammo poco dopo con le grida dei miei genitori e di parecchio personale dell'albergo, erano tutti in camera nostra.
Avevano trovato la camera chiusa da noi dall'interno e dovevamo andare a pranzo, così avevano picchiato sulla porta ma noi addormentati non sentivamo, temevano stessimo male allora avevano dovuto chiamare il personale per aprire la porta, chiusa dal dentro. Andammo a cena.
Quella notte stessa sentii nella strada sottostante una sparatoria, il mattino seguente chiesi e mi dissero che era passata al polizia che inseguiva dei rapinatori, sparandosi.
Quel particolare mi colpì molto, mi sembrò di essere in un film, con inseguimenti e sparatorie, però mi dava una sensazione di pericolo esserci dentro, preferivo la pace della campagna.
Della visita alla città ricordo che era estate e c'era un caldo pazzesco, col sole che riverberava sui marmi e le pietre dei monumenti, pochi alberi e tanto gas di scarico del traffico, non mi piaceva.
L'unica cosa che mi affascinava di Roma erano i freakettoni che vedevo a Piazza di Spagna.


mercoledì 9 settembre 2015

479 - PROPOSTE

Non essere mai come vorrebbero,
non omologarti
col voler farsi accettare
col condividere il sorriso untuoso e complice,
rifiuta sempre lo sguardo connivente.

Allontaniamoci.

Respireremo liberi
aria pura
stando fuori.

sabato 5 settembre 2015

478 - Umani ancorati

Sbilenchi sabati autunnali
con illusioni estive svolazzanti
altrove
da umani ancorati
nei porti delle abitudini.


477 - Gioventù

Vedo pochi giovani e non parlo di età, ma parlo di gioventù mentale, di entusiasmi, di menti aperte.
A volte noto dei settantenni più freschi mentalmente di molti ventenni, persino più in forma fisicamente.
Credo sia il fatto che nascendo col culo nella bambagia non sai sognare, entusiasmarti, lottare per ottenere ciò che desideri; sai solo annoiarti dopo un po' con tutto, oggetti o persone, e fare il broncio per pretendere i soldi dai genitori.
Ovviamente non sono tutti così i giovani, ce ne sono di svegli e molto intelligenti, che mandano pure affanculo le imposizioni e cercano nuovi modi d'essere.
Ma sono una minoranza, tutto ciò che è buono di solito è minoranza, la maggioranza tende ad aggregarsi attorno alla stupidità, al ragionamento di pancia, al quieto vivere, al subire perché ...tanto il mondo va da sempre così...bisogna adattarsi, per sopravvivere...cosa vuoi farci.
L'importante è non seguire la massa ma sé stessi con i propri sogni, senza deprimersi e rassegnarsi mai, sempre col vaffanculo in canna per chi ti ostacola.
Allora l'età influirà poco, vivrai la tua vita pienamente, in ogni istante, con gli attimi che scorrono vividi e i ricordi che si tatuano dentro; persino se fallirai ogni tuo obiettivo avrai almeno vissuto come volevi tu, essendo te stesso, non quel burattino che volevano farti diventare gli altri.


Immagine: Banksy

venerdì 4 settembre 2015

476 - EQUILIBRISMI

Perdo
i passi delle ombre
sull'acqua piovana
tra l'incombenza delle nuvole
e le esistenze che cadono
nelle crepe del tempo
in cui svaniscono le stagioni.

Mentre ci reggiamo
in precari equilibri cosmici
con i disperati alibi
dei coloratissimi ultimi acquisti
e degli organi genitali preferiti
chiamati amori.

Certi rivoltosi
si ribellano
fin dove arriva
il guinzaglio
che temono di perdere.

Invece io
l'equilibrio delle illusioni
lo rifiuto
e rotolo
nella polvere
dell'infinito.















475 - SOLITARIAMENTE

Io sono solo
vivo solo
mangio da solo, cammino da solo
ma per fortuna, quando trovo compagnia
mi sento ancor più solo.




martedì 1 settembre 2015

474 - IL FALCO

C'era il Falco, in quanto predatore di femmine, un imbianchino che si atteggiava a conquistatore, trombatore, affascinante playboy.
Alla sera usciva vestito di marca, poi capitava verso le due di notte da noi ragazzini con qualche anno meno di lui, che sedevamo sulle panchine della piazza, veniva a raccontarci le sue avventure.
Erano sempre ragazze bellissime conosciute casualmente nelle più svariate discoteche, offriva loro da bere e poi proponeva di portarle a casa, affascinate da cotanta eleganza accettavano, poi si fermava lungo la strada...e ci raccontava.
Era magro, bruttino, basssotto, aveva capelli neri e curatissimi con una taglio alla Toto Cutugno, usava dopobarba e profumi che si sentivano a metri di distanza, jeans a sigaretta strettissimi e per sembrare più alto stivaletti anche d'estate, più maglie o camicie alla moda firmate, collane e braccialetti vari d'oro, e aveva un accendino zippo a benzina color oro che scoperchiava mentre parlava, interrompeva il racconto di solito nei punti cruciali più spinti, accendeva la marlboro con aria vissuta, mentre tutti aspettavano il seguito della storia, qualcuno rimaneva persino con la bocca leggermente aperta nell'attesa, lui nel silenzio più totale del pubblico richiudeva con calma lo zippo, dava qualche lunga, interminabile boccata, quella prima di riprendere il discorso ne espelleva bruscamente il fumo per il naso, con aria un po' scocciata, riprendeva la narrazione delle sue vicende erotiche.
La trama era sempre quella, prima pompino, poi in vagina un paio di venute che ci descriveva nei particolari, se la conosceva già in genere ci raccontava che glielo infilava pure dal retro per la terza venuta.
C'era l'orologio del municipio che batteva le ore, se lo interrompeva mentre stava parlando il Falco contava i rintocchi aggiungendo delle ore, se a esempio erano le quattro del mattino, lui contava i rintocchi ad alta voce dicendo  "Uno". "Due". "Tre"."Quattro". Poi emetteva un forte rutto dicendo "Cinque". Poi un altro rutto "Sei". Poi una scorreggia: "Sette". Un'altra: "Otto". Un'altra ancora "Nove".
In genere arrivava un ruttone finale: "E dieci! E vaffanculo quella faccia di merda del sindaco e il suo orologio rompicoglioni!"
Noi ridevamo, era stupefacente soprattutto come avesse sempre pronta dell'aria in eccesso da espellere dagli orifizi; però dopo un po' ci si rompeva le palle ad ascoltare le sue storie sempre simili, si finiva per chiedergli dove aveva comprato la maglietta o i jeans, a volte sbagliava a dire il nome allora si dava uno schiaffo,  diceva: "Questa è CP Company. No!" Dandosi un forte schiaffo su una guancia. "Questa è Gb Pedrini, mi sbaglio sempre."
Una notte facendo la solita scenetta di continuare i rintocchi dell'orologio con rutti e scorregge arrivò al dodici con una scorreggia dal rumore strano, una specie di plof.
"Cazzo, mi sono cagato addosso!"
Ci salutò e si allontanò andando verso casa, camminando con gambe tipo cowboy appena smontato dal cavallo.
Diversi anni dopo incontrai il Falco al bar, in un freddo e nebbioso sabato sera d'inverno.
Appena mi vide mi prese per un braccio, mi allontanò dal bancone e avvicinandosi con la bocca al mio orecchio mi disse a bassa voce: "Vieni con me, ho un appuntamento con due ragazze che ho conosciuto, sono uno schianto, una più bella dell'altra e disponibili, da perderci la testa, ma se vado da solo non combino niente, non sono tipe che fanno cose a tre, ci vuole uno che mi accompagni e si prenda l'altra, l'amica di quella con cui ho più confidenza, la più alta delle due. Vieni tu con me!"
"Se sono belle e disponibili come dici mi va bene, a me piacciono quelle alte e  sono libero da impegni stasera, vengo! Dove dobbiamo andare?"
"In riviera romagnola, dopo Rimini."
"Cazzo dopo Rimini, con quella nebbia che c'è! Spero ne valga la pena."
"Non preoccuparti, andiamo con la mia macchina, guido io che conosco bene la strada, ho la macchina nuova, così ci presentiamo meglio, tu hai quella citroen scassata e ammaccata da tossici, sembriamo evasi da una comunità di recupero se andiamo con la tua. Sono le più belle della discoteca, hanno sempre gli occhi di tutti addosso, dobbiamo presentarci bene ed è un posto di classe, sarebbe meglio che tu andassi a casa a cambiarti."
Avevo un giubbotto in tela verde militare, jeans stracciati e una berretta di lana calcata sugli occhi, istintivamente mi venne da mandarlo affanculo, lui percepì dalla sguardo e mi spiegò che era un posto di classe, buttavano fuori anche lui se si presentava con me messo così, mi disse: "Vestiti col tuo stile, anche eccentrico, ma meglio possibile." Le parole e il tono con cui me lo disse erano rispettose, mi piacquero, poi avevo pure il cervello in tiro per le superfighe che diceva, andai a casa a vestirmi meglio.
Mi misi un paio di calzoni bianchi in velluto e una camicia in panno color marrone con dei disegni tribali africani neri, tirai fuori un paio di vecchi stivaletti a punta col tacco poiché aveva detto sarei andato con quella alta, mi misurai col metro avvolgibile, con quelli ero 186 centimetri, le sarei piaciuto. Mi misi un vecchio impermeabile che avevo comprato sul mercato anni prima, sembravo Adriano Celentano dall'abbigliamento.
Per dare un tocco di classe mi legai al collo una sciarpa di seta color oro con dei disegnini blu, era di mio padre e la usava quando andava in moto, o poi in vespa, al lavoro; le tarme l'avevano bucherellata, ma piegai all'interno la parte bucata, me la legai alta sul collo e mi pettinai i capelli all'indietro, ora sembravo uno spacciatore sudamericano benestante, mi avrebbero fatto entrare.
Doveva passare a prendermi davanti a casa.
Uscii tra la nebbia che stava aumentando, mi venne in mente allora che non sapevo che macchina avesse, mi aveva detto che ha la macchina nuova senza dire che tipo di auto si era preso, non l'avevo vista, ero uscito dal bar ed ero tornato a casa con la mia. Pensai che sicuramente la sua sarà stata un'auto di lusso, visto quello che aveva detto della mia, aveva un amico con la bmw e l'altro con il mercedes, lui dal tipo che era probabilmente si era preso il bmw.
Guardavo le poche macchine che passavano e vidi un bmw nero, feci cenno che si fermasse ma tirò dritto, non era lui.
Arrivò una fiat 127 rosso mattone con un'antenna della radio gigantesca, era sicuramente qualche anziano, guardai verso la macchina successiva, ma si fermò.
Era il Falco.
"Bravo, sei vestito benissimo, dai che andiamo e le sfondiamo in tutti i buchi!"
Salii e partimmo.
Sull'autoradio aveva inserita una cassetta di Claudio Baglioni, c'era una nebbia che si vedeva appena la prima riga spezzettata di mezzeria.
 Per un po' parlai con lui, poi non ce la feci più e scoppiai in bestemmie e imprecazioni.
"Portami indietro se dobbiamo farci delle ore di macchina nella nebbia con questa musica!"
"Cambia, ho delle altre cassette."
Mise una mano dietro il sedile e mi passò un contenitore con delle musicassette, accesi la luce di cortesia, guardai: Antonello Venditti, Pooh, ancora Baglioni, una compilation dell'ultimo San Remo, Alice, Elton John, Dire Straits, Lucio Battisti, un paio di compilation dance.
Misi su i Dire Straits, da viaggio in auto vanno sempre bene.
Fu un viaggio interminabile, la nebbia si alzò un po', ma sbagliammo strada, finimmo in un paesino sconosciuto con case antiche, sembrava di essere tornati indietro nel tempo, dovemmo fare un giro lunghissimo per tornare sulla strada giusta, dopo quasi tre ore di viaggio arrivammo finalmente dove c'era la discoteca.
Era quasi l'una di notte, ma c'erano poche macchine sul piazzale.
Andammo dentro.
Io vestito da narcos e il Falco da tamarro elegante con giubbotto di pelle nero e jeans, stivaletti a punta entrambi, ci si parò di fronte un armadio di buttafuori oltre i due metri che io non gli arrivavo alle spalle; sembrava volesse buttarci fuori, invece gentilissimo ci indicò la biglietteria e il guardaroba, ci spiegò che avevamo una consumazione libera compresa nel biglietto.
Entrammo attraverso una specie di sipario.
Un ambiente triste, deludente, con luci soffuse e musica banale da discoteca.
C'era uno strano miscuglio di fighetti firmati e dall'aria arrogante cocainomane oppure dark pallidi impediti, che sembrava fossero minimo due settimane che non cagavano o avessero mezza Thailandia in vena.
Venivano verso noi due ragazze dark, una bionda bassa e una mora alta, pallide come fossero morte in via di putrefazione, gli chiesi se erano loro.
No.
In effetti aveva detto ragazze eleganti e strafighe, non potevano essere quelle due dark in fin di vita.
Andammo al bar a reggere il bancone e sorseggiare un paio di bourbon con la consumazione.
Passava qualche bella ragazza, era passata l'una e mezza, cominciava ad arrivare più gente, pensavo a loro che erano le più belle, mi aveva detto che avevano un appartamento li vicino, m'immaginavo una notte di sesso con la ragazza alta, eravamo nudi, ci baciavamo ovunque con passione, la mia lingua scorreva sul suo corpo,...
Mentre io avevo il trip erotico lui saluta due piccole culone brutte ed esaltate, neanche lo guardano, vedo che rincorre la più  bassa e la prende per il braccio, lei le dice: "Ma che cazzo vuoi?"
E lui: Ma non ti ricordi di me? Lei neanche lo bada, con fare antipatico dice che in compagnia con degli amici, parlotta con la sua amica, lei sarà 150 centimetri con i tacchi e i denti marci, la sua amica 160 cm con tacchi e viso pieno di brufoli, parlottano e se ne vanno.
Lui ritorna al bancone del bar, ci prediamo un altro giro di bourbon. Poi mi chiede se andiamo al bar davanti al piazzale che tengono aperto tutta la notte, così si prende le sigarette e possiamo bere qualcos'altro spendendo meno,
Usciamo e andiamo nel bar, prendiamo un paio di birre e le sigarette. Poi un altro giro di birre. Al terzo giro gli chiedo se si può andare noi dalle figone, se sa dove hanno l'appartamento possiamo andare a vedere se ci sono.
"Mi hanno detto che non possono venire."
"Ma quando le hai viste?"
"Prima in discoteca."
Io delusissimo:
"Potevi dirmelo, non le ho neanche viste!
Dopo un attimo mi si accese il cervello, feci uno più uno uguale le due mostriciattole stronze.
"Ma stai scherzando???? Erano quelle due antipaticissime cesse in miniatura???"
"Mi parevano meglio l'altra volta."
Mi veniva voglia di rompergli la bottiglia di birra vuota sul cranio, feci fatica a trattenermi.
"Andiamo a casa che è meglio." Dissi.
"Sì, stavolta ci è andata male, ma sarà per la prossima volta."
Si alzò, prese altre quattro birre in bottiglia e pagò per entrambi.
Tornammo a casa mestamente tra la nebbia, fumando sigarette e bevendo birra.
Non ci fu mai la prossima volta.



473 - BUK

Ieri lungo la statale ho visto Charles Bukowski.
Era identico all'originale, stesso fisico, stesso viso, stessi capelli, stessa barba, vestito come lui con una maglietta scura e una paio di calzoni sformati stava andando contromano lungo il bordo della strada statale, sotto il sole di mezzogiorno con la schiena curva, trascinandosi dietro un semivuoto minuscolo zainetto col carrellino, con dentro tutte le sue cose.
Tutto correva veloce in direzione contraria alla sua, tutto lo sfiorava, niente lo toccava, né gli enormi Tir pieni di merci, né le auto, né i camper dei vacanzieri, né qualsiasi cosa.
Immerso in un suo mondo camminava contromano, partito da non si sa dove diretto a non si sa dove, probabilmente non lo sapeva nemmeno lui.
Se fossi andato nella sua direzione forse mi sarei fermato e se fosse salito per attaccare il discorso gli avrei chiesto se legge Bukowski.
Magari mi avrebbe detto che legge Fabio Volo e non sa chi sia Bukowski.



domenica 30 agosto 2015

472 - PESCATORI DI FIUME

Sul fiume, esposti d'inverno al vento gelido da nordest, ci sono i posti barca costruiti con i relitti trasportati dalle correnti dai pescatori, non si sa con quale autorizzazione, presumo nessuna.
Sono i pescatori di fiume, i più poveri, con barche in legno malmesse, motori vecchi e sconquassati, arrivano al lavoro con automobili scampate all'autodemolizione o con motocicli ape ammaccati.
Prendono pochi pesci nelle acque inquinate e hanno redditi al limite della sussistenza.
Una volta su un'isola in mezzo al fiume si era arenato un cavallo morto, un pescatore è andato con una maschera antigas e una sega a motore, l'ha squartato tirando fuori dallo stomaco molte anguille che lo stavano mangiando; ha guadagnato ottocentomila lire a venderle, molti soldi per quei tempi; quello è stato un colpo di fortuna che ancora lo si racconta.
Alla sera andavano in un bar vicino all'argine a bere vino e giocare a carte d'inverno e d'estate a bere birra con l'anice giocando a bocce sul retro.
Poi i proprietari per allargare la clientela attirando pure i giovani hanno fatto anche pizzeria, con i tavoli a fianco del gioco a bocce.
Noi ragazzi avevamo appena conosciuto, nel paese vicino, delle ragazze  e per fare bella figura le abbiamo invitate a mangiare la pizza lì, considerando che era il locale più economico; però poco dopo che c'eravamo seduti hanno cominciato ad arrivare rumorosamente le pesanti bocce contro la rete metallica, alta circa un metro e mezzo, che separava i tavoli dal gioco a bocce.
Giocavano ubriachi sfatti.
Poco dopo una boccia tirata da uno più strafatto degli altri ha sorvolato la rete e la testa di una ragazza seduta, per schiantarsi sul tavolo dopo il nostro.
Alle nostre proteste il tiratore è venuto a scusarsi, ma mentre parlava gli scappava da pisciare, così si è tirato fuori l'uccello iniziando ad allontanarsi, pisciando per terra per finire la pisciata completamente contro le gambe del tavolo dopo il nostro, dove era finita la boccia.
Mentre finivamo di mangiare sono arrivate un paio di coppie ben vestite e distinte, si sono messe nel tavolo dopo che avevano nel frattempo sistemato. Sentivamo le donne che dicevano si sente odore da gabinetto, mentre un uomo diceva che il gabinetto è all'interno del locale, era impossibile che arrivasse fin lì l'odore.
Grazie al cazzo, gli aveva appena pisciato contro il tavolo, se tastavano le gambe del tavolo c'era ancora il piscio dell'ubriaco. Dopo aver riso per un po', uno di noi gli ha detto che un ubriaco aveva pisciato contro quel tavolo ed era era meglio passassero in un altro.
Ma poi, mentre uscivamo, abbiamo notato che uscivano anche loro.
Dopo pochi mesi chiusero e cambiò la gestione, tolse tutti i tavoli e fece ristorante con solo 4 sgabelli alti per il bar, così i pescatori alcolizzati non ci andarono più.
Era un ambiente quello dei pescatori molto violento, con risse continue.
Passando di lì ieri in bicicletta ho visto ci sono ancora, con i loro posti barca costruiti con i relitti del fiume. Ma quello che più mi ha sorpreso è aver visto uno con esposta la bandiera arcobaleno del movimento di liberazione omosessuale, in quell'ambiente ci vuole un certo coraggio a farlo.
Fatti così mi accendono speranze per un futuro migliore.

martedì 18 agosto 2015

471 - USCENDO

Siamo solitudini sparpagliate
ci sfioriamo nelle notti
ci perdiamo nei nuovi giorni,
se mi cercate non esisto
se m'incontrate non sarò io
finché sarò
dentro convenevoli e linguaggi codificati.

Uscendoci.

Rovesciandoci
in cangianti riflessi
nei bagliori della notte
specchiandoci
evanescenti lune su lame di coltelli
in pozzanghere sperse e in mari dimenticati
ci scopriamo
essendoci, ritrovandoci, concretizzandoci
per poterci riprendere
i tempi
più duri.





lunedì 17 agosto 2015

470 - INNANZITUTTO

Agosto puzza
puzza di morte
puzza di fine
percepisco la scritta game over
nell'alba di ogni nuovo giorno uguale.

Tra garruli rumori di vacanze  raccontate,
tentativi di eludere l'insopportabile quotidianità
di ogni vita cogliona,
mentre le giornate muoiono sempre prima
le speranze che illudevano sono sepolte
e guardo le facce da cazzo abbronzate
in quella schifosa melassa di obbedienza
nel riconoscersi attraverso i segni dell'adeguamento
agli ordini imposti
vacanze, abbronzature, mode, auto, moto, eccetera
esibizioni per sentirsi qualcuno
solamente tramite i consumi a cui si obbedisce
e vorrebbero un premio per essersi adeguati agli ordini
anche da me
anche solo uno sguardo di approvazione o di invidia
ma sbattono contro la parete rocciosa del mio disprezzo
che urla:
"Non vi cago!"

Non è per cattiveria o ideologia
ma è  proprio che non me ne frega una sega di certa gente
la evito
così come evito di pestare una merda di cane
magari anche dietro certi atteggiamenti c'è del buono
ma finché faranno i deficienti saranno merde umane,
innanzitutto.




venerdì 14 agosto 2015

469- FINZIONI SOVRAPPESO

Vorrei fare un appello alle amiche grassone, ciccione, obese, in carne, balene, balenottere e sovrappeso varie che ho nelle amicizie dei social network.
Fatevi vedere, non vergognatevi di voi stesse, non mettete come foto del profilo una qualche fotomodella o una foto astratta o se mettete una vostra foto è del 1898 perché è l'ultimo periodo in cui eravate ancora snelle.
Se non vi accettate voi figuratevi gli altri, inoltre sembrate delle false, complessate e cerebrolese nascondendovi così.
Una volta anni fa avevo visto in tv il caso di una grassa sposata di mezza età, aveva trovato in chat un ventenne facendogli vedere le foto di quando era magra e giovane, poi si sono dati appuntamento per incontrarsi, lei abitava in montagna così lui è andato a trovarla, ma hanno ritrovato lei che era stata scaraventata giù dall'auto in corsa lungo i tornanti e aveva sbattuto la testa contro la parete in pietre a lato della strada; l'avevano portata in ospedale e fingeva di non ricordarsi perché si trovava in macchina col tipo e perché l'ha gettata fuori dalla portiera; allora parlavano di rapimento, che l'avessero drogata e astrusità varie quando invece la ragione era lampante: gli aveva cagato il cazzo facendolo infuriare con la truffa che aveva organizzato
Ovviamente la reazione del tipo è da deprecare, ma se fingi in quel modo coinvolgendo uno sconosciuto dal lato sessuale/affettivo poi non sai la reazione che avrà quello, se trovi il tipo che non sa controllarsi rischi di fare una brutta fine.
Se una si accetta trova meglio quello che la accetta e la apprezza.
Per quanto strano possa sembrare ci sono uomini attratti dalle ciccione, molti nordafricani e quasi tutti i neri africani amano la donna grossa, ma anche tanti italiani, ne conoscevo di amici che tra una magra e una più grossa preferivano quella più formosa. Alcuni si sono sposate delle grosse.
Avevo un compagno di banco che aveva i baffi a manubrio già a 14 anni e poi ha mollato la scuola per fare il camionista, ricordo più grosso le ragazze avevano il culo e più gli piacevano.
Un altro bassino e magrolino aveva una citroen dyane come automobile, era un'auto del periodo superammortizzata, a lui arrapavano le bisontesse, ne aveva tre di amanti, una sugli 80 kg che assomigliava vagamente a Mara Venier, un'altra sul quintale abbondante tipo cantante lirica e un'altra che assomigliava al nemico di Zorro, al sergente Garcia, aveva persino i baffi e sarà stata 185 cm di altezza e oltre 150 kg di peso. Si vedeva da lontano quale delle tre aveva su in auto, secondo il grado di inclinazione del veicolo, con quella da un quintale e mezzo sembrava avesse rotto gli ammortizzatori dal lato passeggero, la macchina viaggiava inclinata con lui in alto e lei in basso, non so come facesse a non scivolare addosso a lei.
Però era contento e pure loro, tra l'altro si diceva che era piccoletto ma con un cazzo enorme e sempre in tiro, per cui anche se erano balene le arpionava al meglio.
Poi ci sono molti uomini timidi anche di bell'aspetto che vanno insieme e pure poi si sposano con quelle che prendono loro l'iniziativa, che sono più sicure di sé stesse, ne ho visti un paio di casi in cui ragazzi molto belli che sembravano fotomodelli si sono messi con delle grasse basse, una era pure antipatica insopportabile stronza.
Se una è sicura di sé e si presenta sincera ha probabilità di piacere, che poi un uomo in genere cerca essenzialmente una da trombare, da stare bene insieme e soprattutto che non gli rompa i coglioni, quindi i chili in più passano sovente in secondo piano se ci sono altre qualità.
Invece tante credono stupidamente di rendersi più attraenti legandosi il maglione alla vita per nascondere il culo oversize, magari si farebbero anche trombare col maglione legato sul culo; a esempio una volta sono andato con una che aveva un maniglione dell'amore, ma a me piaceva anche così, non mi attirano le obese ma a qualche chilo in più non ci bado, era bella di viso, abbastanza alta, non era male a parte il maniglione e neppure che fosse  eccessivo, invece si faceva dei problemi, voleva nasconderlo anche quando si trombava, così ogni volta si faceva tirare su la gonna e togliere le mutande ma quando andavi per toglierle la gonna non voleva, la prima volta cercando di essere più gentile possibile le chiesi: "Ma che cazzo hai nel cervello, se ti ho appena tolto le mutande perché la gonna no?" "Perché non mi va".  Fu la sua risposta e notai che per distrarmi si buttò a succhiarmelo con foga.
Allora non insistei, pensai che se era contenta così peggio per lei, infatti dopo se si ritornava al bar o se la portavo a casa ogni volta aveva la gonna tutta sborracchiata, lei si toglieva lo sperma finito sulla gonna con un fazzolettino di carta ma una parte era assorbita, si vedevano le macchie (a essere sincero facevo sovente apposta a venirci sopra, dicendo che quando ho un orgasmo non riesco a controllarmi e stronzate varie per controbattere le sue ipocrisie con uno scherzo, affinché la spingesse ad accettarsi).
Una volta siamo andati in pizzeria già trombati e mentre aspettavamo la pizza le dissi: "Stai bene con quelle perline ai capelli, prima mentre si trombava non le ho neanche notate, potevi fartele mettere anche dall'altro lato e metterne di più". Lei rideva pensando scherzassi, poi dopo diversi minuti capì che parlavo seriamente, si toccò e si accorse che erano gocce di sperma secco attaccate ai capelli, erano regolari e in fila alla stessa altezza così sembravano proprio perline e tra l'altro le donavano, involontariamente avevo trovato un'idea originale per migliorarle il taglio dei capelli; andò in bagno a toglierle. Però poi smettemmo di frequentarci, m'infastidiva appunto la sua falsità su tutto, non si capiva mai che cazzo voleva e cosa pensava veramente; questo atteggiamento falso rompeva i coglioni ben più del maniglione dell'amore.
Credo che ognuno abbia il suo target, se si propone sinceramente non dà spazio a fraintendimenti ed è più facile che venga apprezzato per quello che è.
Senti e vedi persone a cui piacciono tipi che non penseresti mai, la gente è strana, pertanto l'essenziale è trovare la sintonia innanzitutto con sé stessi, dopo sarà più facile trovare una sintonia anche con un partner.

giovedì 13 agosto 2015

468 - VETRINETTE

Ogni momento passato sarà più bello di uno analogo presente perché è cristallizzato, prevedibile, lo abbiamo messo nella nostra vetrinetta con sotto il centrino bianco fatto dalla nonna e ce lo rimiriamo comodamente.
Anche le persone le vorremmo così, come degli oggetti da esporre, che non ci diano pensieri ma rassicurazioni.
A ognuno attribuiamo un ruolo e delle caratteristiche che ci fanno comodo, e se esce da quel ruolo allora ha tradito la nostra fiducia, lo odiamo, gli urliamo con rabbia: Non ti riconosco più!
Ma quando mai lo abbiamo conosciuto? Abbiamo visto solo l'immagine che ci siamo fatti noi proiettando i nostri desideri, immaginandocelo come volevamo che fosse.
Se non conosciamo neppure noi stessi non diciamo stronzate pretendendo di conoscere gli altri.
Prendiamo la vita e la gente come viene e come va, senza voler trattenere niente, senza voler imporre niente, lasciandoci andare nel vento del tempo che spazza via i nostri dogmi nonché ci spezzerà se ci attaccheremo a quei dogmi.
Il tempo distrugge anche le rassicuranti vetrinette con i nostri oggetti più cari.
Se ci opponiamo ci ferma e ci cancella.
Se lo assecondiamo viaggiamo in armonia con lui.


domenica 9 agosto 2015

467 - NON SO CHE DIRE

Non so più che dire
le parole
mi suonano vuote e già dette
non mie
abusate, stuprate, ammazzate
rimangono solo nei gesti necessari
significati concreti
ma banalmente funzionali
o probabilmente
siamo noi funzionalmente banali
in fondo
dobbiamo mangiare e bere
guadagnarci i soldi per farlo
poi accoppiarci
magari prolificare
sperare nei figli e poi sparire
senza illudersi di cambiare
qualcosa o qualcuno,
ma non è il mio caso,
io mi arrampico nella vita
appendendomi alle parole
cercando di riempirne il vuoto
per riempire il mio,
in precario equilibrio sulla follia
vivo in ciò che esprimo.



mercoledì 5 agosto 2015

466 - PERSI NEL TEMPO

Tutte le parole che non ti ho detto
me le sono messe in tasca
e tastavo a ogni passo
per sentire se erano ancora con me.

Mi hanno accompagnato
tra vicoli tossici e notti solitarie.

Le stringevo quando barcollavo
per aggrapparmi alla mia parte migliore
che nessuno ha mai conosciuto.

Poi quel giorno che ti ho rivista
le ho tirate fuori per regalartele
ma erano diventate parte di me,
erano il mio sangue e le mie budella.

Tu scappasti inorridita
vedendo le interiora
del pupazzetto perfetto
che desideravi avere a disposizione.

Io ero già perso e finito
dall'inizio e senza di te
definitivamente
mi sono ritrovato
alzando la testa dagli sguardi quotidiani,
guardando il cielo che scorre
sfuggendo tra i tetti dall'assedio dei palazzi .

466 - PERSI NEL TEMPO

Tutte le parole che non ti ho detto
me le sono messe in tasca
e tastavo a ogni passo
per sentire se erano ancora con me.

Mi hanno accompagnato
tra vicoli tossici e notti solitarie.

Le stringevo quando barcollavo
per aggrapparmi alla mia parte migliore
che nessuno ha mai conosciuto.

Poi quel giorno che ti ho rivista
le ho tirate fuori per regalartele
ma erano diventate parte di me,
erano il mio sangue e le mie budella.

Tu scappasti inorridita
vedendo le interiora
del pupazzetto perfetto
che desideravi avere a disposizione.

Io ero già perso e finito
dall'inizio e senza di te
definitivamente
mi sono ritrovato
alzando la testa dagli sguardi quotidiani,
guardando il cielo che scorre
sfuggendo tra i tetti dall'assedio dei palazzi .

martedì 4 agosto 2015

465 - SCARACCHI

Ci sono periodi nelle nostre vite e sono vite essi stessi, vite autonome, a sé stanti, che incollate dal tempo alle altre vissute compongono il mosaico della nostra esistenza, creando un disegno assurdo o con qualche senso, magari il senso lo si trova solo in qualche minuscola tessera del mosaico.
Guardando a ritroso nella mia esistenza una tessera il cui senso mi sfugge è il periodo degli scaracchi.
Con gli amici avevamo circa 13 anni, vestivamo con giubbotti in pelle, jeans, stivaletti, coltello a scatto e sigarette; vivevamo gran parte delle nostre giornate sul muretto di recinzione di un fornaio, lungo la strada principale del paese, era un muretto alto circa un metro e largo mezzo metro con dei buchi in cui dovevano metterci dei pali per attaccarci poi la rete di recinzione, ma i pali non li misero mai; accanto al muretto dal lato interno c'era un rubinetto da cui bevevamo quando ci veniva sete o ci mancava la saliva per scaracchiare.
Scaracchiavamo in continuazione, soprattutto sul muretto, lo riempivamo di scaracchi dove non sedevamo in modo da impedire ad altri di sedersi accanto a noi, quelli che avrebbero voluto anche loro venire a sedersi sul muretto lo trovavano tutto sputacchiato e scataratto; era il nostro muretto e nessuno poteva sedersi lì se non era dei nostri, ogni tanto rinnovavamo gli scaracchi sul muretto quando si seccavano.
Lo scaracchio non è un normale sputo, per essere degno di questo nome deve contenere catarro o perlomeno tentare di contenerlo, c'è l'aspirazione rumorosa del muco bronchiale, il mix in bocca con espressione facciale un po' nauseata e l'espulsione il più lontano possibile; così sputa un vero maschio e così facevamo noi.
Ci faceva sentire adulti essere pieni di catarro, quando le nostre mamme ci sentivano tossire dicevano: "Sei pieno di catarro come un vecchio, lo so che fumi di nascosto, visto cosa succede a fumare da giovani!". Ma a noi quelle parole facevano l'effetto opposto delle loro intenzioni, ci incitavano a continuare, ci lusingavano, di quella condizione ne eravamo contenti e orgogliosi.
Oltre a scaracchiare praticavamo altri sport.
Facevamo tiro al bersaglio lanciando i coltelli a scatto contro qualche balcone di legno delle case al piano terra, ma ogni tanto saltava fuori il proprietario a lamentarsi o addirittura ci voleva denunciare
Facevamo salto in basso andando nelle case in costruzione e gettandoci giù, vinceva chi si gettava da più in alto, poi abbiamo smesso per distorsioni e lesioni varie; per esempio io una volta mi sono buttato con gli stivaletti col tacco giù dal primo piano, non era alto, di solito mi buttavo dal secondo piano se c'era la sabbia sotto, ma quella volta sotto c'era una strada sassosa in discesa, dalla botta mi si sono piegate le gambe, così il ginocchio mi è sbattuto sulla faccia, rompendomi le labbra; inoltre anche lì i proprietari o gli impresari edili venivano a scacciarci, dicevano che se ci ammazzavamo andavano loro nei guai.
Allora ci inventammo un nuovo sport, che chiamammo: zona scaracchi.
Andavamo a casa di uno di noi che abitava vicino al fornaio e nel cortile sotto a un albero di fico con dei barattoli di latta vuoti creavamo un breve percorso di gimkana pieno di curve, poi in corrispondenza delle curve più brusche riempivamo la zona di scaracchi, per dei minuti tutti sputavamo in continuazione in quei punti specifici.
Finito di sputacchiare la zona si prendeva una carriola grande da muratore di suo padre del mio amico e si tiravano i numeri con le dita, facendo la conta: il primo sorteggiato era il concorrente e il secondo sorteggiato il conduttore della carriola.
Lo sport consisteva che il concorrente si sedeva nella carriola dando le spalle alla ruota e il conduttore doveva andare velocemente nelle curve per farlo cadere di schiena nella zona scaracchi altrimenti perdeva e il prossimo concorrente era lui.
C'era Taddeo che era il più grande e grosso ma il meno agile, perciò perdeva sempre, toccava sempre a lui e tornava a casa tutto sporco, con la schiena del giubbotto in pelle piena di scaracchi; un giorno si stancò e si arrabbio, minacciando di non venire più con noi, allora smettemmo.
Per cambiare gioco ci mettemmo a giocare a carte in casa sempre di quell'amico, chi perdeva si prendeva un pugno a tutta forza su una mano da tutti gli altri, aveva una vecchia tavola in legno e si sentiva un rumore infernale dei pugni sul tavolo ogni volta che uno perdeva; però anche in quel caso perdeva quasi sempre Taddeo e un giorno si arrabbiò, ma anche noi avevamo tutte le mani doloranti per cui gli demmo ragione e cambiammo, ora chi perdeva beveva un bicchiere d'acqua con la pastiglia effervescente, era acqua che faceva suo padre per risparmiare i soldi della minerale, riempiva un bottiglione da vino vuoto con l'acqua dal rubinetto e ci metteva una pastiglia apposita che la faceva diventare effervescente, però aveva un gusto schifoso, da medicinale.
Finì che il solito Taddeo a forza di bicchieri d'acqua schifosa vomitò sulla tavola e sul pavimento.
Lasciammo i bicchieri d'acqua e ci mettemmo a giocare a carte con in palio i soldi, ma perdeva sempre Taddeo, che si arrabbiò definitivamente dicendo che ci mettevamo d'accordo per imbrogliarlo, così abbandonò la banda.
Crescendo divenne di destra, evidentemente si è sfogata così la rabbia repressa che aveva accumulato.


mercoledì 29 luglio 2015

464 - SCUOLA E PISTOLA

Quando andavo a scuola avevo passato i 18 anni, mi ero tenuto la barba, avevo due orecchini dorati fatti a forma di stella sull'orecchio sinistro, mi pettinavo i capelli all'indietro, indossavo un vecchio cappotto lungo blu che era di mio padre e con una piccola cartella nera mi recavo a scuola a bordo di una vetusta fiat 500 gialla di 15 anni e con svariati chilometri sul groppone.
Era inverno e ci avevano trasferito in una sede distaccata, notai che quelli delle prime classi vedendomi arrivare in macchina e conciato così quando passavo si intimorivano, mi dicevano buongiorno, evidentemente pensavano fossi un insegnante, dissi loro: "Andate in classe ad aspettare l'arrivo del vostro insegnante, non sostate nei corridoi".
Loro ci andarono, dopo un paio di volte quando mi videro arrivare sapendo che li mandavo dentro andarono già autonomamente tutti in classe, allora mi affacciai sulla porta dell'aula e urlai: "Spalancate le finestre, arieggiate i locali prima di soggiornarvi".
Mi uscì così casualmente la frase, l'avevo letta su un qualche barattolo di spray insetticida.
Loro si lamentarono che c'era freddo ad aprire, dissi di mettersi i giubbotti, aprire dieci minuti e poi chiudere prima che arrivasse l'insegnante, così trovava l'aula con l'aria rinnovata che cominciava a scaldarsi, mi ascoltarono, in pieno inverno col ghiaccio si rimisero i giubbotti e spalancarono le finestre, glielo dissi anche all'altra aula di prima accanto e pure loro fecero come gli altri.
Il giorno successivo li vidi in classe con le finestre chiuse, allora mi affacciai sulla porta a dire di aprire le finestre, mi guardarono risentiti, dicendomi che l'insegnante si era arrabbiato e voleva dare una nota a tutta la classe per aver spalancato le finestre col freddo, e anche nella prima accanto la loro insegnante di italiano aveva dato per punizione un sacco di roba da studiare, perché anche lei si era arrabbiata per il freddo.
Commentai: "Che insegnanti smidollati".
Una mi chiese che materia insegnavo, gli dissi: "Ma ti sembra che io sia un insegnante?"
"Sì, credevo che lei fosse un insegnante".
"Non credere mai perché ti sbaglierai sempre, io apprendo e basta, sono qui per quel motivo e non insegno niente a nessuno".
Mi guardò perplessa.
Era un sabato, al pomeriggio mi ruppi le palle di andare in giro vestito così, mi lasciai i capelli sulle spalle, mi tagliai la barba e mi misi un giaccone scamosciato da navajo con le frange che avevo trovato per poche lire. Ora sembravo un nativo americano.
Passando davanti a un negozio di giocattoli vidi che c'era una svendita totale, c'erano pistole e stelle da ranger, mi comprai una pistola in metallo e anche una stella di latta da ranger; la stella me l'appuntai sul giaccone  e la pistola la misi in una grande tasca interna.
La pistola mi divertiva perché sembrava vera, ma il motivo recondito era di usarla per il pesante calcio in caso di lite, poiché c'era un grassone più grande e grosso di me, mezzo fascista e mezzo idiota, con cui scaturivano spesso scintille perciò volevo essere certo di abbatterlo con ogni mezzo in caso di lite, anche a costo di sfondargli la faccia col calcio della pistola, quindi mi faceva comodo, e in quel periodo la tenni sempre con me, a portata di mano.
Arrivai a scuola il lunedì successivo messo così, quando mi videro passare per il corridoio i ragazzini mi guardarono stupiti, sembravo uscito da un film western, in aggiunta col tocco demenziale dell'essere vestito da indiano con la stella da ranger.
Vidi che alcuni andarono verso la bidella a chiedere lumi sullo strano individuo, notai mentre mi allontanavo che lei spiegava accalorandosi, prevedibilmente visto che le stavo sullo stomaco per vari atti sconsiderati di vandalismo che avevo compiuto in passato.
Il giorno successivo quando passai di lì uno che sembrava il bulletto capobranco galletto del pollaio mi disse : "Non romperci più i coglioni, lo sappiamo che sei il matto che fa la quarta e si veste come se fosse carnevale tutto l'anno".
Mi voltai di scatto, tirai fuori la pistola in un lampo, gliela puntai bruscamente sotto la gola, premendo la canna d'acciaio contro la pelle e dicendo con voce roca:
"Entro la prossima luna io avrò il tuo scalpo".
Ci fu un silenzio generale, credevano fosse vera.
La puntai verso il soffitto, tirai il grilletto, fece click, feci un sorriso.
Scoppiarono tutti a ridere, anche il galletto che disse:
"Ma sei proprio completamente pazzo."
"Si sono un pazzo, ma lo so e lo faccio per divertirmi, invece voi che ve ne siete accorti dopo giorni e credevate fossi un insegnante siete dei ritardati mentali".
Smisero di ridere, tutti.
Rimisi la pistola nella tasca interna del giaccone e andai verso la mia aula, con la consapevolezza che ormai ero come un treno spento quando va avanti per inerzia su un binario morto.
Quelle sarebbero state le ultime settimane di scuola.




venerdì 24 luglio 2015

463 - NOTTATE MISANTROPE

Sono pieno di sonno, vado a letto che c'è ancora luce.
Poi mi sveglierò in piena notte e andrò al bar a bere un caffè, ma il bar sarà già chiuso, però a me fregherà una sega poiché il caffè non mi piace; quindi tornerò a casa e mi farò un tè verde guardando la tv e ridendo con le pubblicità delle telefonate erotiche.
Quando l'effetto comico sarà scemato cercherò un qualche vecchio film o spegnerò e leggerò qualcosa ascoltando rock dalla radio o da qualche disco.
Alle prime luci dell'alba uscirò mentre il cane, il gatto e la tartaruga mi verranno incontro per farmi festa, darò loro da mangiare e annaffierò a lungo le piante attorno a casa.
In quel momento di solito sto bene, con l'aria fresca del mattino e nessuno all'orizzonte.
Poi mi collegherò a internet, e a chi mi chiederà dove sono stato per fare bella figura dirò sono stato a mignotte tutta la notte.
Mentre quando ci vado veramente dico che sono stato a casa, spesso non mi capisco bene nemmeno io, penso sia perché odio essere prevedibile o anche ancora di più odio chi vuole sapere i miei interessi e non si fa un pacchetto di cazzi suoi.

462 - LA TV DEI REGAZZI

Mio nonno raccontava che c'era una volta una vecchia osteria in cui non c'era il bagno, si usciva per fare i bisogni tra l'erba.
In una notte molto piovosa un ubriaco per non uscire dall'osteria e bagnarsi andò a nascondersi nello stanzino dove l'oste teneva il vino e ci cagò.
L'oste se ne accorse quasi subito, allora prese il cappello dalla testa dell'ubriaco, andò a raccogliere la merda con l'interno del cappello, tornò dall'ubriaco, glielo rimise in testa calcandoglielo fin sulla fronte, poi lo spinse sulla porta e prendendolo a calci in culo lo butto fuori, sotto la pioggia scrosciante che faceva colare la merda dal cappello.
Ci raccontava storie così quando eravamo bambini mio nonno; noi bambini seduti sul muretto di recinzione sotto un enorme salice piangente, come ad assistere a uno spettacolo lo ascoltavamo e ridevamo come pazzi, mentre lui in piedi di fronte a noi con l'immancabile sigaretta tra le dita giallastre fumava, raccontava, imprecava, scatarrava, sputava e bestemmiava.
Guardavamo poco la televisione, a quei tempi c'erano solo due canali Rai, perciò era mio nonno che faceva la tv dei ragazzi, era lui la nostra Cristina d'Avena.

461 - Vianello e Tiozza

Avevo trovato morto Vianello, il mio pesce rosso preferito.
La sera avevo guardato ed era bello svelto, alla mattina invece ho trovato un defunto.
Probabilmente la causa è che gli avevo dato del mangime con dei grumi, non è stato mangiato tutto, i grumi sono scesi sul fondo e col caldo hanno fatto un inquinamento superiore alla norma che gli è stato fatale. L'acqua inquinata è nella maggioranza dei casi la causa di morte dei pesci allevati, quando si vede che mangiano poco e stanno sempre in superficie a boccheggiare, o peggio hanno delle chiazze rosso sangue sulla fronte, bisogna immediatamente metterli in acqua pulita, per salvarli; ma con lui mi sono fregato perché è successo durante le notte.
Mi dispiaceva perché mi salutava al mattino agitandosi nella vaschetta che voleva mangiare, se sistemavo la vaschetta si lasciava accarezzare, si accorgeva di me anche se passavo in lontananza.
C'era un altro pesce che era da 5 anni con lui, si chiamava Tiozza, era femmina, sua moglie.
Dopo la morte del marito Vianello stava senza mangiare, ferma in un angolo, appariva triste; invece quando c'era il marito lo seguiva sempre, mangiava, stava bene.
Allora ho pensato che stesse meglio in compagnia e sono andato a comprarne un paio di pesci piccoli. Li ho messi con lei ma non è cambiato il suo atteggiamento, mangiava ancora poco, e a distanza di dieci giorni da Vianello ho trovato morta anche sua moglie Tiozza, deve essere stato il dispiacere.
Io non sopportavo tenere dei pesci rossi, me li hanno regalati e volevo buttarli nel canale, ma mi hanno detto che muoiono subito essendo pesci d'allevamento, allora ho chiesto se qualcuno li voleva, li regalavo, ma nessuno li ha voluti, per cui mi è toccato tenerli.
Qualsiasi animale in cattività mi fa tristezza, pure un pesce.
Vedo tanti animalisti e vegetariani che invece se ne fregano invece dei pesci, magari si mangiano pure l'aragosta che viene bollita viva tra atroci sofferenze.
Andavo a pescare da ragazzino, ma poi già a infilare il verme mi pareva una crudeltà, pensavo che tu sei lì e ti fai tranquillo la tua vita da verme, arriva un gigante, ti prende e ti infila un gancio che trapassa il corpo, poi ti butta in acqua mentre ti agiti dal dolore.
Arriva il pesce che anche lui è lì che si fa i suoi interessi senza infastidire nessuno, ha fame, si mangia il verme che finisce di soffrire ma cominciano i guai per il pesce, si ritrova con la bocca trapassata da un gancio d'acciaio, viene sollevato in un ambiente estraneo e gettato nel contenitore dei pesci pescati ad agonizzare.
Ho smesso di pescare.
Magari a sfondare di pugni e calci uno che mi dà fastidio ci metto un attimo, ad aprirlo con una coltellata se mi minaccia ci metto un centesimo di secondo, ma mi dispiace infilzare un verme. Sapete il perché?
Perché il verme non mi ha rotto il cazzo.
Se uno non mi dà fastidio non gli farei mai del male, anche se è uno scarabeo stercorario, un verme o un religioso, basta solo che non mi diano fastidio.

giovedì 23 luglio 2015

460 - REGOLE

Mediamente
un vecchio è una merda secca
un grassone è un sacco d'immondizia
una ragazza madre è un paio di mutande sporche
un disoccupato è una scatarrata
un profugo clandestino è una scorreggia
per la persona media.

Mentre
tutti quelli dentro le regole di mercato sono
da riverire e rispettare
e ci si deve unire a loro
per creare un'uguaglianza
e chiudere fuori i diversi.

Per quello io odio i gruppi
anche quelli che si pensano alternativi
sono basati sull'omologazione a regole.

Amo solo i cani sciolti
indipendenti, imprevedibili
che quando meno se lo aspetta
azzannano alla gola
la persona media
con le sue merdose regole.


459 - i rifiuti della società

"Una merda di maiale in un secchio vale più di un vecchio".
Lo hanno detto ieri sera al telegiornale principale
durante l'approfondimento sull'economia.
Ma un esperto ci ha spiegato che è una regola che vale
solamente quando il vecchio è povero,
se è ricco diventa interessante e affascinante
ed è giusto così
perché i poveri fanno cagare il prossimo
già da giovani
figuriamoci da vecchi.
Grazie a Dio
e a chi ci frega a nome suo
siamo in una meravigliosa società
che farà
tutti belli, sani, giovani e vincenti
con tanti soldi per pochi
con tante promesse per tutti,
e soprattutto senza alcun dissenso.
L'unico problema sarà lo smaltimento dei rifiuti,
anziani compresi (solo se indigenti).

mercoledì 15 luglio 2015

458 - LE FERIE NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO

Tristi estati filoamericane
di uomini di latta
in fila per partire
verso avventurosi viaggi negli autogrill.

Patetici fermacarte umani
si sentono liberi
si atteggiano a rivoltosi
si devono divertire
obbligatoriamente
durante le brevi vacanze organizzate
ore d'aria
con cibi naturali biologici
avvolti con plastica tossica
con cibi radioattivi corrosivi
confezionati ecologicamente
evidentemente
qualcuno si diverte molto
a prendere per il culo
gli schiavi agonizzanti
mentre applaudono entusiasti
implorando un qualsiasi bis
che consenta di illudersi
ancora un altro po'
di non essere quel che si è.

Le parole pietre tombali
con le constatazioni rassegnate
del tanto funzionano così le cose
sono esilaranti
per chi si gode lo spettacolo
e i profitti
delle vite agonizzanti.

Buone vacanze.

Per fortuna non ci sono mai quando vi divertite.


sabato 27 giugno 2015

457 - CHE FARSENE DEI POETI?

Un poeta nell'era digitale
vale come lo sputo di un ubriaco sul marciapiede.

Ma per lui la poesia è tutto
quello che ha e che può dare
è così
e così rimarrà
anche se la folla sulle poesie ci piscia sopra,
anche se la pubblicità ci cancella tutti,
anche se i morti ormai ci fanno ridere,
anche se la sensibilità serve solo negli slogan
per vendere profilattici.

Un poeta resta poeta
per non essere un altro
qualsiasi qualunque.

giovedì 25 giugno 2015

456 - LOGORAZZISMO

D'estate mi metto quasi sempre le magliette polo, quelle di cotone traforato e col colletto. Si sta più freschi che con le magliette di cotone liscio, mi piace la forma che hanno, come mi stanno e poi mi sono abituato così.
Il problema è quel loghetto del cazzo che ci attaccano, se posso lo tolgo, mi prendo le forbicine da unghie e taglio i fili che tengono attaccato il logo; anche da ragazzino facevo così, ricordo una volta che mi avevano regalato una Lacoste col suo coccodrillo e l'ho tolto.
Quella che me l'aveva regalata mi disse: "Ma non ti metti mai la maglietta che ti ho regalato e assomiglia a quella lì."
"Ma è questa qui! Ho solo tolto il coccodrillo perché mi stava sul cazzo."
Tilt mentale, occhi sbalorditi: "Ma come? Perché ti stava sul cazzo il coccodrillo? Ma se gli altri se la prendono apposta per averlo? Proprio non ti capisco, sei strano."
E io: "Anch'io trovo strani e non capisco gli imbecilli che se non girano col marchio in vista stanno male."
Ora ricamano i loghi che se li togli fai il buco nella polo, non si riesce quasi mai a toglierlo, devi girare col tuo marchietto. Ma girando ti accorgi che diventano simboli di appartenenza, servono per catalogarti, per creare caste umane.
Se hai un coccodrillo Lacoste sei visto bene dall'élite di sinistra, va bene per figli di buona famiglia, insegnanti, politici, giornalisti.
Se hai un alloro Fred Perry allora vai bene per l'élite rockettara, che si crede trasgressiva ed ama particolarmente il rock inglese, la birra, e il bancomat.
Se hai il giocatore di polo Ralph Lauren sei ok per sembrare un benestante, un po' filoamericano e anche a destra ti apprezzano.
E così via per i vari marchi che costano molto più della media, perché con i soldi per comprartene una di queste succitate te ne compri due o tre buone, di una marca sportiva meno prestigiosa; o anche 6 o 7 se come me vai a rovistare nel cesto delle offerte nei supermarket e durante le svendite.
Ne ho una col giocatore di polo originale Lauren che era vecchia e non andava più bene a un mio parente più grosso di me, voleva gettarla negli stracci, mi ha chiesto se la voglio, me la sono fatta dare e mi va perfetta, sembra fatta su misura, è di un colore giallino e non si nota che è scolorita.
A volte la metto e mi accorgo che se vado in un ufficio o in banca mi guardano con più benevolenza e stima di quando vado con una che ho preso dai cinesi senza marchio; anche loro impiegati hanno quasi sempre un marchio prestigioso in evidenza sulla camicia, sul maglioncino e sulla polo, pensano di essere più prestigiosi così, invece a me sembrano più stronzi di quel che sono.
In certi ambienti sono proprio maniaci, guardano subito il marchio per classificarti col loro logorazzismo.
Un periodo andavo spesso per lavoro in un ufficio che sotto aveva un negozio di abbigliamento di marche di lusso, aveva i prezzi più alti di ogni altro negozio d''abbigliamento che ci fosse, una camicia costava minimo sui 200 euro, un paio di calzoni idem, le polo erano a 150 euro o più, avevano marchi che manco li conoscevo, Kenzo ricordo, ed era uno di quelli che costavano meno. Pure nell'ufficio di sopra in cui andavo erano maniaci del vestire firmato, tutti marchiati Dolce e Gabbana, Armani, o andavano al negozio di abbigliamento lussuoso sotto a prendersi da vestire.
In quel periodo mi ero preso tre polo per 5 euro cadauna al mercato, erano fatte bene ma avevano scritto una stronzata come marchio, orso profeta c'era scritto, quando andai indossando una di quelle polo in quell'ufficio a portare le carte di lavoro mi guardarono come se mi avessero cagato sul petto, di solito ne sono felice di dare fastidio alla gente ma quella volta provai un senso di imbarazzo, perché piaceva poco pure a me circolare con quella scritta sulla polo.
Qualche giorno dopo vidi mia mamma che stava cucendo dei cerchietti concentrici di colori diversi in cotone grosso per farsi delle presine, sembravano dei piccoli bersagli, mi venne l'idea, le chiesi se mi attaccava un cerchietto sul marchio delle polo che avevo preso, così me li mise a coprire il logo di tutte e tre le polo, che non si vedeva più quella scritta idiota.
Quando tornai in quell'ufficio di fanatici modaioli vidi che guardavano fissandolo il cerchietto variopinto, arrovellandosi il cervello non capendo di che marca fosse la polo, poi quando sono uscito passando davanti al negozio di abbigliamento sottostante c'era il proprietario dentro la vetrina che stava sistemando i nuovi arrivi, mi fermai a guardare per curiosità quello che stava mettendo in vetrina, lui vedendomi si mise a fissarmi con volto perplesso il marchio della polo, non capendo di che marca fosse, "Un nuovo logo che non conosco!" avrà pensato.
Mentre mi allontanavo lo vedevo ancora con il viso a punto di domanda.



455 - LA STORIA DI PENTOLONE

Pentolone, un tipo grande e obeso, col viso sempre rosso e un piumino blu scolorito nonché sformato che toglieva solo in piena estate, rideva e cantava sempre, sembrava fosse ubriaco invece era così di natura.
Lo chiamavano Pentolone perché mangiava in fretta, si riempiva e svuotava velocemente come una pentola, aspirava in un attimo il cibo e girava voce che poi defecava quello che aveva mangiato quasi come era, che si vedeva ancora la forma.
Raccontavano che una volta, anni 80, era andato con amici in una elegante discoteca della zona frequentata da fighetti, mentre era lì gli venne da defecare ma in bagno si accorse che le toilette erano occupate, c'erano solo gli orinatoi a muro liberi, gli scappava, così si tirò giù i calzoni e defecò in un orinatoio, si pulì con le salviette di carta e se ne uscì, subito dopo entrò un tipo curato e vestito di nero dark new wave, pallido, magro, col ciuffo, si avvicinò all'orinatoio senza farci caso, quando all'improvviso vide la massa di spaghetti e merda cagati dentro l'orinatoio indietreggiò inorridito...e svenne, cadendo di schiena sul pavimento del cesso, dovettero venire i buttafuori e portarlo fuori a riprendersi dallo shock.
Ivan, un criminale della malavita locale sempre vestito elegante e di marca. cocainomane, fanatico di palestra e cattivo come una merda, sapendo che Pentolone viveva con gli anziani genitori che avevano da parte un certo gruzzoletto, dopo una vita di lavoro, riuscì a convincerlo a fare una società con lui, così con la società a Pentolone intestava le cambiali e Ivan si intestava gli assegni, Pentolone doveva scaricare i camion e l'altro stava in ufficio a fare un cazzo o trombarsi qualche malcapitata segretaria.
Ogni tanto Pentolone si lamentava per questo, allora Ivan gli dava una ripassata di botte, aiutandosi anche con una spranga di ferro, a volte lo fece finire in ospedale, una volta pisciava sangue dai calci che si era preso nella schiena.
Diceva al pronto soccorso che era caduto dal camion o che si era fatto male lavorando, altrimenti ne prendeva ancora di più o finiva seppellito.
Poi la società cominciò ad andare male, Ivan si tolse imboscandosi i soldi e lasciò fallire Pentolone; come liquidazione per le sue lamentele gli diede una scarica di botte megagalattica, lo ritrovarono alla sera incapace di muoversi e col viso fracassato i suoi anziani genitori, che vennero a cercarlo preoccupati perché non era tornato a cena. Non volle denunciarlo per paura che finisse peggio.
Pentolone fallì con la società.
Ivan a forza di farsi cominciò a delirare, vedeva poliziotti dappertutto, aveva paranoie che lo volessero uccidere, lo ricoverarono, finì in una comunità mezzo rincoglionito.
Pentolone finì in miseria, viveva mantenuto dalla pensione dei genitori, ma incontrò una biondina timida e a lei Pentolone piaceva, diceva che non le importava se fosse brutto, ma lo apprezzava perché era buono e simpatico, si fidanzarono, lei era piena di soldi e lui trovò lavoro nella ditta di suo suocero, fecero famiglia, ebbero dei figli.
Ora Pentolone sta bene, e dicono che mangia più lentamente, così non defeca più le sue orripilanti merde scioccanti.