mercoledì 27 novembre 2013

310 - ECONOMIA REALE

ECONOMIA REALE

Ho visto un'inaugurazione di un negozio di stereo hi-fi, c'era il rinfresco subito pieno di anziani che si ingozzavano come disperati riempiendosi anche tasche e borsette con i tramezzini e i pasticcini, senza alcuna vergogna, dopo poco è arrivata la gente per l'inaugurazione e non c'era più niente, i vecchi che c'erano se n'erano andati, non gliene fregava niente dell'inaugurazione, alcuni si sono allontanati su automobili nuove.
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Avevano fatto delle panchine lungo il fiume per sedersi, ma certi prima hanno fregato le viti, si vede che facevano comodo anche quelle, poi hanno fregato i travetti di legno delle panchine, ora ci sono solo i ferri, finché qualche genio della new economy non riuscirà a toglierli dalla base di cemento e venderli al ferrovecchio.
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C'era una dal tabaccaio davanti a me che conosco, erano pieni di soldi ma si sono mangiati tutto per vestiti firmati, auto di lusso, vacanze, ora è nelle case popolari ed è mantenuta dai servizi sociali: ha giocato 120 euro al lotto e preso quattro pacchetti di Marlboro gialle, ha pagato ed è uscita.
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Quando andavo alle superiori un amico ha cagato uno stronzo al cesso, non ha tirato l'acqua e ha infilato 50 lire in mezzo allo stronzo. 50 lire erano poca cosa tipo 20 centesimi adesso, alla fine delle lezioni è andato a vedere: lo stronzo c'era ancora, le 50 lire non c'erano più.
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Una volta da ragazzo sono andato con degli amici alla festa dell'unità all'ora di chiusura verso l'una di notte, avevamo fame ma eravamo senza soldi.
Entrando abbiamo visto che all'ingresso c'era in quel momento incustodita una scatola, con la bandiera rossa sopra, in cui avevano messo dei soldi in offerta quelli che erano entrati, in un lampo ne abbiamo prelevati parecchi e ce li siamo intascati, poi siamo andati allo stand in cui cucinavano per mangiare, stavano per chiudere e ci hanno chiesto loro se volevamo da mangiare e bere, perché erano salsicce già cotte, pastasciutta che avanzava nelle pentole, vino che restava dopo che avevano aperto le bottiglie, ci siamo riempiti e non ci hanno fatto pagare niente.
Allora all'uscita ho detto anche agli altri di rimettere i soldi che avevamo fregato dov'erano, lo abbiamo fatto tutti.
Gli organizzatori della festa hanno visto il gesto, erano felici e compiaciuti vedendo dei giovani così a modo, che dopo che avevano a loro offerto da mangiare e bere ricambiavano con generose offerte, entusiasti ci hanno ringraziato e salutato calorosamente.
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martedì 26 novembre 2013

309 - Sogni

Da bambino sognavo a occhi aperti
sognavo d'impiccarmi
e m'immaginavo la scena
quando mi ritrovavano
i discorsi, i gesti, le facce
mi divertiva molto
poi pensavo e mi svegliavo
capivo che mi erano tutti estranei
che era stupido e inutile impiccarsi
ero già inesistente per loro.

Sei morto dalla nascita per gli altri
mentre quello che sei veramente
lo sai solo tu.

lunedì 18 novembre 2013

308 - Non chiederti chi sei

Hai mai visto un morto?
Guardandoti allo specchio ne vedrai uno
con una faccia fissa e stanca
che ti guarda chiedendoti chi sei
e tu ti risponderai che non lo conosci
ti chiederai dov'è finito quello visto prima
lo conoscevi, ti eri abituato
ci avevi preso confidenza.
Invece non c'è più.
Tutto scorre
scappa via, sfugge
come l'acqua del ruscello
che va nel fiume
che va nel mare
e con le mani l'afferri per fermarla
ma è solo un momento
che va via
e tu quel momento l'hai perso
cercando di fermarlo.
Il tempo fa il suo corso
lascialo andare
fatti i cazzi tuoi
con le tue facce nuove
sempre più vecchie.


venerdì 15 novembre 2013

307 - Eroe nell'eroina

Inebriato dai sogni
il pistone preme
nella testa
la miscela esplode.
Funzioni, vai, fai
sempre nuove esplosioni
spingono oltre i limiti
sempre nuovo carburante
corsa continua
moto perpetuo
sognando le immagini di un paradiso
che un giorno ti spegnerà
come una sigaretta contro il muro
nella sala d'attesa del Sert.
Se vivi un attimo
muori il successivo
e risorgi il seguente
o anche no.
Quando l'importante è solo fuggire
da ogni forma di vita
ti incontrerai
con ogni forma di morte.
E se sopravvivendo ti ritroverai
specchiandoti negli occhi di tuo padre
capirai che hai perso
quello che eri.



giovedì 14 novembre 2013

306 - Saluto definitivo

Domani sarà il tuo giorno fortunato amico
ti inculeranno con oggetti vari in acciaio inox 18/10
tu dovrai solo annuire e fingere che ti piaccia
così sarai assunto con un contratto definitivo.
Quando ti sveglierai alla mattina ringrazierai il tuo padrone
per la sua benevolenza nell'averti dato un lavoro
non soffrirai fame, sete, freddo e pulci
come gli altri che sono rimasti senza padrone
e vengono pure picchiati se sono di razze che piacciono poco.
Starai sempre buono e obbediente agli ordini
così un giorno andrai in pensione
e potrai finalmente goderti la vita:
con una dentiera tremolante in bocca
con un pannolone pieno di merda e piscio
con i genitali  atrofizzati
farai gite
vedrai posti nuovi, anche se li hai già visti, grazie alla demenza senile
andrai al teatro ad addormentarti con la replica di Tootsie
e ti lamenterai dei giovani che si ribellano
perché non vogliono sacrificarsi per fare una vita sicura
e merdosa come la tua.
Io mi complimento per la tua vita tranquilla  e morigerata
e ti saluto dicendoti solo una cosa:
se morivi prima di nascere stavamo tutti meglio.
Va pure all'inferno vecchio sacco di merda secca,
adios amigo.


mercoledì 13 novembre 2013

305 - Pioggia di sperma (racconto breve)

Pioveva sperma sul piazzale del municipio, il segaiolo folle col cappuccio nero si era arrampicato nudo sulla torretta dell'orologio e continuava a masturbarsi ogni ora, quando l'orologio del municipio suonava l'ora lui cominciava una nuova sega.
La gente accorsa a vedere si teneva lontana, a distanza antisperma, i vigili urbani capitanati dal sindaco in persona stavano per salire a prenderlo per la scaletta che porta alla torretta, per porre fine a quello scandalo.
Ma appena iniziarono a salire vennero raggiunti da una pisciata dall'alto, il folle segaiolo urlava che se salivano si sarebbe buttato giù.
Si fermarono, fradici di piscio, li aveva centrati alla grande.
Il sindaco furioso per quel degrado della sua immagine pubblica tanto faticosamente costruita, asciugandosi con un fazzolettino di carta  i capelli bagnati di urina , disse al capo dei vigili di andare a prendere il fucile per addormentare gli animali che avevano in dotazione, intanto decise che bisognava farlo parlare, per capire cosa voleva e per distrarlo dai sui insani propositi.
Il sindaco salì con un megafono nel cesto dell'autogru comunale che usavano per mettere gli striscioni e sistemare i lampioni, e si fece portare sotto la torretta dell'orologio,  lo alzarono a tutta altezza, arrivava quasi al livello del segaiolo folle, un paio di metri più in basso.
Con il magafono cominciò a parlargli: "Dimmi chi sei e cosa vuoi, sono il sindaco e sono qui per farti ottenere quello che vuoi".
"Mavaffanculo sindaco di merda, faccia da cazzo, va via che mi fai schifo".
"Ma perché dici così? Sono un uomo che lavora, al servizio della cittadinanza, quindi anche al tuo servizio, dimmi cosa vuoi e vedrai che faccio il possibile per soddisfarti"
"Veramente sindaco di merda sei al mio servizio,? Allora sali su e succhiami il cazzo, che ho il polso che comincia a farmi male".
Il sindaco imbarazzato cercò di ostentare sicurezza e prontezza di riflessi:
 "Mi dispiace, non sono gay, dimmi le tue richieste seriamente e vedrai che cerco di accontentarti"
"Senti sindaco di merda: o vieni su e mi succhi il cazzo o mi butto giù così farai una figura che ti rovinerà la carriera politica"
Il sindaco vedendo il comandante dei vigili col fucile carico di sonnifero dal lato opposto che prendeva la mira, gli fece segno di tirare, ma il folle vide il gesto, si gettò dalla torretta dentro la cesta dell'autogrù e cadde alle spalle del sindaco, il comandante fidandosi della sua mira puntò nuovamente e sparò.
Il sonnifero colpì il sindaco che prima di addormentarsi urlo qualcosa verso il comandante, la stampa le descrisse come parole senza senso di un uomo che stava perdendo conoscenza e le riportò così:
"Portodio, tesca di caso, sei un pezzo di merla, desicente, credino, idioma".
Quando il sindaco fu completamente addormentato il folle se lo caricò sulle spalle, prese il megafono, usci dalla cesta dll'autogru andando sul cornicione del municipio  alla stessa altezza  e risalì sulla torretta.
Spogliò nudo il sindaco, lo appoggiò a 90 gradi alla ringhiera esterna e col megafono disse:
"Ora, invece di farmi una sega, ogni ora inculerò il sindaco, se volete farmi smettere dovete portarmi un milione di euro e un elicottero che mi porti all'estero".
Il comandante dei vigili vista la situazione d'emergenza decise di intervenire con i suoi metodi.
Prese la pistola d'ordinanza, prese bene la mira e sparò.
Il proiettile fece apparire del rosso sul culo nudo del sindaco addormentato.
Riprese meglio la mira, questa volta fu l'apparato genitale del sindaco ad andare a pezzi con mille schizzi di pelle/carne/sangue.
Il comandante decise allora di riporre la pistola, ma vide che le sue pallottole avevano ottenuto l'effetto di far sparire il segaiolo folle, non si vedeva più, forse si era calato dal retro della torretta, ordinò subito di bloccare tutte le uscite e di circondare il palazzo.
Salirono a recuperare il sindaco e lo portarono in ospedale d'urgenza.
Il segaiolo folle non fu trovato, col cappuccio nero nessuno aveva visto il suo volto, diffusero degli identikit del suo corpo con le caratteristiche fisiche e del pene, le ricerche furono coordinate del sindaco in persona, nonostante fosse convalescente volle subito tornare al suo lavoro, per recuperare il danno d'immagine avuto, dando un'impressione d'efficienza.
Il comandante dei vigili venne licenziato.
Il segaiolo folle non venne mai trovato.
Il sindaco non venne più rieletto, la sua immagine nonostante l'alacre impegno ne risultò danneggiata, un sindaco castrato e col culo bucato non lo voleva nessuno; gli elettori desiderano votare per persone che abbiano un'immagine esteriore perfetta, devono vedere nel politico un eroe con cui sognare giorni migliori anche se li prende palesemente per i fondelli,  l'illusione che viene creata supera la realtà.




lunedì 11 novembre 2013

304 - Fantasmi

Negli ultimi anni 70 ci trovavamo alla sera in una radio libera di paese in cui alcuni di noi parlavano ai microfoni mentre altri, tra cui io, ascoltavano i dischi scegliendo le canzoni da mettere in trasmissione.
Quando  uscivamo dalla radio andavamo con una vecchia Fiat 850 a gironzolare per il paese nostro e in quelli vicini, in piena notte.
Una notte d'estate siamo capitati davanti al cimitero e uno è sceso a pisciare, è tornato dicendo che si sentivano delle voci da dentro il cimitero, gli davamo del pazzo e che se le immaginasse.
Siamo scesi tutti e si sentivano veramente, tutti e cinque che eravamo sentivamo due persone parlare di continuo ma non si capiva una parola di quello che dicevano, era una lingua che nessuno di noi capiva o conosceva,.
Disse il pisciatore che forse col suo pisciare sulle mura sacre del cimitero aveva commesso un sacrilegio, svegliando dal sonno eterno i morti.
Siamo tornati in radio e abbiamo preso un registratore portatile, quindi siamo riandati con quello a registrare, le voci c'erano ancora, erano forti e distinte più di prima ma non si capiva ugualmente una parola, continuavano a parlare continuamente, senza mai fermarsi.
Abbiam registrato per diversi minuti, poi ritornati in radio abbiamo ascoltato il nastro registrato, però non si sentiva niente, solo un fruscio veniva dagli altoparlanti per quanto alzassimo il volume.
Alcuni hanno cominciato a dire che forse era stata un'allucinazione collettiva, mentre io sostenevo che fossero due stranieri che erano andati a dormire in cimitero e che stessero parlando tra di loro ubriachi e non si sentiva perché eravamo  troppo lontani col microfono.
Però ci rendemmo tutti conto che ora ci avrebbero preso per il culo gli altri della radio che prima ci avevano visti andare via a registrare, soprattutto c'era uno che era scettico, era più vecchio di noi, sui trent'anni e veniva lì essenzialmente per chiamare per ore a scrocco col telefono della radio la sua fidanzata che era andata a studiare all'università, si mandavano i baci con ti amo, mi manchi, amore, tesoro ecc, tanto che il proprietario della radio accortosi della megabolletta che era arrivata aveva messo un lucchetto sulla griglia girevole del telefono, così si poteva solo ricevere le telefonate senza chiamare, da allora lui veniva più raramente.
Quella notte c'era, ma in quel momento era in un'altra camera, allora io e un altro abbiamo avuto un'idea, ci siamo messi molto distanti dal registratore mentre gli altri hanno acceso la registrazione e noi tenendo le mani a cono sulla bocca con voci falsate, alternandoci uno faceva l'ululato "Uuuuuuhuuuuh" e l'alltro diceva le frasi: "Maledetto scroccone di merda", "Imbecille", "Demente", "Testa di cazzo", "Hai finito di telefonare a scrocco", "Scemo", "Vaffanculo tu e i mortacci tuoi", "Hai rotto i coglioni idiota".
Poi quando è arrivato nella sala in cui eravamo e ci ha chiesto se avevamo registrato le voci del cimitero gli abbiamo fatto ascoltare il nastro con gli ululati nostri e le offese, si sentivano abbastanza chiaramente le parole che dicevamo,.
Lui serissimo e pallido in volto ha ascoltato, quando è finita la registrazione ha detto:
"Veramente impressionante, mi ha fatto venire la pelle d'oca."
Si è alzato dalla sedia, ci ha salutato ed è andato via.
Da quella volta non è più venuto in radio.
Mentre noi abbiamo riso per settimane.


sabato 9 novembre 2013

303 - Favola di strada statale (racconto per adulti dallo stomaco forte)

C'era una volta un camionista che si chiamava all'anagrafe Giacomo, ma essendo grande, grosso, tatuato e pelato assunse un nome più grintoso, lo chiamavano tutti Jack.
Una sera Jack andava veloce lungo la statale col suo tir quando vide una prostituta bella e bionda, frenò di colpo, lo stridere dei freni fece spaventare la signorina e quando lui le chiese:
" Sali?"
Lei rispose:
"Vaffanculo testa di cazzo, per poco non mi fai cagare addosso dallo spavento, è maniera di frenare? Brutto imbecille, figlio di troia, hai la sborra nel cervello?"
"Sì, continua, offendimi, mi eccito ancor di più. Mi piacerebbe anche che quella merda che non ti sei cagata addosso me la cagassi addosso a me."
"Sgancia cento euro e ti cago addosso, deficiente."
Jack prese il portafoglio e le diede i cento euro, lei lo invitò a scendere dal camion e a seguirla dietro il guard-rail. Lui spense il motore e la seguì, dietro il guard-rail c'era una collinetta di terra, ci si saliva e si scendeva subito in una piccola radura trasformata in discarica d'immondizie.
"Spogliati nudo e coricati, pezzo di demente."
Jack si spogliò e si distese sul terreno umido di liquami e sterco di topi, lei si tolse la minigonna ed era già senza mutande, si accovacciò su di lui come se fosse in un cesso modello turca, col culo all'altezza della pancia di lui, rivolto verso il suo viso.
"Me l'hai fatta venire dallo spavento, te la meriti tutta."
Prrraaaack.
Arrivò una cagata colitica liquida che lo spruzzò dai genitali alla pelata.
Jack cominciò a lamentarsi: "Ma no, volevo una merda solida, che fosse un gesto simbolico, non volevo questo schifo di merda liquida, dammi indietro i miei cento euro, non sono contento così, guarda che mi hai sporcato tutto di schizzi persino il viso e la testa."
"Senti faccia da merda i soldi me li tengo, se non sei contento rivolgiti all'unione dei consumatori e vaffanculo"
Lui la prese per un braccio: "Restituiscimi i soldi puttana!"
Si trovò un coltello a scatto piantato sotto la gola: "Ascolta bene cesso umano, prima ti faccio a pezzi io, poi vengono quelli che mi proteggono, ti danno fuoco e ti seppelliscono."
"Scusa, perdonami, non protesto più."
"Ecco bravo, ora visto che hai fatto lo stronzo e non mi è piaciuto il modo con cui mi hai chiamato puttana, mi pulisci il culo con la lingua e che sia più pulito di prima, altrimenti ti apro la gola."
Lui le leccò il culo sporco e glielo pulì a dovere, soffocando a fatica i conati di vomito che sentiva levarsi dallo stomaco.
"Togliti dai coglioni e non farti più vedere, mangiamerda!"
Si avvio mesto al camion nudo, con i vestiti sotto braccio, si pulì come meglio poteva con dei fazzolettini di carta, si rivestì e risalì sul camion.
Andò via.
Quando tornò al suo paese e da sua moglie si fece una buona doccia, si cambiò, alla sera uscì e trovò il suo migliore amico di sempre al bar.
Preso dalla voglia di raccontare l'esperienza Jack prese a parte l'amico e gli disse la storia ma in una versione sua, edulcorandola e dandole una parvenza di ricerca scientifica; disse che per curiosità voleva vedere un buco del culo femminile mentre caga, allora ha chiesto a una puttana di cagargli sul petto, lei gli ha fatto uno stronzo, erano nell'appartamento di lei, così dopo essersi fatto la doccia se ne è andato fresco e pulito nonché appagato della sua curiosità, raccomandò all'amico che la storia rimanesse solo tra loro due.
"Sai che di me puoi fidarti!" Disse l'amico. Jack, confortato e lusingato di questa amicizia, pagò da bere all'amico un paio di giri con costoso whisky di gran pregio.
Il giorno dopo quando andò a prendere il caffè al bar notò che gli altri avventori ridevano e scuotevano la testa, fece l'indifferente, si mise in un angolo a leggere il giornale sportivo, ma sentiva battute inequivocabili accompagnate da risate: "Sento puzza da merda oggi.", "Stamattina volevo fare un video col cellulare del mio culo mentre cagava uno stronzo e poi venderlo a qualcuno, magari ci faccio cento euro.", "Hai sentito che stasera in televisione c'è un documentario sui culi che cagano."
Uscì rabbioso dal bar e telefonò all'amico: "Ma lo sanno tutti, infame maledetto!"
L'amico negò, disse che sicuramente era stato qualcuno che li aveva ascoltati, lui non l'aveva detto a nessuno tranne che al barista stamattina, perché sapeva che era uno che non dice niente a nessuno.
Allora Jack rientrò in bar e andò dal barista, lo prese in parte e gli disse: "Ti spacco la faccia, hai detto a tutti quello che doveva restare tra noi."
Ma il barista giurò che non lo aveva detto a nessuno tranne che a Mario, il postino in pensione alcolizzato che da quando gli era morta la moglie stava sempre zitto e beveva, tanto non parlava mai con nessuno e aveva bisogno di storie divertenti per tenersi su di morale.
Jack andò da Mario ma era già ubriaco perso e come risposta ottenne un paio di fragorosi rutti, allora uscì dal bar, era più furioso di prima, ormai lo sapevano tutti, telefonò alla sua ditta di trasporti e chiese di essere trasferito sulle tratte estere, così stava via da quell'assurdo paese e ci sarebbe tornato raramente. Nel mentre pensava che uno non poteva neanche fare un esperimento scientifico, non poteva togliersi una curiosità che loro lo deridevano, così mortificavano la creatività, se un inventore fosse nato in questo schifoso paesino non avrebbe combinato niente, bloccavano la ricerca con le loro stupide derisioni.
Andò via a lavorare all'estero, ma dopo un mese dovette ricoverarsi in ospedale, gli diagnosticarono una epatite di tipo A da residui fecali, sua moglie lo disse ai vicini sostenendo che era a causa della cattiva igiene del ristoranti in cui mangiano i camionisti all'estero, ma i paesani fecero uno più uno e tirarono le somme, la merda della puttana se l'era mangiata, ora per tutti si chiamava Jack Mangiamerda Di Puttana.
Jack venne a saperlo dal suo migliore amico quando gli telefonò in ospedale, allora convinse la moglie che lei sarebbe stata meglio in città, così trovava tutto a disposizione invece che in paese dove c'erano solo pochi negozi, poi se nascevano dei figli avevano tutte le scuole sul posto senza farsi ore di corriera per raggiungerle stanchi e assonnati, era meglio per loro stare in città; lei ammirata di fronte a un uomo che pensava alle sue esigenze e a quelle dei futuri figli acconsentì.
Quando Jack lo dimisero comprò una appartamento di città con un mutuo e mise in vendita la casetta che aveva in paese.
Riuscì a vendere la casa, si adattarono bene in città ed ebbero 3 figli, due maschi e una femmina, passarono gli anni, i figli studiarono e fecero delle brillanti carriere, soprattutto la femmina che divenne una conduttrice televisiva famosa e apprezzata, quando i televisori si accendevano e lei presentava in tutta la nazione gli spettatori ammirati dicevano "Che brava che è ed è anche bellissima!"
Tutti dicevano così, tranne che nel vecchio paesino dove la frase la modificavano in: "Che brava che è ed è anche bellissima la figlia di Jack Mangiamerda Di Puttana!".
E tutti vissero felici e contenti.



venerdì 8 novembre 2013

302 - Innamorati in mare

Al mare, nelle scintillanti notti stellate
ci sono gli innamorati che si tengono per mano
e cagano in acqua
le onde sparigliano le feci
pezzi di sterco ballano sul bagnasciuga
mentre loro con le mani libere si puliscono il culo
e poi gettano la cacca in ogni direzione,
tutti gli innamorati puzzano
producono merda, sporcano tutto di merda
con quegli occhi da fessi, con quei discorsi da fessi
fanno schifo, a me l'amore fa vomitare
se una mi dice amore le vomito addosso
è ricatto, è ipocrisia, è interesse il legame d'amore
non voglio catene, non voglio palle al piede
non voglio occhi stupidi che mi guardano innamorati
voglio essere odiato o rispettato
disprezzato o apprezzato
per come sono io, dentro
io sono il mio pensiero
se mi entri nel pensiero
allora hai un cazzo di premio
e ti vorrò veramente bene
ma se non ti va così
e sogni romanticherie amorose
puoi sempre andartene affanculo
con sola andata
sulla statale 309.





300 - Ragioni in più per vivere

Quelli che conoscevi e sono morti
diventano delle ragioni in più per vivere,
li porti dentro facendoli vivere attraverso di te,
altrimenti quello che erano verrebbe dimenticato
e loro svanirebbero,
sarebbe come se non fossero mai esistiti.
Tutti quei momenti vissuti assieme,
le loro idee,
sono particelle in comune che si avevano
e che non vanno mai cancellate,
sono fondamentali nella costruzione
di tutti
noi.

domenica 3 novembre 2013

299 - Sbirrolino (racconto)

"Apra il baule e mi favorisca i documenti."
Lino, il piccolo malvoluto sbirro soprannominato nei peggiori bar Sbirrolino mi aveva fermato nuovamente.
"Non si apre il baule, la serratura si è rotta. Per accedere al baule bisogna tirare giù i sedili posteriori. Non capisco poi perché mi chiede i documenti, li ha visti anche ieri, non è il giornale in cui ci sono nuove notizie."
"Senta lei faccia poco lo spiritoso e mi favorisca i documenti se non vuole che la sbatta dentro. Non ho tempo da perdere."
"Appunto quello dicevo. Se non ha tempo da perdere mi domandavo perché ripete le cose fatte ieri. Comunque se ci tiene a vederli eccoli qua i documenti, uguali identici a ieri, hanno passato una notte tranquilla nel tepore del cruscotto."
"Lei se non la smette di fare le sue stupide battute fa una brutta fine, la avviso."
Con faccia seria, abbattuta, guardando a terra sto zitto tenendo il broncio.
Nervosamente Sbirrolino scrive i dati dei documenti, poi torna da me, chiede di vedere il baule avvicinandosi al retro dell'auto.
"Come le ho detto non si apre." E faccio vedere che tirando la maniglia non funziona, prova anche lui e non ci riesce ad aprire. "Abbassi i sedili allora." Apro una porta posteriore entro con le mani e tiro le levette abbassando i sedili posteriori, "Ecco guardi pure." dico, lui fa per entrare ma con i sedili abbassati non si entra bene, e non si vede niente, allora chiama il suo collega facendosi portare la pila, con quella guarda e vede che il baule è vuoto, cerca di allungarsi per vedere meglio ma la divisa si impiglia nei ganci dei sedili posteriori.
Innervosito si ritira, "Va bene, può andare, buongiorno."
"Ngiorno." Borbotto fingendomi ancora risentito.
Risalgo in auto e me ne vado, mi fermo al supermarket mezzo chilometro dopo, faccio la spesa, torno col carrello e apro il baule che era semplicemente chiuso a chiave, dicevo che non si apriva per un gioco con Sbirrolino a farlo dannare, ognuno a cui stava sul cazzo si inventava qualcosa per rompergli le palle. Sto mettendo dentro la roba e attraverso il vetro del portellone vedo arrivare Sbirrolino, chiudo immediatamente, apro la portiera posteriore e comincio a mettere la roba dentro sui sedili posteriori, lui passando guarda con sguardo soddisfatto, non avendo visto quando avevo aperto e vedendomi caricare la spesa fatta sui sedili ha accertato che è vero che il baule non funziona, si sente un grande detective.
Parto e arrivo nella piazza del paese dove trovo la solita compagnia d'intossicati, alcolizzati e fuori di testa variopinti.
Mi fermo e seduto in auto mi metto a parlare dal finestrino, una vede che ho fatto la spesa, "Hai birre?" si avvicina al finestrino e le vede sui sedili dietro, "Guarda quante birre!" arrivano degli altri, circondano la mia auto come zombie affamati che hanno visto la carne umana, battono sui vetri con i palmi delle mani, farebbero impressione se non sapessi quanto sono coglioni, e mi rompe pure il cazzo dare a loro le mie birre, comprate per tenermele in casa, potrei mandarli tutti affanculo che se lo meritano ampiamente ma mi dispiace perché spesso sono io a scrocco loro. "Ho fretta e devo andar via, ve ne do quattro e son pure troppe, ve le dividete in sette, fate le parti o giocatevele a poker."  ne strappo 4 dalla confezione gliele passo, loro aprono e le passano tra loro. Mario Tossico da lontano mi vede e si avvicina, mi dice "È da ieri mezzogiorno che non mangio, hai qualcosa da mangiare.", scendo, apro il baule e guardo, trovo le 5 confezioni da 20 pacchetti di cracker, gliene porgo una confezione intera , "Ho questi se vuoi.", lui li prende contento, apre subito e comincia a mangiarne, lasciando il baule aperto vado sui sedili posteriori e prendo una birra anche per Mario, mi guarda felice con  occhi stanchi, strafatti e malinconici da cane randagio, con la bocca piena di briciole di cracker sputazzandole mi dice "Grazie, sei un amico."
Ma nel mentre ripassa Sbirrolino col suo compare e si blocca frenando rumorosamente.
Scende di scatto dall'auto: "Allora funziona il baule, non era vero niente quello che dicevi!".
"Me lo ha appena aggiustato il mio amico che si intende d'auto." dico indicando Mario strafatto .
"Si intende d'autoradio." fa Sbirrolino.
Adesso era lui che faceva le battute. Gli dico:"Prima mi ha visto davanti al supermarket che mettevo la spesa sui sedili dietro, se avevo il portellone del baule che funzionava l'avrei messa nel baule, non le pare?"
Sbirrolino pare convinto ma guardando la parte di spesa che è nel baule mi dice: "E questa allora, perché è qui?"
"Stavo giusto passando nel baule la spesa adesso che posso accedervi, grazie a lui che me l'ha aggiustato, così è più sicuro viaggiare perché se si frena bruscamente gli oggetti possono finire verso i sedili anteriori e ostacolare la guida."
Sbirrolino guarda con sospetto, deve avere un sentore di ironia e presa per il culo dalle mie parole., con fare deciso va verso il mio baule, con un cenno chiama il suo collega:
"Diamo una controllata." e comincia a rovistare, sposta da una parte la spesa che c'è, solleva il tappetino e guarda la ruota di scorta, con l'altro suo collega la tira fuori, guardano nella custodia degli attrezzi.
"Potete contargli anche i peli del cazzo!" dice forte una voce alle loro spalle.
Sbirrolino si volta rosso furioso in volto: "Io vi sbatto tutti dentro, vi prendo a calci nei coglioni e vi arresto, cosa credete di fare i furbi con me? Capitate male!"
Un sonoro rutto da birra tuonò nell'aria.
Sbirrolino si mette a correre e prende per un braccio Maicol che stava guardando la scena appoggiato a un pino, "Sei stato tu!" "Ma non sono stato io, veniva dall'altra parte." e tutti quanti noi: "E' vero." , "L'ho sentito anch'io." "Veniva da quell'altra parte.", "Non è stato lui.".
Ognuno cominciò a dire cosa stava facendo e che il rutto distintamente partì dalla parte opposta di Maicol, al che il collega di Sbirrolino disse "Anche a me è parso venisse dall'altra parte."
Sbirrolino incazzato col collega "Potevi dirmelo subito, dove hai il cervello?" e si avvicina di corsa da quelli della altra parte "Chi è stato di voi? "
E tutti noi, dicevamo: "Veniva da dietro la siepe", "Sì veniva da più indietro.", "Qualche ragazzino avrà voluto fare uno scherzo, si è nascosto dietro la siepe e ha detto il potete contargli anche i peli del cazzo poi vi ha pure ruttato."
Sbirrolino si mette a correre fin dietro la siepe, vede dei ragazzini in lontananza che giocano a pallone, si avvicina di corsa seguito a distanza dal collega, si vede che si agita e i ragazzini scuotono le spalle dicendo che non sono stati loro, indicano degli anziani lì vicino che confermano che sono sempre stati lì.
Si sente la sirena dell'auto di Sbirrolino accendersi, un baccano infernale, torna di corsa incazzatissimo, la spegne tra le risate generali.
"Ve la faccio pagare a tutti. Sali su!" urla al collega.
Il collega alla guida con lui a fianco partono sgommando, arrivano all'incrocio e sta passando un furgone, frenano bruscamente sul ghiaino finendo col muso dell'auto fuori dalla riga dello stop, il furgone frena bruscamente e l'autista li manda affanculo.
Loro scendono, in risposta cominciano a chiedere i documenti e a perquisire il furgone.
Ora Sbirrolino ha qualcun altro con cui cercare di far valere la sua autorità, che penso non avrà mai finché si comporta con arroganza ed è estraneo all'ambiente in cui lavora.