sabato 26 ottobre 2013

298 - o le scorregge o il vento

Quando ogni tuo giorno sembra un nebbioso tramonto
quando ogni speranza svanisce al primo raggio di luce
quando i tuoi occhi nello specchio vedono il vuoto
ascolta con estrema attenzione alla sera
le scorregge di tua nonna addormentata davanti alla tv
è una sonata di pensieri morti
che predicono il tuo futuro
stagnante e fetente
finché stai in casa.
Esci, scappa,
non guardare indietro
non fermarti mai
corri verso i momenti persi
insegui i sogni sparsi
cogli ogni refolo di vento
corri sempre
e anche se il mondo ti schianterà
almeno un attimo avrai vissuto
sarai esistito.


mercoledì 23 ottobre 2013

297 - Un buon lavoro da prostituta

Grazie di essere venuta
per favore mi baci
e mi chieda come sto
poi la pago
regolarmente, in nero.
Io spesso mi sento solo
mangio solitario
a volte guardo il mio viso
che si specchia nelle posate
per controllare se esisto
poi esco, mi siedo davanti alla porta
guardando chi passa
vedo passare le posate
in cui mi ero specchiato
usate meglio dai nuovi proprietari
con sguardi taglienti
con gran facce di cazzo
con furia le usano
tentando di farmi a pezzi
guardandomi dall'alto in basso.
Ormai mi sono abituato
sono loro i padroni del mondo
e mangiano bene
con marmellata di chimica sterilizzata
con spremuta di budella degli schiavi
hanno la colazione dei campioni
poi con energia
via, a mietere sempre nuove vittime.
Ma a me in fondo vogliono bene
mi hanno dato un buon lavoro
da guardone passivo
devo menarmi l'uccello ogni giorno
al loro passaggio
eccitarmi e ammirarli
lodarli e difenderli
farò carriera se seguo le istruzioni.
Però mi sono accorto che non funziono
colpa mia
sono un ingranaggio fuori posto
ho abbandonato il meccanismo
poco dopo la mia nascita
e se ci rientro sarà l'attimo che precede
la mia morte.
Tutto questo non è una buona cosa
lo so
ma sono io
e la mia esistenza
sarà solo lungo i selvaggi confini
dell'inesistenza.



giovedì 10 ottobre 2013

296 - Una giornata spensierata

54 - UNA GIORNATA SPENSIERATA

Lunedì di settembre, mi alzo che è tardi, sono le 10 passate, mi lavo e mi vesto, mangio qualcosa, carico il cane in auto e passo a prendere il quotidiano da leggere, è pieno di gente il negozio, mi tocca aspettare per il giornale, alla fine riesco a prenderlo.
Salgo in auto e decido di fare un giro al mare, arrivo, ci sono ancora gli stabilimenti aperti che spaccano il cazzo se entro col cane, vado in quello più isolato e meno frequentato, scendo e c'è un altro cane libero che litiga col mio, allora carico il cane e vado più avanti ancora, dove c'è la pineta.
Penso di attraversare la pineta e andare nella spiaggia libera.
Prendo lo zaino, ci metto dentro un un paio di bottiglie d'acqua, dei cracker, asciugamani, telo spiaggia, il giornale e col cane a seguito m'incammino, ma il sentiero è strettissimo, lungo, non finisce mai, sembra d'essere in montagna con saliscendi e tronchi di pino che ostruiscono la strada, nel mentre mi viene in mente che proprio in quella zona a uno gli è caduta addosso una vipera da un ramo e l'ha morso al collo, l'hanno portato in ospedale e si è salvato per un pelo pubico, mi viene immediatamente la paranoia delle vipere, che ce ne siano, allora mi prendo un ramo da terra da usare come bastone per battere sul terreno che si percorre, ma becco un ramo pieno di merda verde che m'insozza una mano,.
Dopo parecchi minuti arrivo alle dune dove finisce la pineta e si accede alla spiaggia, il cane non c'è più dietro di me, torno indietro e lo trovo fermo, pieno di spini che non riesce a camminare e si lamenta, glieli tolgo con pazienza bucandomi varie volte le mani.
Prendo il cane in braccio e faccio la strada che rimane, intanto mi viene la nuova paranoia di prendermi delle infezioni con le mani sporche bucate dagli spini.
Arrivo in spiaggia libera, piena di rifiuti, vado in acqua a sciacquarmi, torno e noto diverse vespe che svolazzano tra i rifiuti, mi tolgo i calzoni e resto con i boxer arancioni, mi siedo su un tronco a leggere il giornale, ma sento un brusio incredibile , che aumenta, cazzo!
Le vespe sono attirate dall'arancione, mi vengono vicino, si appoggiano sui boxer. Le scaccio col giornale arrotolato ma si incazzano, tornano indietro minacciose, corro verso l'acqua, mi fermo sul bagnasciuga, le vespe rimangono lontane , ma ora è pieno di tafani, che cominciano a volare attorno, ad appoggiarsi, a pungere. Vado più avanti in mezzo all'acqua su di un'isoletta formata dal mare, sto qualche minuto tranquillo.
Però vedo uno fermo dove ho lasciato zaino e calzoni,  torno velocemente a vedere correndo indietro, lui intanto si allontana, controllo e non manca niente. Ritornano le vespe e qualche tafano.
Mi viene da urinare, c'è gente che passa, allora vado verso le dune vicino a  un cespuglio, me lo tiro fuori e comincio a  pisciare verso un grosso tronco marrone, ma vedo che si muove! Scopro che è un culturista superabbronzato che stava immobile a prendere il sole steso tra le dune, faccio l'indifferente pisciando verso l'altra direzione mentre sento che brontolando si alza e si allontana, noto che sarà un metro e sessanta di altezza per un quintale di peso, pelato, color marrone noce nazionale, e gli avanza di protestare se uno lo scambia per un tronco e gli piscia contro.
Torno alla mia postazione dove c'è il cane, si lamenta, i tafani beccano, le vespe ronzano ancora intorno.
Non ne posso più, decido di tornare a casa. Mi rivesto.
Appoggio il giornale ma quasi subito una folata di vento me lo sparpaglia per la spiaggia, inseguo i vari pezzi inseguito dalle vespe, riesco a recuperarlo, velocemente prendo zaino e col cane in braccio ritorno, ma passate le dune non trovo più il sentiero nella pineta da cui ero uscito, prendo a caso, però mi accorgo che non è la strada fatta, trovo una megacagata sul passaggio, la salto in lungo, ma ce n'è un’altra dopo, poi altre, ho preso la strada delle merde, facendo l'ennesimo salto in lungo della cagata con zaino e cane in braccio poggio male un piede e ho una storta alla caviglia, dolorante prendo un altro sentiero che mi pare possa essere più breve, invece peggioro la situazione, me ne accorgo dopo poco che sto facendo un giro larghissimo, dopo un paio di chilometri di sali e scendi , rami, rovi, tronchi da scavalcare, cane in braccio, sento finalmente che passano delle macchine, c'è la strada su cui ho parcheggiato, sbuco, ma sono quasi un chilometro più avanti.
Allora torno indietro sotto il sole, metto giù il cane che sono stanco a tenerlo in braccio ma va subito a finire in mezzo alla strada, lo riprendo, gli ordino di tenermi dietro, la fa per qualche metro poi rimane indietro, allora torno sui miei passi a riprenderlo, il sole è quello di mezzogiorno, picchia forte, col cane in braccio faccio le centinaia di metri che mancano alla macchina, passano macchine e mi guardano, uno fa i fanali, di lì a poco anche un'altro, che cazzo vogliono mi domando, poco dopo capisco che cazzo è la parola giusta, mi ricordo che qualche chilometro più avanti c'è una zona di ritrovo per gli omosessuali, vedendomi col cane bianco, piccolo e peloso che ho ereditato da mia mamma in braccio, e camminando sulla strada che sembra provenga da quella zona mi pigliano per un gay in cerca d'incontri, ma vedendo che non rispondo e non devo neanche avere un aspetto amichevole con i coglioni girati che ho, capiscono che aria tira e quindi proseguono.
Arrivo finalmente alla macchina che avevo parcheggiato all'ombra, ma il sole ha girato ed è rimasta sotto il sole, apro le portiere e una sbuffata d'aria infuocata m'investe, sembra un forno, apro tutti i finestrini non avendo l'aria condizionata, il cane si nasconde sotto la macchina, ha caldo e non vuole venire fuori anche se lo chiamo, mi chino per tirarlo fuori, passa una macchina di gay che vede il culo a 90 gradi con i calzoncini corti e mi suona, mi tiro su infuriato con i muscoli in tiro, loro in macchina hanno rallentato, guardano, vedono che sono arrabbiatissimo e accelerano subito andandosene. Finalmente recupero il cane, lo metto in macchina e parto, comincia ad ansimare dal caldo, allora accelero per rinfrescare l'auto ma due curve dopo freno di colpo che per poco non mi ammazzo, ho intravisto il furgoncino con l'autovelox dei vigili che è lì nascosto, stavo per beccarlo,  passo davanti e mi guardano storto avendo sentito la frenata, forse vedono lo sguardo da pazzo assassino con cui li ricambio e non fiatano, non mi fermano, si voltano.
Proseguo e arrivo al mio paese, mi fermo per aprire manualmente il vecchio cancello di casa, così mi schiaccio un dito con la leva d'apertura.
Passa in quel momento un conoscente in bicicletta e mi dice: "Tu sì che stai bene, ti diverti dalla mattina alla sera.".
Gli vomito una valanga di bestemmie e offese che lo fanno proseguire veloce e perplesso.


mercoledì 9 ottobre 2013

295 - Vecchio

Un giorno ho visto un vecchio malato di Alzheimer che si è cagato addosso per strada, si è calato pantaloni e mutande e guardava imprecando la merda con cui si era imbrattato.
Dei ragazzini hanno iniziato a tirargli dei sassi urlandogli: "Fai schifo", alcune donne scandalizzate sono corse in casa a chiamare i vigili, molti ridevano.
Sono arrivati i vigili e hanno chiamato un'ambulanza.
Il vecchio piangeva.
Era l'unico che non recitava in questa farsa.

domenica 6 ottobre 2013

294 - Rotolando

Si è bloccato il computer, non funziona più.
Lo spengo e mi metto a guardarlo, riflesso nello schermo vedo la mia faccia spaesata e mi deprimo. Non piango mai, neanche quando muore qualcuno, ma quando guardo a lungo la mia faccia mi vien quasi da piangere, non voglio essere qui dentro, vorrei essere ad animare qualcos'altro, un cane randagio o un orso bruno, piuttosto.
Mi chiedo il perché, che il mio aspetto mi mette così tanta tristezza.
Mi rispondo: per il fatto di aver perso il treno della vita, sono al tramonto senza aver vissuto nessuna alba.
Esco, decido di uscire, mi rilasso a fare un giro in macchina, vedo gente. Accendo il motore, esco dal garage in retromarcia e vorrei continuare la retromarcia, tornare indietro, sempre indietro fino a un punto che finalmente mi piace, ma finisco col paraurti contro il muro che recinta la proprietà, che recinta la vita.
Metto la prima e parto, entro nella strada, entro nella provinciale, entro nella statale, tra tonnellate di lamiere a cento all'ora, mi sento uno scemo, uno scemo qualunque, dentro una scatola di ferro, giro inutilmente, ora decido che vado verso il mare, in una giornata di vento freddo e pioggia è bello andare al mare.
La lunga strada per il mare si dipana tra alberi e campi coltivati, il tergicristallo mi terge i pensieri, non penso e sto un attimo sereno, la totale stupidità dona serenità.
Mi fermo, spengo il motore e mi avvio a piedi verso la spiaggia, pioviggina, col cappuccio in testa mi sembro un monaco che va verso un destino ignoto, un sentiero di lastre di cemento sulla sabbia mi accompagnano verso la spiaggia, nessuno neanche all'orizzonte, solo io che vado verso l'acqua, sento l'istinto di entrarci, di continuare a camminare finché possibile, poi di cominciare a nuotare finché possibile, poi di cominciare a vivere tra l'acqua finché possibile e fine.
Mi blocca un tappo di penna blu, sulla battigia, davanti ai miei piedi, strano e surreale in quel posto, "Senti chi parla!" penso che mi direbbe "Sei l'unico pirlone in circolazione con questo tempo", rido da solo, come uno scemo, come ogni pazzo col cazzo solitario.
Le gambe mi cedono, mi siedo sulla sabbia, il forte vento freddo bagnato mi colpisce ripetutamente il viso, come schiaffoni per riprendermi, appoggio la testa tra le ginocchia, fanculo tutto.
Mi alzo, la depressione mi prende spesso così, all'improvviso, basta un piatto rotto, una gomma bucata, una tapparella che si rompe, un'ennesima delusione e mi viene voglia di morire, è la goccia che fa traboccare il vaso, un vaso ignorato volutamente ma che dentro ce l'ho, pieno di sconfitte e di speranze morte.
Mi avvio a tornare verso la macchina, c'è freddo, ricomincia a piovere forte, io cammino lento, la pioggia che sbatte sul giubbotto di finta pelle, il suo ticchettio sul cappuccio, la faccia che si bagna, dentro un tutto triste e solitario, perfettamente così.
Mi sento meglio, mi sento uno stronzo, uno stronzo come gli altri che rotola verso un nulla, ma in fondo si attiene al suo compito, di essere stronzo e di rotolare senza pensarci troppo, altrimenti non saresti stronzo, altrimenti non rotoleresti lungo questo tragitto in cui sei stato cagato dal destino.
Salgo in macchina e guardo un proprietario di un ristorante che fuma solitario una sigaretta sotto il portico, ha una faccia più triste della mia, ha il ristorante aperto vuoto in una giornata di pioggia quando la stagione balneare è finita, evidente bisogno di soldi, c'è solo la sua Bmw nuova nera da 50mila euro davanti al ristorante e lui appoggiato alla colonna del portico con una faccia da funerale e da cambiali, gli passo davanti con la mia auto ammaccata da 500 euro e 219mila chilometri fatti, non mi guarda neanche, per la gente comune non esisto perché ho come un cartello enorme luminoso che si vede da lontano anche col maltempo con su scritto "Non ho soldi", respinge da me ogni persona interessata, è una garanzia di solitudine e di scarsa attività sessuale.
Il mondo è bello, è la gente che è quasi tutta fatta di merda, hanno aderito a questa civiltà schifosa, egoistica e idiota, e se non aderisci anche tu ti emarginano, ma appunto, chi cazzo se ne frega, sto meglio senza teste di minchia attorno, solo che quando mi si rompe qualcosa cado a pezzi anch'io, mi ci vuole un sorriso interiore per darmi un calcio nel culo e ributtarmi in tutto questo.
Accendo la vecchia autoradio dalle manopole rotte e mi trasporto assentandomi nei pensieri più distraenti.
Fuori da un concessionario vedo esposta una 128 berlina azzurro metallizzato come fosse nuova e rido, come un demente rido, che macchine assurde che facevano quando c'era una vita sensata, che macchine sensate fanno ora che viviamo una vita assurda.
E vedo le altre macchine sfrecciare veloci per le compere del sabato, tutti in coppia, solo io solo, ma loro hanno sguardi persi nei loro doveri, magari dentro quei corpi dagli sguardi già visti, dietro la loro prevedibile meschinità c'è ancora qualcosa di umano, che piange soffocato.
Siamo proprio stronzi, penso, rotoliamo verso il futuro come stronzi e rido.
Ma sì ridiamoci su, ridiamo per non piangere e per continuare, per poter assistere alla prossima puntata di questa avventura, sperando in un ruolo da protagonisti e non da spettatori guardoni passivi, è lì il vero problema.